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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 26 | primavera 2017

Cose mai viste

Lo and Behold

Luca Romano

altHo spartito con i mortali un dono degli dèi; per questo fui inchiodato al mio destino.
Cercai la scaturigine segreta del fuoco che si cela nel midollo della canna, maestro d’ogni arte, via che si apre.
Questo fu il peccato di cui pago la pena inchiodato e in catene in faccia al cielo.
(Eschilo, Prometeo Incatenato)


Alla fine è necessario parlare dell’inizio, tornare lì dove tutto è iniziato e chiudere un percorso aprendone uno nuovo. D’altra parte è impossibile parlare di internet, del web, a oltre 20 anni dalla sua creazione, senza ricomporre le tappe della sua nascita e i passaggi fondamentali. Ma di cosa parliamo quando parliamo di internet?

Lo and Behold di Werner Herzog inizia così, dal primo messaggio inviato attraverso la prima connessione ARPAnet, quel LO che doveva essere un LOGIN, interrotto dopo le prime due lettere, nel 1969, molti anni prima della nascita vera e propria di Internet, avvenuta poi nel 1983. Il passaggio, di immagine in immagine incede attraverso storie personali e processi che hanno coinvolto tutta l’umanità. Herzog non si ferma alla rappresentazione degli eventi, ma sul racconto, oscillando tra due delle più classiche posizioni: l’entusiasmo per la scoperta e la paura che la scoperta porti con sé la fine – anch’esso tema classico dall’antica grecia insieme al simbolismo del fuoco.

Così vediamo che si alternano le storie di ragazzi in un centro di disintossicazione dalla dipendenza da videogiochi, alle vicende di una famiglia la cui figlia morta in un incidente è stata fotografata e le sue foto su internet hanno girato e sono state ricoperte di insulti – tanto   che la madre arriva a definire internet come “la manifestazione dell’anticristo”, in cui si presuppone che internet in sé possa essere buona o cattiva. Si passa dalla ricerca nel campo dei robot alla vita di Elon Musk, spesa interamente per dimostrare come internet non sia altro che il presupposto di qualcosa che possa spingere l’essere umano oltre i propri limiti. Così Herzog ci racconta il progetto, di Musk, di far arrivare l’uomo su Marte; o anche i più piccoli progetti sull’intelligenza artificiale che continuano a creare piccoli robot in grado di superare il test di turing e che potrebbero un giorno, nemmeno troppo lontano, esser simili agli umani nel modo di approcciare il mondo.

Il tutto ci conduce verso l’immagine finale, l’ultima scena del film, nel quale una fiamma ci riporta a Prometeo, che paga, con la sua stessa esistenza, il furto del fuoco e il regalo della tecnica all’uomo, ma nella tragedia di Eschilo il titano appare come un ribelle che non accetta la volontà degli Dei e di Zeus in particolare, è l’inizio della tecnica, atto di ribellione agli dèi, che ci riporta verso una tecnica estremamente metafisica. dimostrando come la tecnica, oggi, non sia altro che lo strumento con il quale l’umano oltrepassa, o sta oltrepassando, se stesso.

Le interviste di Herzog contenute in Lo and Behold ci portano davanti, già ora, ad un tipo di uomo che non può esser considerato alla stregua dell’uomo che ha inventato internet nel 1983. Le domande poste a due neuroscienziati di Pittsburgh immaginano un essere umano capace di comunicare, di twittare telepaticamente, ma cos’altro è internet oggi se non la prima fase di una comunicazione di tipo telepatico? esattamente come nel 1963, davanti ad un messaggio interrotto, inviato tramite ARPAnet, qualcuno sarebbe riuscito ad immaginare il 4G?

In definitiva la domanda attorno alla quale verte tutto è posta da Herzog proprio ai due neuroscienziati: internet sogna se stessa? Così come viene messa in mostra l’incertezza dei due studiosi davanti alla vastità della questione, nello stesso modo non è possibile non porre una domanda riflessiva su quello che internet sta diventando per sé. Se la sua creazione, il mantenimento delle reti, dei server, dei siti, dei social e di tutta la bolla all’interno della quale siamo immessi, non sia altro che una sovrastruttura dalla quale ora non solo siamo dipendenti – dipendenze che in Lo and Behold vengono messa in mostra in varie forme – ma che costituisce una parte fondamentale del nostro esser ‘esseri umani’.

Herzog non prende una posizione definita, sembra oscilli tra le due, talvolta esaltato, talvolta scettico, forse propendendo piuttosto per un controllo su quello che sta accadendo e che accadrà, un controllo di tipo etico. Forse, però, non è nemmeno corretto strutturare il proprio pensiero in questo modo, non è funzionale a ciò che accade, che di per sé non è più definibile con le categorie etiche all’interno delle quali l’uomo è abituato a ragionare. Il rapporto con i robot, ad esempio, o semplicemente l’auto Tesla che si schianta perché non riconosce un TIR che di profilo ha lo stesso colore del cielo, ci portano al di là dei classici concetti di bene e male, semplicemente perché quell’errore, nonostante sia costato la vita all’uomo all’interno dell’abitacolo, è strutturalmente utile per “istruire” altri modelli di auto-intelligenti, capaci di evitare, in futuro, pericoli di questo tipo, utilizzando le informazioni del passato. Questo tipo di riformulazione etica dell’errore non avviene per nessun altro incidente umano, nessuno impara dagli incidenti degli altri. Quindi, da questo punto di vista il valore etico/morale del gesto è differente e più complesso della dicotomia bene/male.

Herzog ci porta davanti ad una questione di per sé fondamentale e che forse per molti anni, soprattutto nel dibattito pubblico italiano, è stata affrontata senza i corretti strumenti e le corrette domande. Ma forse il problema resta quello della fiamma alla fine del film, resta quello della domanda intorno alla tecnica: l’uomo sogna se stesso?





Titolo originale:
Lo and Behold - Reveries of the Connected World
Durata: 98'
Origine: USA
Anno: 2016
Colore: C
Genere: DOCUMENTARIO
Specifiche tecniche: 1.78 : 1
Produzione: SAVILLE PRODUCTIONS, TREE FALLS POST

Regia: Werner Herzog

Interpreti: Lawrence Krauss, Kevin Mitnick, Elon Musk, Sebastian Thrun, Lucianne Walkowicz
Fotografia: Peter Zeitlinger
Montaggio: Marco Capalbo
Musiche: Mark Degli Antoni, Sebastian Steinberg


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