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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Cose mai viste

La calle de la Amargura

Matteo Marelli

altSolo la famiglia può donarti la misura della tua crudeltà
(Antonin Artaud, I Cenci)


Citando Godard possiamo dire che La calle de la Amargura di Arturo Ripstein è al contempo un conte de faits (un racconto di fatti) e un conte de fées (un racconto fiabesco). È lo stesso regista a  convincerci di questa lettura quando dichiara: «Il mio film è tratto da una storia vera - un omicidio che fece scandalo in Messico nel 2009 -, ma questo non viene dichiarato. E non è un caso. Perché preferisco l’invenzione [...]. La realtà è un’occorrenza passeggera. La verosimiglianza è, ai suoi massimi livelli, eterna. E` questa la mia aspirazione. La storia, i personaggi, l’atmosfera, la struttura del film sono più veri che mai, perché pur essendo nati dalla realtà sono diventati, grazie al cinema, una meravigliosa finzione.»


Ripstein, che cominciò la sua carriera come assistente alla regia (non accreditato) in L'angelo sterminatore, nel corso di oltre cinquant'anni di attività ha maturato una caustica visione del mondo di ascendenza buñueliana, fatta di humor nero e acredine moralista. Il regista, assistito alla fotografia da Alejandro Cantú, allestisce, attraverso quadri in bianco e nero così fortemente chiaroscurati da far pensare, per dirla con parole di Pasolini, «a un'assurda e squisita mistione tra Masaccio e Caravaggio», una rappresentazione macabra e grottesca dell'esistenza umana, in cui la fame e la morte dominano, come in un affresco medioevale, i rapporti fra gli individui. «Ciò che mi entusiasma [...] del Caravaggio», scrisse Pasolini – e in queste suggestioni sembra di ritrovare le parole di  Ripstein adoperate in apertura - è «il diaframma luminoso che fa delle sue figure delle figure separate, artificiali, come riflesse in un specchio cosmico. Qui i tratti popolari e realistici dei volti si levigano in una caratteriologia mortuaria»; «dentro lo specchio tutto pare come sospeso come a un eccesso di verità, a un eccesso di evidenza».

I legami parentali ritratti in La calle de la Amargura sono espressione di un'idea sconsacrata, degenerata e rapace di famiglia, corrosa da disumanizzanti logiche speculative ormai completamente introiettate, tanto che ogni rapporto è regolato da pratiche di sfruttamento e di oppressione: coniugi, così come figli e genitori dipendono gli uni dagli altri e viceversa e strumentalizzano questa condizione di dipendenza attraverso la sottomissione del più debole, la violenza, il sadismo.

Spesso è stato fatto il nome di Caravaggio e tocca rinominarlo per parlare dello spazio, che in questo film, come nei dipinti di  Michelangelo Merisi, supera la definizione di struttura organica e unitaria. Non è facilmente identificabile e le coordinate cartesiane forse non sempre saprebbero giustificarlo. Si tratta di uno spazio reale e allegorico allo stesso tempo, un bassofondo oscuro di dannazione e avidità. Uno spazio inquieto e in crisi, dove le donne e gli uomini che lo abitano ne sono diretta emanazione.

Il film di Ripstein funziona splendidamente fino al momento della morte dei due luchadores lillipuziani (La Muerte Ciquita e Akita); il regista lavora sulla deriva tragica dei corpi, non scava lo spessore psicologico dei personaggi che rimangono puri vettori di dinamiche funzionali alla struttura dell'apologo. Poi, concentrandosi maggiormente attorno alle due anziane prostitute, assassine inconsapevoli dei piccoli lottatori (stroncati da una dose letale di gocce per gli occhi assunte con l'alcol), perde parte della sua pungente lucidità virando più sul patetismo della vicenda.

 


 

Titolo: La calle de la Amargura
Anno: 2015
Durata: 99'
Origine: Messico, Spagna
Colore: B/N
Genere: DRAMMATICO
Produzione: PRODUCTORA 35, WANDA WISÓN S.A., EQIPMENT & FILM DESIGN, CINEMA MAQUINA, ALEBTIJE CINE Y VIDEO, FONDO PARA LA PRODICCIÓN CINEMATOGRÁFICA DE CALIDAD

Regia: Arturo Ripstein

Interpreti: Alberto Estrella, Alejandro Suárez, Arcelia Ramírez, Eligio Meléndez, Emoé de la Parra, Erando González, Greta Cervantes, Guillermo López, Juan Francisco Longoria, Lety Gómez, Nora Velázquez, Paola Arroyo, Patricia Reyes Spíndola, Sylvia Pasquel
Sceneggiatura: Arturo Ripstein, Carlos Puente
Fotografia: Alejandro Cantú
Montaggio: Arturo Ripstein, Carlos Puente

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