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Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Il cinema e il Medioevo a scuola

Tommaso Montefusco

nomedellarosa_montefuscoTratto da Licinio R. (a cura), 2011: Cinema e Medioevo. Immagini del Medioevo nel cinema, vol. I  (il volume in formato ebook sarà allegato al numero 4 di Uzak).

I.
Questo testo si rivolge ai docenti di ogni ordine e grado di scuola; ovvero, si rivolge a coloro che insegnano la storia perché sia appresa con piacere o almeno con interesse.
La storia, infatti, non è disciplina molto gradita agli studenti, che spesso, in assenza di un metodo di studio o di una efficace mediazione didattica da parte del docente, si lasciano andare ad un apprendimento di tipo mnemonico. Suscitare la motivazione intrinseca è, secondo me, il primo step metodologico che un docente deve prevedere nel momento in cui si accinge ad affrontare in classe un argomento di studio. La motivazione intrinseca, infatti, si realizza quando un alunno si impegna nello studio di un argomento perché lo trova interessante e prova soddisfazione nel conoscerlo ed approfondirlo. La motivazione intrinseca è basata, quindi, fondamentalmente sulla curiosità rivolta verso l’argomento di studio che viene proposto dall’insegnante.

Uno degli strumenti che possono essere utilizzati nell’apprendimento della storia per suscitare quella curiosità e quell’interesse ai quali si è fatto prima cenno è la visione di un film, scelto con precisa intenzionalità dal docente, in rapporto, ovviamente, all’argomento che egli si accinge ad affrontare in classe. A maggior ragione questo vale per l’apprendimento della storia medievale, in quanto, come si sa, le giovani generazioni sono molto schiacciate sul presente e hanno scarsa dimestichezza con la prospettiva del tempo storico.
La visione di un film può costituire il punto di partenza nell’approccio ad una Unità di apprendimento, oppure ad un segmento della narrazione storica sufficientemente ampio.

II.
Il cinema, però, è una specifica forma d’arte, con un suo specifico codice e un suo particolare statuto. Il cinema è creatività, inventio, narrazione scritta con immagini da un regista; è scrittura di una sceneggiatura, è recitazione di attori che, a loro volta, interpretano il regista e lo sceneggiatore; e fiction è anche il cinema che attinge alla letteratura, al teatro oppure alla storia. Pertanto, risulta comprensibile che la cinematografia talora si ispiri, prenda spunto o cerchi di riprodurre un’opera letteraria o teatrale che, in definitiva, sono anch’esse sempre frutto della creatività di un autore; il regista, in questo caso, compie sostanzialmente una sorta di remake in altro linguaggio; il che comporta sempre, tuttavia, la creazione di “un’altra cosa”.
Altre considerazioni occorre fare, a mio parere, quando si intende rappresentare, fotografare, portare sullo schermo la vita reale, vissuta, come, ad esempio, accade con i documentari di guerra, anche se, pure in questo caso, c’è sempre qualcuno che opera la scelta delle immagini da “fermare”, da selezionare e montare.
E di altre considerazioni ancora è opportuno tenere conto quando il film intende rappresentare fatti accaduti secoli or sono, ancorché documentati, attraverso le immagini, gli attori, la mano di un regista.
Il film storico è uno dei generi più antichi della cinematografia, la quale spesso si è rivolta alla storia romana e medievale oppure, nella seconda metà del Novecento, alla storia contemporanea. Pertanto i cataloghi sono ricchi di titoli. In tutti i casi, però, occorre maneggiare con cura e con cautela, in quanto le opinioni sulla validità scientifica e documentale di questa cinematografia sono molto diversificate. Ma qui si intende solo suggerire l’utilizzazione didattica del film come suscitatore di curiosità nei confronti di un determinato periodo di storia, come stimolo all’applicazione, come “proposta del tema” all’inizio di un percorso didattico.

III.
Il cinema, infatti, non ha avuto e non ha troppa fortuna tra gli storici di professione (anche se Jacques Le Goff ha fatto da consulente a Jean-Jacques Annaud ne Il nome della rosa e Franco Cardini nel film I cavalieri che fecero l’impresa di Pupi Avati), a causa del suo incerto statuto scientifico e documentale. Inoltre, la storia proposta per immagini filmiche ha bisogno di mezzi interpretativi e conoscenze tecniche che mal si conciliano con l’attività di ricerca e con gli strumenti consueti degli storici di professione. Solo grazie alla scuola delle «Annales» il cinema diventa una delle forme possibili di storiografia, utile, soprattutto, alla conoscenza della società che lo ha prodotto, come afferma Marc Ferro, allievo di Fernand Braudel, che definisce il cinema «fonte e agente di storia» in un numero del 1977 della rivista «Cinéma et histoire». È fonte di storia soprattutto per indagare la mentalità, la cultura del periodo che l’ha prodotto e per osservare e interpretare “un modo di raffigurare” la storia del passato.

IV.
Invece i film di ambientazione storica vengono generalmente recepiti e letti dagli studenti come riproduzione documentata delle vicende narrate. Da sempre il cinema dà allo spettatore l’illusione di assistere ad avvenimenti reali. Ciò non è vero o non lo è interamente, ma è lo “strumento filmico” che induce nello spettatore tale percezione.
I film storici forniscono, però, in ogni caso, un numero rilevante di informazioni, singolarmente anche molto documentate, che aiutano lo spettatore, soprattutto se studente, a formarsi un’idea del passato, del quadro d’assieme di un’ epoca. Valga per tutti La presa del potere da parte di Luigi XIV di Roberto Rossellini.
È in un certo senso «l’uso pubblico della storia» di cui parla Nicola Gallerano (1995). Sulla stessa frequenza d’onda, o quasi, si esprime Edgar Morin che, come si legge in Cinema altrove di Maria Vinella (2002), «nel 1957, anno di pubblicazione in Francia de Il cinema e l’uomo immaginario, […] spiegava che il cinema non riproduce semplicemente la realtà ma […] ne ri-propone un’altra […] che prende il nome di immaginario […], ovvero punto di intersezione tra rappresentazione e percezione dello spettatore». E già secoli prima, se si volesse introdurre la categoria del verosimile come approccio storiografico al film storico, Aristotele, nella Poetica, definisce il verosimile come «il complesso di ciò che è possibile per l’opinione comune».
Pertanto, alla luce di quanto detto, la funzione determinante del docente-tutor risiede, probabilmente, nel guidare la visione dei film storici e nel disvelarne i vari sensi interpretativi.
In questi ultimi anni vi è stato un rinnovato interesse nei confronti del cinema nelle scuole, anche nei confronti del film storico, all’interno di una attenta ricerca di nuove metodologie didattiche e di nuovi strumenti didattici, quali procedure di innovazione degli stili d’insegnamento.

V.
La storia medievale, spesso, è utilizzata dal cinema:

- come sfondo storico per fiction focalizzate su tematiche tradizionali nel cinema: l’avventura, l’amore (es.: Perceval), il divertissement (es.: Non ci resta che piangere);

- come messaggio-metafora del momento storico in cui il film è prodotto (es.: Aleksandr Nevskij, ecc.);

- come kolossal (es.: Ben Hur, Cleopatra);

- come tentativo di ricostruzione documentata e tendenzialmente filologica di un evento o di un personaggio o di un momento storico o di un clima socio-culturale particolare (es.: il Luigi XIV di Roberto Rossellini, l’Armata Brancaleone di Mario Monicelli, Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, ecc.) pur all’interno di un’opera che, comunque, non è un documento, ma è frutto, si potrebbe dire con un ossimoro, della creatività documentata di un regista, della ineliminabile presenza di finzione e documento;

- come narrazione di eventi che hanno precisi riferimenti storici, ma anche stereotipi duri a scomparire (es.: Robin Hood, Ivanhoe, ecc.);

- come moda del momento: l’avventuroso, il cupo e ferino, il tema del Graal, il neo-gotico (es.: Conan il barbaro, Excalibur, Indiana Jones, ecc.).

“Una storia manierata” valida, spesso, per tutti i gusti e per tutte le stagioni.

Nel suo saggio Dieci modi di sognare il Medioevo, infatti, Umberto Eco (1985) recensisce vari modi di raffigurare l’età di mezzo, come, ad esempio, il Medioevo barbarico del Settimo sigillo di Bergman (1956); il Medioevo delle identità nazionali alla maniera di Walter Scott e si potrebbero anche citare, nella fattispecie, film come Ivanhoe di Torpe (1952), oppure Aleksandr Nevskij di Ejzenštejn (1938); il Medioevo romantico e ottocentesco: cupo, violento, neogotico, abitato da castelli tenebrosi e tempestosi; il Medioevo fantasioso che spesso vive nell’immaginario popolare, come in Robin Hood principe dei ladri di K. Reynolds (1991); o ancora «il Medioevo prossimo venturo» di Guerre stellari (1977). E così enumerando.

VI.
Il film storico di contenuto medievale è, però, comunque, utilizzabile non come una fonte storica o un documento, ma come uno strumento di didattica della storia da maneggiare, in ogni caso, come si è detto, con cautela. Infatti, il Medioevo, nel cinema del XX secolo, è ancora largamente permeato dalla concezione che il Romanticismo ci ha trasmesso: un periodo oscuro di lotte ed intrighi, di violenze e torture, di magia e di streghe, farcito di eroi, di grandi amori, di gesta leggendarie, talvolta anche a sfondo esoterico. Sarà il cinema di Rossellini ad introdurre un gusto più documentato, più attento ai contributi della storiografia, più realistico.

VII.
Le modalità di utilizzazione, allora, del cinema quale strumento di didattica della storia medievale, nel nostro caso, possono essere le seguenti:

- per avviare lo studio di un Modulo didattico o di una Unità didattica al fine di creare la motivazione e l’interesse degli allievi nei riguardi della tematica proposta;

- per interagire più efficacemente con lo stile di apprendimento più diffuso oggi nei preadolescenti e negli adolescenti, ovvero lo stile visivo e la consuetudine con il linguaggio delle immagini;

- per mescolare, nell’atto dell’insegnare, parola e immagine al fine di potenziare l’apprendimento dei contenuti didattici;
- per considerarlo alla stregua di una particolarissima “fonte” da interpretare e leggere non come “oggettiva trascrizione” della realtà”, ma come una “interpretazione” della realtà stessa, punto di partenza di ricerche e di studi ulteriori da parte degli allievi, attraverso la metodologia del problem solving;

- per selezionare temi di ordine politico, sociale, economico, culturale sia in senso disciplinare che multidisciplinare: collegamenti storia/storia dell’arte, storia/ letterature straniere (francese e inglese in particolare), storia/letteratura italiana (la società e la cultura cortese, rinascimentale), ecc.

- per indagare il rapporto tra storia e letteratura: il romanzo storico (Walter Scott, Manzoni), la visione romantica del Medioevo;
- per mettere a confronto film sul medesimo argomento/contenuti ed avviare una discussione guidata col metodo del brain storming, al fine di sollecitare un approccio didattico interessato da parte degli allievi.

VIII.
Le finalità del film storico-strumento didattico possono essere:

I. un ausilio per l’indagine storico-culturale sul momento in cui il film è stato prodotto (es.: Aleksandr Nevskij di Ejzenštejn);

II. un ausilio per l’indagine sulla concezione storico-culturale del suo autore in riferimento al presente; un modo, cioè, di rileggere il passato per fornire coordinate di interpretazione del presente (le trame del potere e la fedeltà al Signore, gli atti di “terrorismo” e i regicidi);

III. un ausilio all’interpretazione di momenti particolari del passato o di particolari modi dell’organizzazione socio-statuale: le monarchie assolute, la violenza del potere, la ragion di stato, la solitudine dei sovrani (Luigi XIV di Rossellini, Elizabeth, La regina Margot, ecc.;

IV. l’individuazione delle fonti storiche e le conoscenze documentate: le miniature medievali, gli affreschi, i segni del territorio, la toponomastica, il paesaggio agreste, il cibo, gli abiti, ecc.

IX.
Tematiche particolari che possono essere estrapolate dal film storico-strumento didattico ed affrontate come proposta di discussione guidata di un tema e avvio di ricerche:

- la pace dinanzi alla guerra;

- la non violenza dinanzi alla violenza e l’incubo del futuro (Il settimo sigillo);

- la tolleranza e il riconoscimento della diversità, dell’autonomia della scienza, dinanzi ai roghi e all’Inquisizione (Il nome della rosa, Giovanna d’Arco, ecc.);

- la razionalità dei processi storici e le tendenze esoterico-irrazionalistiche;

- gli eroi indomiti e incorruttibili d’un tempo e l’osservazione della desolante acquiescenza e vacuità sentimentale e valoriale di certe realtà del presente (Robin Hood). L’Ivanhoe di Torpe (1952) ci consegna, ad esempio, l’immagine di un personaggio meno eroico, ma più attento alla difesa delle strutture istituzionali, veicolando, in piena guerra fredda, un messaggio di solidarietà e tolleranza;

- il tema del viaggio: i pellegrinaggi, le crociate; l’approfondimento storico della figura del santo o del cavaliere come ridefinita da Georges Duby (Francesco giullare di Dio di Rossellini, Brancaleone di Monicelli, ecc.); il viaggio alla ricerca della sacra Sindone o per riportare in Francia i resti del re santo Luigi IX (I cavalieri che fecero l’impresa di Pupi Avati);
lo studio di ambiente, l’antropologia del quotidiano, i sentimenti che innervano i comportamenti degli umili, la prosa antieroica della vita dei più (il Decameron e I racconti di Canterbury di Pasolini);

- le dispute teologiche, il pauperismo, la vita nei conventi e la vita degli umili, l’antiaristotelismo (Il nome della rosa);

- il Medioevo “futuro” con la fame, le carestie, la mancanza d’acqua, le devastazioni, i rifiuti, le malattie che flagellano tantissimi Paesi del nostro “presente” e che possono “leggersi” in tanti film di fantascienza (lo è?) come 2022. I sopravvissuti, Day after, E.T., Gli avventurieri del pianeta Terra, Blade Runner, che ci ricordano certe cronache di Rodolfo il Glabro (cronista francese dell’XI secolo), e così via.


Bibliografia

Eco U. (1985): Dieci modi di sognare il Medioevo, Bompiani, Milano.

Gallerano N. (1995): L’uso pubblico della storia, Franco Angeli, Milano.

Licinio R. (a cura), 2001: Cinema e Medioevo. Immagini del Medioevo nel cinema, vol. I, http://www.cinemedioevo.net/classici/index.htm

Vinella M. (2002): Cinema altrove. Sguardi sulle narrazioni filmiche, Luca Sossella Editore, Roma.


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