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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Cose mai viste

Heart of a Dog

Matteo Marelli

alt«La questione al centro di Heart of a Dog è: che cosa sono le storie? Come sono fatte e come sono raccontate? Dall’inizio alla fine mi ha guidato lo spirito di David Foster Wallace, il cui “ogni storia d’amore è una storia di fantasmi” è stato il mio mantra.»



Così Laurie Anderson sul proprio “film-saggio”: la visione rapsodica di una donna sopravvissuta a tante scomparse: quella della cagnolina Lolabelle; della madre; degli amici (Gordon Matta-Clark); del marito (Lou Reed); e di una certa idea d'America, che dopo gli attentati del 2001 si è scoperta fragile, insicura. Una debolezza che il colosso statunitense ha manifestato, nelle reazioni agli atti terroristici, adottando misure di irregimentazione esistenziale, dove la sfera quotidiana è stata messo sotto sequestro da innumerevoli schermi di video-sorveglianza che hanno assorbito il reale rendendolo ininterrottamente ipervisibile: ognuno è monitorato da un occhio meccanico che tutto inquadra con l'imperturbabile angoscia di una rappresentazione senza fine.

Tante storie per un'unica voce, quella della Anderson. E non potrebbe essere altrimenti: a poter raccontare è soltanto chi resta. Una lunga narrazione in cui provare a dare conto a tutti quegli incontri che hanno trasformato un'esistenza in quella che è, perché, come scrive Jean Genet: «di loro resta soltanto ciò che resta di me: io sono soltanto grazie a loro». Prende forma l'immagine di quello che Ballard ha definito come lo «spazio interiore»: un territorio nel quale si agitano frammenti di immaginario collettivo e individuale che si interfacciano incessantemente con un paesaggio massmediale in costante evoluzione.

Visivamente il film procede tra animazioni, compositing grafici e frammenti di home movies  dell’artista da bambina (variazioni di forma che danno l'idea di un approccio ludico alla materia); un andamento onirico-allucinatorio che ricorda il bardo della filosofia buddista (a cui la regista è legata), lo stadio intermedio tra morte e rinascita, uno stato in cui la coscienza acquisisce un corpo mentale simile a quello del sogno ed ha il potere di raggiungere qualsiasi luogo, e qualsiasi momento senza alcun ostacolo.

Laurie Anderson elabora una meditazione sull'ineludibile senso della fine, che riporta a mente le parole di Harold Brodkey che in Questo buio feroce scriveva: «la morte è quella sfera di accettazione, di scioglimento e scomparsa in fondo alla cascata dei ricordi che ritornano, di fantasmi e di vivi, il passaggio obbligato che si è costretti a percorrere […]. La morte in sé è dolce, dolcemente illuminata, vastamente oscura. L'io si infittisce di metamorfosi e sembra emanare luce – per - affrontare quell'immensità che è la fine dell'individualità, quell'assorbimento nella danza delle particelle e dell'inudibilità».

Heart of a Dog si chiude sull'immagine e i versi di Lou Reed, a cui il film è dedicato («Lou – scriverà Laurie - era un principe e un combattente e so che le sue canzoni sul dolore e la bellezza del mondo riempiranno molte persone con l’incredibile gioia che lui provava nei confronti della vita. Lunga vita alla bellezza che scende, ci attraversa e si riversa su tutti noi.»); è lui, fino alla fine mai chiamato in causa (ma del resto si sa: messi davanti all’assenza, la nostra attenzione è subito rivolta a ciò che manca) a irrompere con le strofe di Turning Time Around (brano tratto da Ecstasy l'album dedicato alla Anderson) e rivelare, forse, l'unica verità: «Avere indietro il tempo, ecco cos’è l’amore / riavere il tempo sì, ecco cos’è l’amore».

Una precedente versione è stata pubblicata su «Cineforum», 548


Titolo: Heart of a Dog
Anno: 2015
Durata: 75'
Origine: USA / Francia
Colore: C B/N
Genere: SAGGIO / DOCUMENTARIO / SPERIMENTALE
Specifiche tecniche: 1.78 : 1
Produzione: CANAL STREET COMUNICATION

Regia: Laurie Anderson

Interpreti: Laurie Anderson, Archie, Arlo Willner, Chin Heung-heung, Etta, Gatto, Jenni Muldaur, Julian Schnabel, Little Will, Lolabelle, Lou Reed, Matt Vega, Nitro
Sceneggiatura: Laurie Anderson
Fotografia: Joshua Zucker Pluda, Laurie Anderson, Toshiaki Ozawa
Montaggio: Katherine Nolfi, Melody London
Musica: Laurie Anderson

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