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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Cose mai viste

It Follows

Vincenzo Martino

alt«Pareva di muovere in un mondo di fantasmi / E di sentir me stesso l'ombra di un sogno» (Alfred Tennyson)







Alle ultime luci del giorno una giovane donna in camicia da notte e tacchi a spillo corre fuori da casa col volto pieno di terrore; con lo sguardo fisso in una direzione gira attorno al cortile per poi rientrare in casa, prendere le chiavi dell'auto e scappare via rapidamente. La musica di fondo incalza, si fa minacciosa, ritmicamente profonda come il battito di una creatura infernale. Giunta sulla spiaggia si ferma e illuminata dai fari dell’auto attende ormai stanca che “qualcosa” la raggiunga; all’alba è li che fissa lo schermo pallida, adagiata sulla sabbia, con la gamba destra spezzata di netto ma ancora attaccata al corpo e rivolta verso il volto, insanguinata: bellissima.

La prima sequenza di It Follows è già l’apoteosi, l’apice stilistico e teorico che racchiude cinquant’anni di cinema di genere. David Robert Mitchell naviga leggero tra gli archetipi dell’horror (in particolare di quello a cavallo tra gli anni 70 e 80) attingendo però a sezioni di topoi ben definite: lo scenario (tipicamente settantiano) è la periferia bene di un sempre grigio Michigan, dove le abitazioni sono composte dalle stesse villette a schiera a perdita d’occhio, abitate dagli stessi desideranti adolescenti “frequentati” dal Michael Mayer o dal Freddy Kruger di turno; dagli strumenti vibranti dei Disasterpeace (autori della colonna sonora) rimbomba l'eco dell’Halloween carpenteriano ma a mancare totalmente è la componente slasher e il cattivo di turno è sostituito da una presenza inafferrabile. Mitchell attualizza l’eredità cinefila a sua disposizione con estratti del cinema post Paranormal Activity, con entità invisibili ed inquietanti, mescolando il tutto con fisionomie fantasmatiche appartenenti all’immortale horror di stampo orientale. L’abilità del regista sta proprio nel rimanere, ondivago, a cavallo dei generi senza mai addentrarvisi completamente. E di conseguenza il tempo storico pare cortocircuitare durante la visione: se i modelli delle auto, i film trasmessi in tv e la conformazione dei cinema fanno pensare agli anni 70/80, è poi un cellulare a conchiglia, così come il modo di vestire, a sembrare decisamente più contemporaneo. Ciò contribuisce a rendere il tempo un non-tempo in un luogo-topos del genere horror, come se l’intero film fosse, come dicevamo, la concretizzazione di una visione cinefila genuflessa agli archetipi di genere.

Ma Mitchell è anche autore molto attento alla condizione adolescenziale: Jay e il suo gruppo di amici sono abbandonati a un’età di passaggio; gli adulti non vengono mai nemmeno inquadrati (se non quando sono le entità), sono come presenze abitanti una dimensione parallela. Quella dipinta in It Follows è una gioventù pigra, stanca di se stessa, una stanchezza che si riflette nei volti e nei colori di una periferia in cui il sole ha perso cittadinanza in funzione di una sorta di foschia onnipresente. Jay e i suoi amici (così come le loro controparti in The Myth Of American Sleepover, delicato coming of age, primo lungometraggio del regista) passano le loro giornate fiaccamente adagiati su divani o sdraio, sorseggiando cola alla ciliegia.

In questo contesto sopito Mitchell riscrive un suo incubo ricorrente: l’essere seguito, da qualcosa, da qualcuno, un topos stesso del cinema di genere diventa plot narrativo, vero e proprio potente personaggio. La “malattia” viene trasmessa a Jay mediante un rapporto sessuale e da quel momento in avanti “coloro che (in)seguono” cercheranno di raggiungerla, con passo lento ma ostinato la seguiranno ovunque. E come se “loro” siano il farsi materia, e dunque presenza, della morte che le cresce dentro, e che si manifesta al “suo” esterno (solo Jay può vederli).
Queste entità, queste camaleontiche presenze, mutano a seconda del portatore di questa malattia; sono come un misto di paure e ricordi amalgamati confusamente, il cui parto è un sunto di inquietudini patologiche – dalla mamma incestuosa di Greg al padre scomparso chissà dove di Jay – che sembrano prelevate di peso dai più profondi recessi della vittima. Nel vederli si avverte una sensazione simile al déjà vu, come se questi inseguitori fossero il ricordo di un sogno dimenticato, con elementi in comune all’esperienza vissuta nel presente.

Mitchell gioca efficacemente sull’impossibilità dell’occhio nel riconoscere le entità poiché queste potrebbero essere chiunque, ogni passante, ogni sconosciuto tra la folla che punta verso l’obiettivo. Ciò obbliga a un livello di attenzione/tensione altissimo per tutti i cento minuti circa di pellicola poiché non sempre Jay si accorge dell’entità che la sta raggiungendo. L’utilizzo della camera è magistrale: le inquadrature spesso originano dalla lunga/media distanza per poi stringere lentamente sul soggetto, quasi fossero qualcosa che si avvicina. Inoltre, come nella prima sequenza, la camera effettua spesso delle riprese lente e circolari rendendo al meglio la sensazione di essere continuamente scrutati da qualcosa che non si riesce a focalizzare del tutto.

It Follows è un’idea che pulsa, rivive infinite volte nell’occhio oltre lo schermo, fa leva su paure e angosce comuni, è la summa dell’incapacità a slegarsi dagli incubi, la reminiscenza di un sonno agitato dopo un film in una notte estiva; l’esporsi che è anche imporsi della morte sui vivi: un film dotato di un’anima malsana che continua a crescere dopo la visione.


Filmografia

Halloween (John Carpenter 1978)

Paranormal Activity (Oren Peli 2007)

The Myth Of American Sleepover (David Robert Mitchell 2010)

It Follows (David Robert Mitchell 2014)

A Nightmare on Elm Street (Wes Craven 1984)



Titolo:
It Follows
Anno: 2014
Durata: 94 min
Origine: Belgio / Francia
Colore: USA
Genere: HORROR
Produzione: Animal Kingdom, Northern Lights Films

Regia: David Robert Mitchell

Attori: Aldante Foster, Bailey Spry, Christopher Hohman, Daniel Zovatto, Debbie Williams, Heather Fairbanks, Jake Weary, Keir Gilchrist, Lili Sepe, Linda Boston, Maika Monroe, Olivia Luccardi, Ruby Harris
Sceneggiatura: David Robert Mitchell
Fotografia: Michael Gioulakis
Montaggio: Julio Perez IV
Musica: Disasterpeace

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