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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Cose mai viste

Urge

Gemma Adesso

altAl loro spirito che aleggia, ad arte.

Cosa urge? È la domanda che tormenta «tutti quelli che si chiedono».
Cosa è Urge? Teatro, cinema o la domanda stessa che azzera il verbo per eccellenza.
Urge l’impossibilità di dire e di rappresentare uno qualsiasi tra i sensi se contemporaneamente accade di annegare e di asfissiare nei barconi o nel recinto che definisce la pericolosità di un essere. L’essere umano immerso in questa vastità c’entra quanto tutto il resto, che sia sogno o reale/leale, il suo voto è una para opinione (un letterale paradosso), la possibilità di una conoscenza alternativa. Scrivere di questa urgenza indicibile equivale ad assumersi il rischio della caricatura, perché la narrazione smagliata di Bergonzoni e la prospettiva multipla di Rodolfi si negano ostinatamente ad ogni interpretazione.


Il paradosso non coinvolge solo una parola irrisolta, esagerata, estenuata, illimitata ma anche le immagini che non la significano e che, stringendo attorno al corpo agitato nel buio, ne tratteggiano i rumori in una eccedenza di cinema che non riguarda più solo il cinema: Urge è un film sull’inaudito (la parola impensabile) e sull’invisibile (l’immagine apocrifa). «Per un senso di necessità artistica e non di trasposizione mediatica», dice Rodolfi, lo spettacolo del 2010 che ha avuto più di 200 repliche è stato ripreso e metamorfizzato in film ritmico riproducibile infinitamente.

Il racconto non può concludersi ma solo procedere per accenni e salti, sottrazioni e moltiplicazioni di lettere, cifre, simboli, immagini azteche egiziane onirico letterarie che creano uno smottamento nel senso comune e creando interrogano, accantonando il senso unico accumulano acconti di impossibilità razionali. Parlando le parole tacciono, le immagini non si vedono pur componendosi, lo spazio si espande dietro il sipario, nella vastità di connessioni imprevedibili in cui il tavolo può anche diventare un motoscafo animale, le luci microfonate il monumento ai caduti-minimizzati, il binocolo accennato lo strumento intangibile di un orizzonte ironico cioè onirico: l’altra faccia dell’incubo.

La ripetizione estenuata della sceneggiatura si mostra nelle posture corpo-orali che negano la possibilità del riconoscimento in personaggi verosimili: la catarsi è abolita tanto quanto il messaggio più o meno edificante. Se l’oralità è un processo dissoluto che spersonalizza, il corpo si fa potenza evocativa, grido motorio che riecheggia la vita. Tra verità e menzogna si gioca il paradosso extramorale: nell’impossibilità del risveglio (la vida es sueño?) c’è una verità antipode all’opinione comune in cui, nell’estrema coerenza del paradosso, il segno dell’atroce vale quanto un crocifisso, la vastità è un sapere in cui tutto c’entra con il resto che sempre manca e le civette su un comò fanno l’amore con la figlia del dottore moribondo. La formula rituale della filastrocca equivale a quella della preghiera cantilenata dai fedeli al capitale quanto alla sua pena, in un processo che azzera la comprensione: «dov’eri quando sventravano i concetti? Dov’eri quando svuotavano le parole?». La domanda è un dispositivo che invertendo l’obbligo di riconoscere i doveri ne dissolve il potere nell’indistinto di una potenzialità creativa e parossistica.

Bergonzoni-Rodolfi esasperano il limite attraverso la serietà della domanda e, in questo gioco all’impossibilità, comunicazione teatro e cinema non possono più bastare. Urge inventare altri esseri che parlino altre lingue: chiedere al Grande Cormorano se esiste una uscita alternativa all’incubo, ipotizzare un film sulla vastità con colonna sonora, dialoghi al buio e immagini a caso che estenuino la possibilità della distrazione e del riconoscimento in storie e personaggi meno vivi dell’annegato e dell’asfissiato.





Titolo:
Urge
Anno: 2016
Durata: 104'
Origine: Italia
Colore: C
Genere: SPERIMENTALE
Produzione: ALLIBITO srl

Regia:
Riccardo Rodolfi
Regia teatrale: Alessandro Bergonzoni, Riccardo Rodolfi

Interpreti: Alessandro Bergonzoni
Sceneggiatura: Alessandro Bergonzoni
Montaggio: Alberto Cerchierini
Musica: Riccardo Magni

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