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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Cose mai viste

Simon Killer

Leonardo Gregorio

altUn americano a Parigi, ma Vincente Minnelli è lontano. Brady Corbet è l’attore, il corpo, il racconto, il vuoto che potrebbe  essere atterrato, poniamo, da un set di Harmony Korine,  o di Gaspar Noé, di Gus Van Sant. Ed è per il regista Antonio Campos, classe 1983, il volto perfetto, unico, come già lo era stato Ezra Miller nel suo Afterschool (2008). Mentre Simon Killer (2012) è solo il titolo di un film, un’approssimazione, una bugia. Una eventualità, o meglio l’ambiguità perfida del cinema, dell’inquadratura che c’è, dell’inquadratura che manca. Perché il film stesso si pone come realtà falsata, inturgidita, un effetto, fittizia nervatura thriller, mette in scena l’erosione, un realismo fallimentare che pedina le figure ma che non può più dire.

Simon (Corbet) viene da New York, è un ragazzo in fuga: da un amore finito male, da una ragazza che non va via dalla sua testa. Ha da poco ottenuto una laurea in neuroscienze, studiando il rapporto tra cervello e occhio. Sembra una delle poche cose che conosce di sé, che sa raccontare. In Francia vorrebbe dimenticare, vorrebbe conoscere qualcuno, mentre sua madre gli parla dallo schermo di un computer. Alle orecchie incolla le cuffie d’ordinanza della sua generazione, attraversa le strade di una città ostile, notturna,cattiva, come se fosse il personaggio di un videoclip, come se fosse il protagonista inconsapevole, ingenuo, eppure colpevole, rapace, subdolo, di un’altra storia da offrire agli occhi social; è uno sberleffo crudele, la messa in ridicolo di ogni viaggio dell’eroe, di ogni manuale del cinema dove tutti gli elementi devono poi ritornare al loro posto.  Simon può masturbarsi abbracciando un PC portatile o un corpo bellissimo. Va a vivere da Victoria (Mati Diop) che, in realtà, si chiama Noura quando non è con i clienti che la pagano per scopare e forse di lui si è innamorata. Simon, invece, ricatta gli uomini che vanno con lei. Incontra nuovamente Marianne (Constance Rousseau), una delle sue prime conoscenze parigine, e le chiede dei suoi occhi strani, tradisce Noura. Ma tutto ciò è solo una traccia, sono tracce.

E Campos  (Buy It Now, 2005; Christine, 2016) – firma unica alla sceneggiatura del film, ricavata da un soggetto scritto insieme a Corbet e Diop, mentre al montaggio è stato affiancato da Zachary Stuart-Pontier e Babak Jalali – costruisce lo smarrimento e l’abisso senza dare nessun nome alla tensione muta che attraversa il film, la lascia apparire a un certo punto, la trattiene, la confonde,  accosta e separa piccoli slanci e grandi  implosioni emotive, disloca e nasconde le loro traiettorie, in un flusso di senso come una vertigine che stordisce e ribalta la scansione del tempo, mette a duello l’immagine e il suono contundente, violento, che penetra e squarcia l’immagine, la vìola. Incrocia  Haneke, Dance Yrself Clean degli LCD Soundsystem  ed estetica pop, di questa ne graffia l’ideologia, decentra, rende parziali, incomplete le sue ossessioni, i suoi corpi.  Meno ortodosso di Afterschool, Simon Killer non è meno teorico, forse solo più libero, riesce a  dire di più del cinema di Campos, nel suo ritornare a filmare la questione dello sguardo:  che non è più quello esterno, tirannico, invisibile del suo film precedente, ma è assimilato ormai da un reale che è di tutti: collettivo, frammentato, ingannatore, una menzogna. Che cancella ogni possibilità d’assoluto,  che mostra l’ottusa sterilità del nostro feticismo scopico. Simon Killer è li a praticare lo svelamento clandestino. È  paradossale resistenza.

 


 

Titolo: Simon Killer
Anno: 2012
Durata: 101'
Origine: Stati Uniti, Francia
Colore: C
Genere: DRAMMATICO
Produzione: FILMHAVEN ENTERTAINMENT, BORDERLINE FILMS

Regia: Antonio Campos

Interpreti: Brady Corbet (Simon), Mati Diop (Victoria/Noura), Constance Rousseau (Marianne), Lila Salet (Sophie), Solo (René), Michaël Abiteboul (Jean)
Soggetto: Antonio Campos, Brady Corbet, Mati Diop
Sceneggiatura: Antonio Campos
Fotografia: Joe Anderson
Montaggio: Zachary Stuart-Pontier, Antonio Campos, Babak Jalali
Musica: Saunder Jurriaans, Danny Bensi

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