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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Cose mai viste

Ober

Vincenzo Martino

alt«L'assurdo è la lucida ragione che constata i suoi limiti»
(Albert Camus)

Edgar, da sempre cameriere di un decadente ristorante, è infelice. I suoi giorni si avvicendano sempre uguali tra sofferenze e umiliazioni: sua moglie è malata e lo tradisce con il dottore, i clienti lo insultano e malmenano, la sua amante possessiva lo perseguita. Decide dunque di bussare alla porta dello “sceneggiatore”, colui che sta (ri)scrivendo la storia della sua vita.


Fondamentale in un autore come Van Warmerdam è il suo background teatrale, la sua concezione scenica della vita. Edgar (lo stesso Van Warmerdam che del film è realmente regista, sceneggiatore e protagonista) è un personaggio triste, una maschera angosciata e stanca della vita; un uomo di mezz'età che ha smarrito (o che non ha mai trovato) la sua ragione di esistere aspettando il suo Godot. Nulla nella sua vita va come deve andare, ma soprattutto nulla va come lui vuole: la sua assurda condizione è quella della marionetta; costretto al sorriso e allo scorrere del tempo senza controllo su di esso. E dunque chiede gli sia concessa un po' di felicità, un amore, un fugace attimo di luce nella tristezza monocromatica della sua esistenza.

Herman (lo “sceneggiatore”), dapprima infastidito per la presa di posizione di un personaggio di fantasia, glielo concede ma è soltanto un altro sadico espediente per creare spunti narrativi poiché è questo che, egoisticamente, cerca un narratore: una situazione tipo, un nuovo modo di veder soffrire il personaggio suo alter ego, poiché la sofferenza è surrogato della felicità, così come la contrapposizione di un sentimento opposto ne è la sua esatta controparte. Se proprio la felicità, in questo teatro-vita, non è raggiungibile tanto vale soffrire purché “sentire”.
E allora ecco Stella (stereotipo dell'amore da sempre atteso); appare d'improvviso una mattina e il regista olandese sembra citare Sartre in una scena: «cosa c'è di più commovente per un cuore d'uomo che […] l'inizio di un amore, quanto tutto è ancora possibile, quanto il sole è presente nell'aria e sui visi, come una fine polvere».

Esistenzialista mancato, Van Warmerdam – per quanto concerne certa sua produzione cinematografica (Abel, Obel, The Dress) – sembra ricordare Jacques Tati nell'organizzazione delle scenette comiche e nell'assenza quasi totale dei primi piani; cura finemente il montaggio  utilizzando spesso suoni inconsueti nelle scene allo scopo di sottolineare precisi momenti nella narrazione. La sua è una concezione teatrale della vita: le sue scenografie appaiono spesso grossolanamente artefatte (come in Abel); in continuo movimento tra ambienti spogli e desolati i suoi personaggi sembrano schegge impazzite, ritratti di un sogno piatto e inquietante, come fossero presentificazione di incubi e desideri.

E se in Ober Edgar e chi lo circonda vengono cinicamente osservati (e forzatamente guidati) da un demiurgo onnisciente, in Abel, film gemello fin dal titolo, vi è il procedimento opposto, laddove il voyeurismo è concepito come amplesso tra l'occhio e il suo prolungamento (il binocolo, la macchina da presa) e la stanza circolare rotante, nella quale la sensuale Zus si esibisce ai suoi voyeur, si pone a paradigma del cinema: un continuo e avido onanismo d'immagini.

Ober, dicevamo, è impostato sull'onnipotenza dello scrittore/demiurgo, ma questa condizione provoca un disagio: Herman odia se stesso e di conseguenza i suoi personaggi, sue varianti e appendici; sa che il loro soddisfacimento comporterebbe l'annullamento della coscienza e della stessa libertà, e l'uomo/Edgar/marionetta si annullerebbe in quanto tale divenendo mera cosa tra le cose. Edgar si oppone, rifiuta il controllo, ma risolvere l'assurdità significa morire (e dunque l'assurdità della morte come negazione della libertà) per ottenere in cambio la nullità e l'azzeramento di qualsiasi ulteriore esperienza. Edgar viene centrato da un camion, «nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione» (Sartre).





Titolo:
Ober
Anno: 2006
Durata: 97'
Origine: Olanda/Belgio
Colore: C
Genere: COMMEDIA
Specifiche tecniche: 1.85 : 1
Produzione: GRANIET FILM BV

Regia: Alex van Warmerdam

Attori: Alex van Warmerdam (Edgar); Ariane Schluter (Victoria); Jaap Spijkers (Walter); Mark Rietman (Herman); Thekla Reuten (Suzie); Kees Prins (Zakenman 1); Pierre Bokma (Zakenman 2); Porgy Franssen (Zakenman 3); Lyne Renee (Stella - as Line Van Wambeke-); Waldemar Kobus (Richard); Fedja van Huêt (Ralph)
Sceneggiatura: Alex van Warmerdam
Fotografia: Tom Erisman
Montaggio: Ewin Ryckaert
Musica: Vincent van Warmerdam

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