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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Cose mai viste

Havarie

Matteo Marelli

altIl 14 settembre 2012 la nave da crociera Adventure of the Seas avvista, nella tratta di mare che separa la costa nordafricana e la Spagna, un gommone in avaria carico di migranti partiti dall’Algeria. Una storia “d'ordinaria migrazione” che il passeggero Terry Diamond decide di filmare. Ciò che ne ricava è una ripresa, in bassa risoluzione, di 3 minuti e 36 secondi che poi caricherà su YouTube.



Philip Scheffner e il gruppo di filmmakers che con lui compongono il collettivo pong (Merle Kröger, Alex Gerbaulet e Karoline Kirberg) trovano questo filmato e ne rimangono affascinati: «All'inizio non riuscivamo a decifrare quelle immagini, - ha dichiarato il regista - però ci colpiva la loro forte ambiguità. Provavamo un senso di fastidio. Eravamo disturbati da come la registrazione ci poneva rispetto alla scena. Un posizionamento che presupponeva un rapporto gerarchico (sia visivo sia politico) delle parti coinvolte nella rappresentazione».

La forza, del tutto accidentale, del materiale video realizzato da Diamond è quella di contrastare l’immagine monolitica e con essa le strategie retoriche previste dalla mediatizzazione della sofferenza con cui si è soliti raccontare questo tipo di vicende. Il filmato infatti, nonostante documenti un salvataggio, non comunica mai una sensazione di emergenza. Come spiegato da Scheffner: «abbiamo deciso di lavorare su quelle immagini proprio perché trasmettono un senso di tranquillità che permette di avvicinarsi alla situazione in maniera più riflessiva. Sono immagini che ti pongono di fronte a un interrogativo: cos'è che sto effettivamente vedendo? Non è subito chiaro che si tratta di una barca di migranti... Si vede qualcuno che agita le braccia, ma nulla di più». Allo stesso tempo però intervenire sulle immagini di Diamond è l’unico modo per attenuare la pornografia di quello sguardo o per rilevare quella stessa pornografia che è implicata nella presenza della macchina da presa e che rende corresponsabile ogni potenziale spettatore: si è difronte, del resto, alla ripresa fatta da qualcuno che vede ciò che vediamo.

Scheffner decide innanzitutto di compiere un'operazione di dislocazione visiva trasmigrando le immagini dalla rete alla sala; uno spostamento ad uno spaziotempo altro, che si traduce nella scelta di estendere la durata originaria del video fino a raggiungere i 90 minuti (che corrispondono, oltre al tempo effettivo servito ai soccorsi per organizzarsi e intervenire e a quello in cui le imbarcazioni sono state l'una di fronte all'altra, anche alla lunghezza media di un film di fiction). Poi ridà centralità allo schermo facendone il luogo di ricostruzione dell'immaginario: il quadro con l'immagine dell'imbarcazione, che nel farsi della visione sembra astrarsi in altro da sé, è incorniciato da un racconto di suoni e di voci off, dove si alternano, alle registrazioni delle comunicazioni radio che scandiscono le operazioni di soccorso, le testimonianze biografiche dei diversi soggetti che si sono trovati coinvolti: migranti, marinai, turisti; ciascuno in forma di presenza sonora, una soluzione che dà modo al regista di colmare il “rapporto gerarchico” fra le parti, trasformando lo sguardo in una modalità dell'ascolto.

Scheffner lavorando e indagando sul ruolo dell'immagine, con il suo film rilancia una questione tanto problematica quanto attuale, quella del rapporto tra realtà e rappresentazione mediatica che è stata al centro dell'ultimo, denso e appassionato saggio di Marco Dinoi il cui titolo, Lo sguardo e l’evento. I media. La memoria. Il cinema, funziona benissimo come postilla ad Havarie. Scriveva Dinoi: «esplorando i limiti del visibile nel cuore del visibile, alcuni cineasti tendono a sottrarsi (e a sottrarci) alla medietà spettacolare dei tempi, per mettere in scena, ancora, lo sguardo e il mondo, per concepire gli strumenti di una riappropriazione dell’uno e dell’altro». Tra quei cineasti c'è sicuramente Philip Scheffner.

Le dichiarazione di Philip Scheffner sono riprese dall'intervista pubblicata sul catalogo dell'edizione 2016 di Filmmaker Festival.





Titolo:
Havarie
Origine: Germania
Anno: 2016
Durata: 78'
Colore: C
Genere: DOCUMENTARIO SPERIMENTALE
Specifiche tecniche: DCP
Produzione: PONG BLINKER FILMPRODUKTION, WORKSLIGHT MEDIA PRODUCTION, ZDF/ARTE (DE)

Regia: Philip Scheffner

Con: Rhim Ibrir, Abdallah Benhamou, Leonid Savin, Terry Diamond
Soggetto: Merle Kröger, Philip Scheffner
Fotografia: Terry Diamond, Bernd Meiners
Suono: Pascal Capitolin, Volker Zeigermann
Montaggio: Philip Scheffner

Riconoscimenti


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