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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Mirko Locatelli

Nicola Curzio

altMirko Locatelli è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico milanese. Nel 2002 ha fondato con Giuditta Tarantelli la casa di produzione Officina Film, mediante la quale ha realizzato i suoi primi lavori: corti e documentari, che «nascono sempre da un’urgenza, dal desiderio di raccontare storie e temi di rilevanza sociale».
Nel 2008 ha presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia il suo lungometraggio d’esordio, Il primo giorno d’inverno. Il suo cinema colpisce per l’onestà e la rettitudine con cui affrontata temi difficili e delicati; avulso da vezzi estetici, esso si sostanzia in un’indagine antropologica, rivolta soprattutto al mondo dell’adolescenza e portata avanti con sincerità e speranza. Il suo sguardo sensibile non si trasforma mai in giudizio, né cede a facili compromessi; mantiene invece la giusta distanza, affidandosi alle immagini e alle parole, specie quelle non dette, che segnano indelebilmente lo schermo e restituiscono, pur nella finzione cinematografica, qualcosa di profondamente vero.

Presentato in concorso all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, I corpi estranei è l’opera seconda di Mirko Locatelli, scritta ancora una volta con la moglie Giuditta Tarantelli. «Siamo voluti partire da due parole chiave: dignità e pudore»: la dignità di Antonio (Filippo Timi) e del giovane Jaber (l’esordiente Jaouher Brahim), due anime impaurite, due “corpi estranei” alle prese con il dolore; il pudore dello stesso Locatelli, che filma i personaggi «come fossero protagonisti di un documentario, per tutelare i loro corpi, i loro sentimenti, i loro rapporti, quando si scrutano, si odiano, si aiutano o stanno fermi ad aspettare nella speranza che qualcosa, attorno a loro, possa cambiare». Cinema che si apre all’altro, al diverso, che crede nell’uomo e che cerca ostinatamente, proprio nella sofferenza, quell’atto d’amore profondamente umano, che permette la salvezza. Di tutti.


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