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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Cose mai viste

I racconti dell'orso

Luca Romano

altIl movimento perpetuo della macchina culla il sonno dei passeggeri, gli spazi onirici che divagano tra le immagini che scorrono nel finestrino e i pensieri che si riflettono come le immagini nel vetro. Gli occhi di una bambina affrontano il passaggio con il sonno, la bocca si apre e il respiro diventa ritmico, ci si lascia cullare al di là dei paesaggi che la macchina attraversa.


Presentato durante la trentatreesima edizione del Torino Film Festival e riportato nelle sale pugliesi attraverso la quinta edizione di "Registi fuori dagli sche(r)mi", I racconti dell’orso dei due registi Olmo Amato e Samuele Sestieri lavora sulla fiaba, sul racconto che è letterariamente derivato dai fantasmi, dalle presenze di figure oniriche ma verosimili, che occupano uno spazio nella narrazione del possibile, attraverso un ritmo che è musicale e legato alle forme.

I racconti dell’orso, infatti, ha un incipit reale, è l’incipit del viaggio, tema classico nella storia delle narrazioni, che tuttavia confluisce nell’onirico. Una bambina attraversa il reale e si perde al di là, alicescamente, in un mondo al di là del mondo. Compaiono due figure, forme, che si muovono nello spazio di boschi, case in legno, radure, fiumi e strade: la prima è una macchia rossa dalle sembianze umane che ricurva su se stessa, quasi schiacciata dallo sforzo d’esistere; la seconda è un robot con una tunica marrone da frate, con il cappuccio. Entrambi i personaggi abbandonano la lingua parlata, comunicano attraverso suoni gutturali o elettronici, tramite i gesti e tramite le sensazioni.

Le figure si perdono nel paesaggio rimanendone totalmente estranee, applicate oniricamente, nel tentativo di salvare un orsacchiotto o semplicemente di inseguirsi, di giocare. Alla domanda del frate-robot: So… What do we do now? La risposta dell’uomo rosso è: let's play.

Il gioco diventa il fulcro del sogno e, esattamente come lo spazio onirico, costruisce un flusso che non può che essere metacinematografico. Il chiudere gli occhi della bambina davanti alle immagini che scorrono sul finestrino è l’essere filmico che si manifesta ambivalente: dall’esterno come immagine che scorre e non si può catturare e dall’interno come immagine che si riflette sul finestrino perdendo i connotati e la definizione e mischiandosi al fluire del paesaggio.

L’immagine virata sul rosso e le musiche rarefatte contribuiscono all’oniricità rendendo tutto il film come un passaggio, un attraversamento che potrebbe definirsi creazione (onirica) dal nulla dal quale i due protagonisti arrivano e verso il nulla al quale sono necessariamente orientati. Alla musica corrisponde la perdita di linguaggio, così come i due protagonisti hanno una perdita dei connotati umani, nello stesso modo perdono la lingua parlata, ne inventano una nuova o non la utilizzano proprio. Camminano tenendosi per mano e guardano nella stessa direzione, sembra provino emozioni simili, lavorano sull’empatia più che sulla condivisione. Con l’onirico si è arrivati a reinterpretare il linguaggio a costruire nuove strutture d’analisi scientifiche e filosofiche, tuttavia qui il lavoro di Olmo Amato ed Samuele Sestieri sembra abbandonarsi completamente alla sensazione, alla capacità di comunicare che va al di là delle strutture sociali che il linguaggio, e il sogno stesso, impongono. È una capacità probabilmente ludica, per questo il «let's play» risuona come un progetto estetico e filosofico, più che come una semplice risposta.

Ed è in questo senso che I racconti dell’orso si propone come un film che culla lo spettatore, al ritmo della macchina che procede su una strada nordica, circondata da alberi, un ritmo che si abbandona alla forma e che non ha bisogno di una lingua per esser compreso.



 

Titolo: I racconti dell'orso
Anno: 2015
Durata: 67'
Origine: Finlandia, Italia, Norvegia
Colore: C
Genere: SURREALE
Produzione: MAURO SANTINI, OFFSETCAMERA, OLMO AMATO, SAMUELE SESTIERI

Regia: Olmo Amato, Samuele Sestieri

Interpreti: Bengt Roberts, Freya Roberts, Olmo Amato, Samuele Sestieri
Sceneggiatura: Olmo Amato, Samuele Sestieri
Fotografia: Olmo Amato, Samuele Sestieri
Montaggio: Samuele Sestieri
Musica: Riccardo Magni

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