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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Cose mai viste

Ulrike’s Brain

Valentina Dell'Aquila

«… Allora, dopo essere stata nell’ala morta, mia sorella scrisse un testo per descrivere quello che succedeva là dentro:

La sensazione che ti esploda la testa (la sensazione che la scatola cranica debba spezzarsi, sollevarsi)… La sensazione che la cella sia “in viaggio”. Ti svegli, apri gli occhi: la cella sta viaggiando; di pomeriggio, quando entra la luce del sole – di colpo si ferma. La sensazione del viaggiare però non riesci a togliertela. Non puoi dire con certezza se tremi di febbre o di freddo – in ogni caso hai freddo. Per potere parlare in tono normale devi fare lo stesso sforzo che faresti per parlare a voce alta, quasi come urlassi. La sensazione di ammutolire – non riesci più a identificare la semantica delle singole parole, la puoi solo indovinare – … La sensazione di bruciare interiormente… Agenti, visita, cortile ti sembrano essere fatti di celluloide – i visitatori non ti lasciano niente. Mezzora dopo riesci a malapena a ricostruire se la visita è avvenuta oggi o la settimana scorsa… La sensazione che il tempo e lo spazio siano incastrati uno nell’altro – la sensazione di trovarsi in una stanza di specchi deformanti – di sbandare. La sensazione di essere spellata…».


Nel 1973 il PM avanza la richiesta di compiere indagini per stabilire se il cervello di Ulrike Meinhof dal 1970 al 1972 fosse stato nel pieno delle sue facoltà mentali o meno (!?). Comprendere insomma quanto di cosciente ci fosse nelle sue scelte pregresse. La presenza di presunte alterazioni tumorali diagnosticate e asportate nel 1962 (invece tumefazione rilevata e curata durante la gravidanza), avrebbero - secondo il pubblico ministero-  potuto condurre a una incapacità di intendere e volere, a una sorta di “alienazione mentale”. Si ipotizzarono indagini radiografiche e scintigrafie per risolvere la (fantasiosa) diagnosi. La narcosi sarebbe stata la soluzione per eludere eventuali opposizioni e resistenze della detenuta (Bakker Schut rileva la invece reale intenzione del PM: operare Urlike e renderla un relitto psichico). Il giudice respinge l’indagine. Nel 1976 dopo la morte di Ulrike, viene ordinata l’asportazione del cervello, J. Peiffer farà l’autopsia e rileverà presunti danni tali da giustificare possibili disturbi della personalità. L’organo resta in osservazione e archiviato sotto formalina sino al 1997; il professor B. Bogerts lo analizzerà e sottolineerà analogie tra le mutazioni presenti nel suddetto e quelle rilevate nel cervello del serial killer Wagner. Sarà solo nel 2002 che Bettina Rohl, figlia di Meinhof, chiederà la legittima restituzione e la definitiva cremazione del cervello di Ulrike, trafugato e analizzato per anni illegalmente (cfr. Grieco, 2010).

Lo sdoppiamento del morto

In Tre tentativi di annullare il tempo Fachinelli parla della morte in quanto esperienza del morto, o della potenza che il morto esercitava in vita sul gruppo, ridotta con la morte a impotenza radicale. Il gruppo che dipendeva dalla succitata potenza, è ora esposto immediatamente al rischio di morte: «il cadavere non si muove e il gruppo sta per morire. L’unica soluzione è rinnegare la morte stessa: il morto non è morto, continua a vivere». Ecco lo sdoppiamento del morto: «Se il morto non muore anche il gruppo può continuare a vivere» (Kelsen, 1953, p.236).

È questa nuova presenza, dentro alla stessa necessità di ripossedere un’aurora politica, che si rinnova il momento sci-fi di LaBruce: nel rinnegamento di quest’assenza, nel completamento di un vuoto distruttivo con una nuova presenza imprevedibile: «il gruppo ha bisogno che il morto viva qui». Perciò il complesso di incorporazione del morto, dello zombie (cfr. Otto, Up with Dead People o L.A. Zombie: The Movie That Would Not Die) si formula nell’attualità di uno show televisivo: si cerca un nuovo corpo femminile che sia “abbastanza rivoluzionario” da poter ospitare il trapianto del cervello (mai cremato) di Ulrike Meinhof al fine di moltiplicandone la ripetizione [viseificazione del corpo a partire dalla testa: «Il viso si produce soltanto quando la testa cessa di far parte del corpo. Dal momento in cui la testa e i suoi elementi saranno viseificati, il corpo intero potrà esserlo» (Deleuze, Guattari, 2003)].  Feifer si fa portatrice, corrispondente maniacale di questo tentativo, e, nell’urgenza di garantirsi una nuova rivoluzione femminista, ne svaluta e ne svuota i contenuti primi, automatizzando e annullandone il portato politico. «Quasi che il calore dell’organismo vivente si sia convertito negli schemi e nelle scansioni di un congegno automatico»: così è nell’ossessivo che ritroviamo quel tentativo di annullare il tempo descritto da Fachinelli.

La presenza della solita infrazione, della controparte omo-nazi-fascista, della solita dialettica labruciana dell’estetizzazione pornografica del materiale politico, ritorna anche in Ulrike’s Brain: Detlev Schlesinger, militante di estrema destra, riporta in vita le ceneri di Michael Kühnen, ex leader omossessuale neo-nazista morto di Aids nel 1989. La trasgressione eccede nel rivoltante, nella profanazione e nel divieto, con la rianimazione di un corpo defunto ora erotizzato e fermentato di desiderio sessuale. La carica erotica del leader negativo si accorda con la liturgia di LaBruce: Detlev si impossesserà del (suo) neo-rianimato Kühnen, denudato, rivelato e designato organicamente nella sua virilità riproduttiva, presentandosi impaziente, al primo contatto, come amante dedito e sovrano.

L’utopia sadiana della società allo stato di criminalità permanente (Klossowski, p.72) è preso maldestramente alla lettera da LaBruce, che astrattamente ne realizza una nuova de-saturata ipotesi fatta di sarcastico disgusto, noia e sopito eccesso. L’anomalia, l’utopia del male, della società allo stato di immoralità permanente come risposta all’atrofizzazione, all’addomesticamento e alla deformazione dell’individualità, ritrova nell’apparente devianza sessuale e nella regressione criminale, la sua rivoluzione dei corpi. Ritrova il suo corpo politico nella rianimazione di un morto (che deciderà ancora di morire).




Bibliografia

Bataille G. (1970): L’Erotismo, Mondadori, Verona.

Deleuze G., Guattari F. (2003): Millepiani, Castelvecchi, Roma.

Fachinelli E. (1979): Tre tentativi di annullare il tempo, Edizioni L’erba Voglio, Milano.

Grieco A. (2010): Anatomia di una Rivolta, Il Saggiatore, Milano.

Kelsen H. (1953): Società e Natura. Ricerca sociologica, Einaudi, Torino.

Klossowski P. (2003): Sade Prossimo Mio, ES, Milano.

Smith J. & Moncourt A. (2009): The Red Army Faction: A Documentary History. Projectiles for the people, PM Press- Kersplebedeb, Oakland, Quebec.


Sitografia

ilmanifesto





Titolo: Ulrike’s Brain
Anno: 2017
Durata: 55 minuti
Origine: Germania/Canada
Colore: C
Genere: Sperimentale
Specifiche tecniche: DCP
Produzione: Jürgen Brüning Filmproduktion, Amard Bird Films

Regia: Bruce LaBruce

Attori: Gertrude Stammheim, Susanne Sachsse, Jonathan Johnson, Saskia Timm, Stefan Sandrock, Florian Töbe, Yves Hanke, Joseph Wolfgang Ohlert
Sceneggiatura: Bruce LaBruce
Fotografia: Bernd Schoch, Heiko Alberti
Montaggio: Joern Hartmann
Musiche: BunnyCat production
Effetti: Marcel Caspers


Ho visto cose

 

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