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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Intervista ai Dispersi

Michele Sardone

dispersiNon potevamo non incontrarci. Da una parte noi, gli uzaki al (quasi) completo, impegnati da tempo a recuperare film fuori dal cortissimo circuito delle sale cinematografiche nazionali. Dall'altra loro, Sara Sagrati e Alberto Brumana, co-curatori del libro Dispersi (370 pp., 19 euro), edito da Falsopiano, una guida ai film non distribuiti in Italia. E non potevamo scegliere miglior luogo dell’atrio della Sala Perla, durante l’ultima Mostra di Venezia, poco dopo la proiezione di Cut di Naderi, un film che ha tutte le caratteristiche per diventare anch'esso un clamoroso disperso e che scegliamo come nume tutelare del nostro incontro.


Due percorsi paralleli, i nostri: anche per voi, tutto è iniziato con la proiezione di Gerry di Gus Van Sant.

Brumana: Dopo averlo visto abbiamo cominciato a chiederci: «Uscirà? Non uscirà?» Non uscirà. Così, a partire proprio da Gerry, abbiamo iniziato a curare sul nostro sito Hideout una rubrica, I Dispersi per l'appunto, in cui, senza seguire alcuna cadenza temporale, ognuno dei nostri collaboratori segnalava e commentava un film non distribuito in Italia. Man mano che siamo andati avanti, siamo entrati in contatto con i ragazzi di ItalianSubsAddicted, una community di sottotitolatori, per lo più di serie televisive, con cui abbiamo cominciato a collaborare. La rubrica è diventata così ancor più corposa, finché c'è stata l'occasione di organizzare una rassegna.

Sagrati: Giampiero Raganelli, uno dei nostri collaboratori, faceva parte di un’associazione culturale di Milano, La scheggia, che curava, tra le altre cose, rassegne cinematografiche. Abbiamo proposto la prima rassegna di Dispersi (datata 2008) e, con nostra grande sorpresa, ogni giovedì sera la sala di circa 70 posti non riusciva a contenere le persone che si presentavano.

B: Uno dei primi film proiettati è stato This is England, che tra l’altro è uno di quei 7-8 film da noi indicati e poi usciti in Italia (questo è avvenuto cinque anni dopo la sua produzione, distribuito dalle Officine Ubu – che ce l’ha fatta dopo tante tribolazioni anche perché, sia detto fra le dovute parentesi, sono scesi i costi).

S: Il successo di quelle rassegne ci ha stimolati a ricercare altri film non usciti nelle sale, fino ad arrivare a compilare un database di circa 300 titoli, pescati tra passaggi TV, festival, campioni d’incassi all’estero, senza precluderci nulla, seppur preferendo il cinema anglosassone, perché più facilmente traducibile. A questo punto il passaggio a dar forma e consistenza cartacea al nostro lavoro diveniva quasi automatico.
La nostra non era neanche un’idea originale. La stessa casa editrice Falsopiano nel 1999 aveva pubblicato un catalogo dall'impostazione simile a quella nostra, Culti non colti, in cui i critici di allora indicavano quei film che troppo frettolosamente erano stati giudicati inadatti al pubblico italiano e che invece, a loro parere, meritavano una seconda visione e un secondo giudizio. Ciò che è cambiato da allora ad oggi è il contesto: internet ha rivoluzionato il mercato e ha stimolato la diffusione di nuovi mezzi di fruizione e condivisione dei film. Diversamente da dieci anni fa, oggi tutto è disponibile, basta sapere cosa cercare.

E qui entrate in scena voi...

S: Abbiamo strutturato il manuale in modo tale che chi lo consulta possa trovare facilmente il film che potrebbe interessargli. Per essere un disperso un film non solo non deve essere mai uscito nelle sale italiane ma non deve aver avuto una distribuzione in DVD (e per questo abbiamo espunto Cecità), non deve essere stato trasmesso in TV (anche se passato una sola volta su Cult alle due di notte) e nessuno deve detenerne i diritti in Italia (è il caso di Sinecdoche New York, acquistato ma mai distribuito). I 100 titoli scelti sono stati suddivisi, con metodo cabalistico, in 10 sezioni: film di registri celebri (Godard, Solondz, Park Chan-wook...); con attori famosi (Kate Winslet, Christina Ricci, Kevin Spacey...); europei; del resto del mondo; film apparsi in quei festival internazionali meno festaioli (Sundance, Istanbul, Locarno... ); film d'esordio (McQueen, Roman Coppola, John August...); documentari; film d'animazione, tra cui l'ultimo dei Brothers Quay; film di genere e, per finire, film sperimentali.
Ogni scheda contiene la sinossi, la recensione, le principali note tecniche, la reperibilità in DVD e, se c'è, dei sottotitoli in italiano; ma soprattutto abbiamo provato a dare una spiegazione della mancata distribuzione in Italia...

Nelle vostre motivazioni a proposito ricorre spesso il termine "difficile": i distributori nazionali hanno ritenuto, di volta in volta, che il tema di un dato film fosse difficile, o che lo stile di un altro fosse di difficile comprensione, o ancora che sia difficile che un film che non ha incassato molto negli Usa possa essere un successo da noi... C'è il rischio che ne esca rafforzato, più che il luogo comune del distributore pavido che non vuole accollarsi alcun rischio, il refrain del pubblico italiano dai gusti facili che va in sala solo per il cinepanettone.

S: La situazione, naturalmente, è più complicata. Esiste prima di tutto un problema oggettivo riguardo i costi: oltre alle inevitabili spese per il doppiaggio, il grande successo asiatico, avendo incassato molto in patria, ha diritti di distribuzione all'estero dal costo elevato ed è spesso destinato a un pubblico di nicchia che non garantisce un incasso adeguato all'investimento. I film indipendenti americani, d'altro canto, immessi in un mercato troppo vasto, spesso divengono dei dispersi perché semplicemente non vengono visti o, se visti, vengono giudicati superficialmente, troppo in fretta. Il libro, quindi, oltre ad avere una funzione critica e di recupero, è anche uno spunto di riflessione sui meccanismi di distribuzione in Italia e sulla sua regolamentazione.

Una digressione: come vi siete regolati con la SIAE per le vostre proiezioni?

B: La situazione della SIAE è un disastro. Esistono tanti regolamenti quante sono le regioni italiane, tutti in disaccordo tra loro. Ci hanno contattato ragazzi in Puglia e in Sicilia per poter fare una rassegna Dispersi anche loro. In Lombardia noi paghiamo un forfait sui diritti musicali, in Puglia si paga una quota fissa più una percentuale sugli incassi, in Sicilia si segue una procedura completamente diversa. Questo avviene perché la SIAE si rifà a una regolamentazione di 70 anni fa, difficilmente adeguabile all’oggi. Spesso il legislatore è persino indietro rispetto all’avanzamento delle tecnologie, cosicché molte fattispecie non sono neanche disciplinate.
Oltre ai diritti SIAE ci sono poi i diritti cinematografici: il cineforum può scegliere di rischiare, proiettando senza autorizzazione, oppure di contattare la casa produttrice e aspettare una risposta. Ad esempio noi, oltre alle rassegne, abbiamo organizzato un festival di 5 giorni, il Dispersival, e abbiamo scritto ai vari produttori, autori, distributori che detenevano i diritti dei film. Abbiamo interpretato le mancate risposte come degli assensi a proiettare il film senza alcun aggravio. Per quanto riguarda coloro che rispondono, ognuno avanza richieste differenti, in maniera del tutto arbitraria: può capitare che non ci venga chiesto nulla come di ricevere tariffari improponibili per il nostro budget.

S: Una volta ho chiesto a Emanuela Martini, che grazie al suo valente lavoro di critica è stata coinvolta nella cura di diversi festival cinematografici, come funzionasse la distribuzione italiana e mi ha risposto: «Nessuno lo sa».
Scrivere Dispersi è stata anche un'occasione per poter coinvolgere altri attori del settore, raccogliendo nel libro i loro interventi. Oltre ai già citati ragazzi di ItalianSubsAddicted, abbiamo interpellato Sancassani, l’esercente del Cinema Mexico di Milano (che ha proiettato per 36 mesi Il vento fa il suo giro), uno dei pochi in Lombardia che è proprietario della sua sala e può decidere cosa proiettare. Poi TNT village, una community di peer to peer etico, ovvero che tenta di non ledere i diritti commerciali; Mirko Locatelli, regista indipendente che per il suo Il primo giorno d’inverno s’è dovuto inventare una società di distribuzione, mettendosi a vendere, da solo, il proprio film. Ci siamo avvalsi anche della collaborazione di Mattia Della Puppa, delle Officine Ubu, che ci ha raccontato alcune storie emblematiche. Ad esempio ci ha detto che Gerry in questo momento è "incomprabile": nessuno ne detiene i diritti per la vendita all’estero.

B: Su internet vengono attribuiti alla CDI. Ho telefonato loro per avere conferma e mi hanno risposto che non li avevano mai comprati e che non avevano idea del perché su internet ci fosse quell’informazione.
Il problema è che chi deteneva i diritti di vendita all’estero è stato assorbito da qualche altra casa distributiva, che non ne ha acquistato il catalogo (in cui era incluso Gerry), che è rimasto sul mercato, invenduto. La società di produzione di Gerry, che deteneva i diritti per gli Usa non esiste più perché era stata creata appositamente per il film.

S: Storie come queste sono più frequenti di quanto si possa immaginare. Si può anche intavolare una discussione su dove stiamo andando, su quali sono le nuove forme di distribuzione: la sala non sarà più il luogo privilegiato della distribuzione, avrà più una funzione promozionale. Gli introiti del mercato dei DVD ha già superato gli incassi al botteghino, ma ora anche il DVD soffre, comprensibilmente, la concorrenza di internet.
Durante le presentazioni, quando diciamo queste cose, la gente quasi si mette a piangere, temendo la fine della pellicola. Noi li tranquillizziamo: la pellicola continuerà ad esserci perché è ancora il mezzo con la qualità migliore. Il problema è che è più costosa del digitale, che è anche più ecologico (non c’è ad esempio il trasporto su gomma).
Bisogna sempre stare attenti al divenire delle cose: l’idea di guardare un film su un tablet mi fa orrore, però poi c’è un genio di più di 70 anni come Francis Ford Coppola che ci gioca per vedere cosa può succedere. Ci sono trentenni che al solo sentire il termine "digitale" hanno un mancamento. La sfida che noi raccogliamo è di aprirci al mondo, non vogliamo nasconderci, siamo curiosi di sapere che cosa si può fare e cosa accadrà. Questo è stato lo spirito del libro.





Titolo: Dispersi. Guida ai film che non vi fanno vedere
Anno: 2010
Durata: 370 pag.
Genere: CATALOGO
Specifiche tecniche: 19 euro
Produzione: Edizioni Falsopiano

Regia: Alberto Brumana, Carlo Prevosti, Sara Sagrati, Marco Valsecchi

Prefazione: Gianni Canova
Progetto grafico: Daniele Allegri, Roberto Dagostini

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