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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Cose mai viste

Ghezzianamente: sezione dedicata al cinema d'autore, visioni d'avanguardia, poetiche, demiurgiche, provenienti da regioni disparate (spesso periferiche) del pianeta, che non vengono distribuite in Italia.

Kisses

Luigi Coluccio

«I met my love by the gas works wall/Dreamed a dream by the old canal/Kissed a girl by the factory wall/Dirty old town/Dirty old town.»
Non dirò mai a nessuno della prima volta che andai al cinema. Del buio, della prima luce – fiat lux, e fu la luce, e fu il mio nome. Una volta, una giovane artista disse di non riuscire a vedere un film per intero nel suo scorrimento, del suo dover alzarsi, andarsene e poi tornare. Perché, come sentiva Fassbinder, «i film liberano la testa», ma imprigionano il cuore. E non voglio, non posso, che grazie a quella luce le altre ombre presenti in sala vedano la testa libera, il cuore imprigionato e il vero volto.

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Of horses and men

Luca Romano

men-horses-729-620x349L'immagine di un uomo la si riconosce dal profilo, dai movimenti, dalle parole. L'immagine di un cavallo la si riconosce dal profilo, dai movimenti. Se l'uomo tace e se il cavallo si ferma, l'uomo e il cavallo si ritrovano ad essere, davanti alla vita, la stessa identica cosa.

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35 Rhums

Vanna Carlucci

Esiste nel cinema di Claire Denis uno sguardo (quello della macchina da presa) che comprime i volti e i corpi, che non li lascia da subito sfiatare; esiste cioè una contrazione fisica iniziale che è tensione emotiva, a bloccare il corpo stesso, quello di un padre e di una figlia, corpi presenti che si toccano, si prendono per mano, mangiano insieme ma che ancora non hanno visto un punto di fuga, lo sfogo, un cambio di direzione (che in Trouble every day coincideva, ad esempio, con l’atto cannibale, il sapore del sangue, e qui è esigenza di ritornare alla vita reale, all’amore) e si preannuncia nell’attrito del tram che si sfrega con queste due esistenze trattenute nell’affetto famigliare, nel vuoto di un padre che ha perso sua moglie e di una figlia che gli resta amorevolmente accanto: una vita ovattata in cui l’uno protegge l’altro ma che si scortica un po,’ come la fine del giorno, quando Lionel torna a casa dopo aver osservato un cielo che fila i colori, scorrendo nella calma serale mentre lui guida un tram.

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Nostalgia de la luz

Gianfranco Costantiello

Nostalgia luzIl deserto di Atacama, in Cile, è una grande porta sul passato: il clima arido e secco favorisce il lavoro degli archeologi, mentre la trasparenza del cielo aiuta gli astronomi a sondare l'enigma dello spazio celeste. Sempre nel vasto deserto, alcune donne vanno alla ricerca di quel che resta dei corpi dei loro compagni, i desaparecidos del regime Pinochet. Patricio Guzman, con Nostalgia de la luz, film poetico e struggente, torna a raccontare il suo Paese, avvicinando il cinema alle stelle, perché, il cielo, si sa, condivide irrevocabilmente il medesimo spazio di una pellicola: il passato.

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The Motel Life

William Dollace

alt«Quel giorno, vedendo le braccia congelate del ragazzino sul sedile della macchina, avevo capito che la sfortuna era venuta a farci visita. E noi ce l’eravamo legata ben bene sotto i piedi, come un blocco di cemento. Avevamo preso la decisione in assoluto peggiore: scappare. Misi in moto la decrepita Dodge Fury ’74 di mio fratello e via».
(The Motel Life, Willy Vlautin)

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I wish I knew

Michele Sardone

Jia Zhangke raccoglie una serie di interviste ad alcuni testimoni a riguardo di eventi significativi accaduti durante gli anni delle Rivoluzione Culturale cinese. Come spazio comune viene scelta Shangai, ma le traiettorie delle diverse vicende attraversano anche Hong Kong e Taiwan.


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The Future

Diego Mondella

altUn gatto parlante chiuso in gabbia scandisce il tempo di un'attesa. I suoi padroni, Sophie e Jason, hanno trenta giorni a disposizione per cambiare la propria vita di coppia. Tra ordinaria quotidianità e desiderio di voler essere qualcun altro, il destino è affidato ai poteri magici di Jason...


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西游 - Xi You [Journey to the West]

Matteo Marelli

alt«E il Signore Dio disse:
“Non è bene che l’uomo sia solo:
voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”»
(Gen. 2, 18)

Lee Kang-sheng / Denis Lavant: iridescenti dioscuri protagonisti di percorsi cinematografici che ne hanno fatto incarnazioni fantasmatiche di quella che Bauman, ad esempio, definisce società dell’incertezza, o modernità liquida. Figure proteiformi che superano la logica dell’identità nel senso di una moltiplicazione dei processi di identificazione; chiamati a rappresentare «il mondo attorno […] tagliuzzato in frammenti scarsamente coordinati – abitato da -  vite […] frammentate in una serie di episodi mal collegati fra loro» (Bauman 2003, p.4).

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Adoration

Nicola Curzio

altAttraverso il finestrino di un’automobile in corsa, un fotografo riprende il paesaggio circostante. Le immagini del video barcollano assecondando la strada sconnessa. Apparentemente, un comune “filmino di viaggio”, un punto di vista registrato e riproducibile, un personale e privato home video. A un tratto, un gregge di pecore occupa lo spazio della ripresa; l’occhio meccanico della telecamera s’ipnotizza e quel flusso di animali si trasforma, si astrae, si stacca per divenire qualcos’altro: immagine. Prima ancora dell’immagine video/cinematografica, però, è l’atto stesso dello staccarsi, del separarsi, che qui, e altrove, nel cinema di Atom Egoyan, assume rilevanza decisiva.

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Shotgun Stories

Leonardo Gregorio

Un uomo – passato dai tempi lontani dell’alcolismo a una vita più ordinata, più vicina al volere di Dio – muore. Ha avuto sette figli maschi da due diverse donne. Tre, da una parte, ancora non gli perdonano di averli abbandonati e continuano a odiarlo. Gli altri quattro figli, invece, continuano ad amarlo. Il suo funerale segnerà l’inizio di una violenta faida fra i due gruppi.

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Mars et Avril

Vincenzo Martino

«Un suono non deve mai venire in aiuto a un’immagine, e un’immagine non deve mai venire in aiuto al suono […] non bisogna che immagine e suono si prestino man forte, ma che lavorino ognuno a sua volta in una specie di scambio continuo». (R. Bresson)



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Goodbye Dragon Inn

Gianfranco Costantiello

Nella periferia di Taipei, al Fu-Ho, un cinema prossimo alla definitiva chiusura, si proietta, in una notte di pioggia sferzante, un wuxiapian del 1967, dal titolo Dragon Inn. Tra gli angusti corridoi, i sottoscala, i magazzini, i bagni di questo fatiscente edificio, si muoverà un corteo di spettri, un’erranza di fantasmi, un vagare di sonnambuli come mossi dai ricordi puri del sogno e del contatto umano.

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Giorno e notte

Vanna Carlucci

ndIncroci, rimandi, omaggi: Hong Sang-soo sfiora i confini di un luogo per entrare in un altro tempo, si colloca in mezzo a quel cinema francese che è stato, tra gli altri, di Rhomer e che svela dei personaggi succubi di un inganno, di una trasparenza opaca della vita, di un desiderio inconscio e che è un conflitto interiore e morale.

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Leggendo il libro dell'assedio

Matteo Marelli

Cytaem blokadnuju knigu, “leggendo il libro dell’assedio”, l’Assedio di Leningrado. Questo il titolo e il soggetto letteralmente affrontato da Sokurov. All’interno d’una sala di registrazione persone di diversa professione, età, coinvolgimento con l’argomento trattato, si alternano al microfono per leggere pagine di diario di chi visse in prima persona quella tragica esperienza durata dal settembre del 1941 al gennaio del 1944, che conta, solo di civili, un milione di morti.

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Roma piuttosto che voi

Michele Sardone

Un corpo si muove nello spazio. Traccia traiettorie, misura con i passi la durata di uno sguardo, ma soprattutto prende coscienza di che cos’è un territorio: un’intelaiatura di segni, una struttura che si appropria dello spazio e, attraverso i nomi dei luoghi, (questa è l’Algeria, di là Marsiglia, in mezzo il mare e la speranza di incontrare un marinaio che ti porti via) ne definisce il senso.

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Quattro notti con Anna

Gemma Adesso

alt«E poiché a causa della pienezza del mondo tutto è connesso, e ciascun corpo agisce su ciascun altro corpo, piú o meno a seconda della distanza, e per reazione ne viene modificato: ne deriva di conseguenza che ogni monade è uno specchio vivente che si rappresenta l'Universo secondo il proprio punto di vista».
(Leibniz)

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La distancia

Giampiero Raganelli

Una sperduta centrale termica dismessa in Siberia, un edificio fatiscente, dai muri scrostati, immerso nelle lande desolate, coperte di ghiaccio, un paesaggio rarefatto ed estremo. È il maniero di un uomo dal volto coperto perennemente da una maschera di cera, che passa il suo tempo a riempire gigantesche lavagne di formule matematiche e fisiche, immerso in teoremi e principi astratti. Capace di masturbarsi calzando delle scarpe femminili rosse dai tacchi a spillo ed esclamando “Plutone!” al momento dell'orgasmo. Tre nani dotati di poteri paranormali, telepati – comunicano tra loro con il pensiero, senza aprir bocca – sono incaricati della missione di raggiungere quella vecchia cattedrale nel nulla e di impadronirsi furtivamente della cosa più preziosa in essa custodita: la distanza. A ciò si aggiunge un barile fumante, in grado di parlare, sempre in via telepatica, in russo ma anche in giapponese.

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Road to nowhere

Pietro Masciullo

alt«So in this great disaster of our birth
We can be happy, and forget our doom.»
(George Santayana)






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Rafa

Diego Mondella

Rafael e sua sorella aspettano a casa una madre che probabilmente non tornerà più. È un mondo orfano quello narrato dal portoghese João Salaviza, saturo di chiaroscuri (come la fotografia, in questo caso di Tjasa Kalkan) e di zone franche da battere. Figure familiari del tutto assenti o separate dai figli dalle sbarre di un carcere (vedi il padre immigrato di Cerro negro), bambini e adolescenti in balìa di se stessi e di un destino più grande di loro, perché i genitori - purtroppo - non si scelgono.

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Renoir

Luca Romano

Nell'eterna ricerca della bellezza, risuonano le parole pronunciate da Renoir, nel film, immerso nella luce, di Gilles Bourdos: «Il dolore passa, la bellezza resta». La vita di Pierre-Auguste Renoir (Michel Bouquet) non è narrata, non c'è nemmeno la vita di Jean Renoir (Vincent Rottiers), il regista secondo figlio del pittore francese, non è narrata la vita della modella Andrée (Christa Théret), ma c'è un passaggio, la consegna di un testimone dalla pittura al cinema, un testimone fatto della stessa sostanza: la luce.

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L'inconsolabile

Lorenzo Esposito

LINCONSOLABLEDopo Femmes entre elles, un altro Dialogo con Leucò.








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Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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