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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Cose mai viste

I primi sulla Luna

Michele Sardone

È difficile resistere alla tentazione di contrapporre all'attuale fantasmagoria di film di fantascienza un mockumentary di Fedorchenko di dieci anni fa, Primi sulla Luna: contrapposizione che vedrebbe da una parte la seriosità dei blockbuster (troppo costosi per non prendersi, appunto, sul serio) e la leggerezza di un piccolo capolavoro ironico (di un'ironia tutta “sovietica”, mista a cinismo e sentore di morte).

Ma un esercizio del genere, oltre che spocchioso, sarebbe ingiusto nei confronti di un film che è soprattutto una riflessione sull'immagine e sul suo rapporto con la realtà, o meglio, su come la realtà (in prima istanza quella storica) possa essere costruita attraverso le immagini. Fedorchenko conduce una breve ricognizione su stili e forme della propaganda cinematografica di regime, specie su quella staliniana: non solo recupera grotteschi cinegiornali o filmati d'epoca con parate militari e sportive, ma ricostruisce e reinventa, con la fedeltà del filologo e insieme del cinefilo, pellicole top secret, improbabili film di fantascienza, filmini di spionaggio, andando a comporre una storia verosimile e che proprio per la sua verosimiglianza mette in crisi la verità storica universalmente accettata grazie a documenti considerati veri ma così simili a quelli artefatti.

Al di là del puro piacere ludico di fare cinema con mezzi sfacciatamente posticci e del gusto per l'alternanza tra la citazione cinematografica colta (da Vertov a Pelesjan) e il rimando ironico alla tronfia e involontariamente comica filmografia di propaganda, Fedorchenko insinua elementi stilistici stranianti, che disattendono la percezione iniziale di avere a che fare con una storia evenemenziale: la paranoia dell'individuo incessantemente spiato (e quella speculare del potere che spia) amplificata dal grandangolo, l'impalpabilità dei rapporti umani (ripresi in immagini sgranate e rubate, mai definite e sempre mancanti), il controcampo dei volti dei giovani aspiranti astronauti con i primi piani arcigni degli esaminatori, la fissità della camera che esaspera le situazioni più grottesche. Tutti elementi che al tempo stesso inducono l'occhio a cercare una via di fuga, una traiettoria che sia al di là dell'inquadratura o nel suo centro, come a sperare che si apra, inaspettato, un vortice dal quale farsi risucchiare e poi rigurgitare, in un'altra dimensione spazio-temporale.

Ecco allora il personaggio reinventarsi, cambiare identità, rotolare sul piano del mondo ridotto a cartina geografica, morire più volte e rinascere avventuriero della steppa, girovago mongolo, saltimbanco o invincibile guerriero. Liberato dalle catena della storia e lanciato nell'invenzione immaginifica, tutto diventa possibile per lui, anche l'impresa tecnologicamente irrealizzabile, l'amore mancato, la vita mai vissuta: e il fallimento non è altro che uno scherzo del caso, il capitombolo dal quale rialzarsi per un nuovo salto, fin sulla Luna, perché no.





Titolo: Pervye na Lune
Anno: 2005
Durata: 75
Origine: Russia
Colore: B/N, C
Genere: MOCKUMENTARY
Produzione: Kinokompaniya Strana, Sverdlovskaya Kinostudiya

Regia: Aleksey Fedorchenko

Attori: Aleksey Anisimov (Operatore degli Affari Interni), Viktoriya Ilyinskaya (Nadezhda Svetlaya), Viktor Kotov (Mikhail Roshchin), Andrey Osipov (Fyodor Suprun), Anatoliy Otradnov (Khanif Fattakhov anziano), Igor Sannikov (artista circense), Aleksei Slavnin (Khanif Fattakhov giovane) Boris Vlasov (Ivan Kharlamov).
Sceneggiatura: Aleksandr Gonorovskiy e Ramil Yamaleyev
Fotografia: Anatoliy Lesnikov
Montaggio: Lyudmila Zalozhneva
Musiche: Sergei Sidelnikov
Costumi: Olga Gusak

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