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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018



UZAK 28/29 | autunno/inverno 2017/2018

Editoriale. The deserted

Luigi Abiusi


SPECIALE PAUL SCHRADER
a cura di L. Abiusi


Coito ininterrotto. First Reformed

Luigi Abiusi


L'insolubile alternativa

Alessandro Cappabianca


Uomini solitari di Dio

Anton Giulio Mancino


Dispositivo di trascendenza

Pietro Masciullo


Schrader - Mishima - Bataille
La macchina rituale

Giovanni Festa


The Canyons

Mariangela Sansone


SPECIALE WILLIE VARELA
a cura di V. Dell'Aquila


Like a mirage: the Ambiens Series

Michael Sicinski


The World in the Window

Stephen Broomer


Here and There
Recuerdos de flores muertas

Dorottya Szalay


 

Willie's Eye

Brian Wilson


This burning world

Mariangela Sansone


LO STATO DELLE COSE


CARNE Y ARENA. La virtualità
come esperienza d'alterità

Matteo Marelli


Les garçons savages: ontogenesi
di un universo instabile

Giulio Vicinelli


Locarno 2017

Mariangela Sansone


COSE VISTE


Ammore e Malavita

Giulio Vicinelli


INCHIOSTRO DI KINE


Il caso e altre novelle
di Krzysztof Kieslowski

Raffaele Cavalluzzi


SCREAMADELICA


END OF THE EAR
I migliori dischi del 2017

AA. VV.


uzak.it | Cose mai viste

Il dolce silenzio dei poeti: Aleksey German Jr. e Lav Diaz

Massimo Causo

altL'impotenza del poeta, la sua strutturale disorganicità rispetto al sistema del potere e la sua silenziosa ribellione allo scandalo del silenzio imposto. Due film dalla Berlinale 68 per dire della resistenza del poetico dire rispetto alla violenza della Storia: Dovlatov di Aleksey German Jr. e Season of The Devil (Ang Panahon ng Halimaw) di Lav Diaz. Due scorci dagli anni '70, col tallone dei regimi sulla coscienza dei popoli, funzioni oppressive del potere alle prese con le funzioni libertarie dello spirito: Aleksey German Jr. disperde le speranze dello scrittore russo Sergei Dovlatov nella nebbia d'apparato dell'Unione Sovietica, che non seppe dargli voce di stampa e lo costrinse a fuggire a New York per sfuggire alla lenta morte del suo spirito. Lav Diaz s'inventa invece  il poeta del popolo Hugo Haniway, che si oppone al regime di terrore instaurato dai miliziani di Marcos nella sua patria martoriata e si martirizza nella ricerca disperata della sua donna, Lorena, medico volontario nei villaggi degli oppressi. La febbrile ricerca dell'eroica libertà dei sottomessi è il canto silenzioso di questi due film ovviamente molto diversi, ma tenuti insieme dall'istintiva deriva nel filmare la poesia come atto di quotidiana resistenza, tenace e malinconica. Il contrappunto di un'opposizione che ha le spalle forti di chi deve portare il peso della sottomissione come catena personale e come gabbia collettiva della sua gente.

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The Disaster Artist

Giulio Vicinelli

The Disaster Artist di James Franco si è certo distinto per apprezzamento da parte del cinefilissimo popolo del Torino Film Festival, dove è sfilato, nel generale compiacimento ilare, nella sezione After Hours. Si concorda tutti sul fatto che sia commedia a dir poco esilarante, dal ritmo pirotecnico, nel senso che i motivi di riso si susseguono con lo stesso ritmo scoppiettante e irregolare delle esplosioni prodotte dai fuochi nelle notti di festa, tutti d'accordo sulla qualità della performance istrionica di Franco attore-mattatore e regista e sul fatto che pratichi un comico intelligente, alternativo e quant'altro. Considerazioni, queste, più che corrette e criticamente necessarie, ma di cui ci occuperemo solo nel prosieguo.

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Observando el cielo

Vanna Carlucci

altObservando el cielo è una ricerca ma anche un viaggio durato sette anni in cui Jeanne Liotta frantuma il tempo per captare campi celesti e registrare il movimento degli astri e della luce e del buio incisi su pellicole da 16mm.
Osservare il cielo è contemplarlo che è privilegio dell’uomo la cui stessa denominazione greca (ἂνθρωπος) mi rimanda ad una definizione di Platone in Cratilo 399c: «questo nome ἂνθρωπος, uomo, significa che mentre gli altri animali non considerano né ripensano né riesaminano (ἂνθρωποὖσιν) mai nulla di ciò che vedono, l’uomo non appena ha visto, ἀνἀθρἐι e cioè riflette ciò che ha visto, donde a ragione soltanto l’uomo tra gli animali fu denominato ἂνθρωπος, cioè colui che riesamina ciò che ha visto. Ma ἀνἀθρἐωè composto di ἀνω + ἀθρἐω= guardare verso l’alto: «degli altri animali infatti solo l’uomo guarda in alto”» (Rocca S.); solo l’uomo, una volta acquisito il suo status erectus (quella verticalità che lo contraddistingue, tra le altre cose dall’animale) ha potuto levare gli occhi al cielo e ricevere tutto l’inaudito spazio del cosmo.

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The First Shot

Giulio Vicinelli

Da che gli avventurosi pionieri del gruppo di Brighton e, una manciata di anni dopo, il giovane Griffith ebbero l'intuizione delle possibilità espressive della frammentazione; da che iniziarono a suddividere lo spazio unitario dell'immagine nelle sue molte inquadrature parziali, e il montaggio da mera pratica sommativa si è dischiuso nelle sue infinite possibilità di senso ed emozione, la questione fondamentale per cineasti e critici è diventata e sempre resterà quella della significazione cinematografica.

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Verao Danado (Damned Summer)

Giulio Vicinelli

«This movie should be played loud».

L’esergo che apre The Driller Killer di Abel Ferrara potrebbe tranquillamente stare in apertura di questo Damned Summer senza disattendere le aspettative implicite nel motto. Se però il film di Ferrara si presentava da subito in tutta la sua forza importante, quello di Pedro Cabereira si innesca con lentezza, secondo una studiata progressione.

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Avanti

Luca Romano

«Avendo dimostrato che tutti sono filosofi, sia pure a modo loro, inconsapevolmente, perché anche solo nella minima manifestazione di una qualsiasi attività intellettuale, il “linguaggio”, è contenuta una determinata concezione del mondo, si passa al secondo momento, al momento della critica e della consapevolezza, cioè della quistione: è preferibile “pensare” senza averne consapevolezza critica, in modo disgregato e occasionale, cioè “partecipare” a una concezione del mondo “imposta” meccanicamente dall’ambiente esterno, e cioè da uno dei tanti gruppi sociali nei quali ognuno è automaticamente coinvolto fin dalla sua entrata nel mondo cosciente [...] o è preferibile elaborare la propria concezione del mondo consapevolmente e criticamente e quindi, in connessione con tale lavorio del proprio cervello, scegliere la propria sfera di attività, partecipare attivamente alla produzione della storia del mondo, essere guida di se stessi e non già accettare passivamente e supinamente dall’esterno l’impronta alla propria personalità?» (A. Gramsci 1975, pp. 1375-1376).

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9 Doigts

Mariangela Sansone

«À quoi bon un cinéaste en temps de manque? À faire parler la Terre! Entrer dans le secret d'un Soleil, d'une brume et du magnétisme tellurique - via les indigènes du secteur...»
(F. J. Ossang, Mercure insolent)



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Seduced and abandoned

Mariangela Sansone

«A occhi chiusi e nello sforzo di prendere sonno,
vedo brillare, sul fondo delle mie palpebre,
una brace: è l’anima ostinata,
il relitto lampeggiante
del naufragio glorioso del mio giorno.»
(René Char, da A una serenità contratta)

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A quiet passion

Michele Sardone

È ammirevole come un autore riesca ad essere coerente con se stesso nonostante il passare del tempo e delle mode. Si ha l’impressione che Terence Davies abbia girato A quiet passion esattamente come avrebbe fatto trent’anni fa: sceneggiatura accuratamente letteraria, ambientazione invariabilmente nel passato (che nei suoi film va dall’oleografico Ottocento fino ai non meno crepuscolari anni Cinquanta), piani sequenza con predilezione per i movimenti laterali o circolari, e in sottofondo la voce fuoricampo, che narra senza spiegare nulla, che preferisce aggiungere una sensazione piuttosto che una spiegazione, che viene anche lei dal passato, come voce lontana sempre presente.

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Ulrike’s Brain

Valentina Dell'Aquila

«… Allora, dopo essere stata nell’ala morta, mia sorella scrisse un testo per descrivere quello che succedeva là dentro:

La sensazione che ti esploda la testa (la sensazione che la scatola cranica debba spezzarsi, sollevarsi)… La sensazione che la cella sia “in viaggio”. Ti svegli, apri gli occhi: la cella sta viaggiando; di pomeriggio, quando entra la luce del sole – di colpo si ferma. La sensazione del viaggiare però non riesci a togliertela. Non puoi dire con certezza se tremi di febbre o di freddo – in ogni caso hai freddo. Per potere parlare in tono normale devi fare lo stesso sforzo che faresti per parlare a voce alta, quasi come urlassi. La sensazione di ammutolire – non riesci più a identificare la semantica delle singole parole, la puoi solo indovinare – … La sensazione di bruciare interiormente… Agenti, visita, cortile ti sembrano essere fatti di celluloide – i visitatori non ti lasciano niente. Mezzora dopo riesci a malapena a ricostruire se la visita è avvenuta oggi o la settimana scorsa… La sensazione che il tempo e lo spazio siano incastrati uno nell’altro – la sensazione di trovarsi in una stanza di specchi deformanti – di sbandare. La sensazione di essere spellata…».

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Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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