www.uzak.it
- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Le Giornate del Cinema Muto. Quando tutto nel cinema era possibile

Grazia Ingravalle

carol-1910Nello stesso anno in cui il grande pubblico (ri)scopre il genio innovatore di Georges Méliès attraverso Hugo Cabret, riemerge anche uno dei più favolosi film del cineasta prestigiatore, Le Avventure di Robinson Crusoe (Les Aventures de Robinson Crusoé, Georges Méliès, 1902). (Di questo film finora si conosceva solo un breve frammento di modesta qualità in bianco e nero). Il nitrato, interamente colorato a mano, fa parte di una donazione alla Cinémathèque Française da parte di un collezionista di dispositivi cinematografici dell’epoca muta ed include, tra le altre, opere di Étienne-Jules Marey, Edison, Pathé e titoli del Phono-Cinéma-Théâtre.


 «Scoppia un temporale e la luce abbagliante dei lampi illumina le rocce e il paesaggio. Questo effetto, nuovo nel cinema, è ottenuto con un metodo mai usato prima ed è di un realismo straordinario [(!)]» – così il catalogo americano di Méliès descrive l’opera (Le Giornate, Catalogo 2012, pp. 13-14). La narrazione, dunque, si eclissa lasciando il posto alle pure “attrazioni” (Gaudreault, Gunning 2006, pp. 365-78). Ed è sotto questi auspici, quelli di un ritorno dello spettatore contemporaneo all’esibizionismo meraviglioso del cinema delle origini, che si apre l’edizione 2012 delle Giornate del Cinema Muto (Pordenone, 6-13 ottobre).

Il programma di quest’anno offre un tributo a Charles Dickens, in occasione del bicentenario dalla nascita, presentando una raccolta di adattamenti cinematografici muti delle sue opere. In un arco storico che si estende da The Death of Poor Joe (George Albert Smith, 1900?/1901?) a The Only Way (Robert Wilcox, 1925), lo spettatore trova così occasione di mettere al vaglio la celebre tesi di Griffith e Eisenstein che vedrebbe nei testi di Dickens gli illustri antesignani delle sceneggiature cinematografiche.
 
Altra importante sezione del festival è la retrospettiva dedicata ad Anna Sten, talentuosa attrice russa che sembrò smarrire la sua vis drammatica una volta importata negli Stati Uniti da Samuel Goldwin con la speranza/ossessione di trasformarla nella nuova Garbo. Tra il brio e la spontaneità di Anna Sten in La ragazza con la cappelliera (Devushka S Korobkoi, Boris Barnet, 1927) e il suo fascino fatale à la Marlene Dietrich in Tempeste di passione (Stürme Der Leidenshaft, Robert Siodmak, 1931), si segnala la misuratezza espressiva dell’attrice in Mio Figlio (Moi Syn, Yevgenii Cherviakov, 1928) (purtroppo proiettato in DVD). Questo film, riscoperto presso il Museo del Cine Pablo Ducrós Hicken di Buenos Aires, è particolarissimo nel minimalismo dei suoi primi piani dilatati, su sfondo scuro neutro. Nello specifico, è una scena che si staglia sulle altre nella memoria di chi scrive per la perfezione compositiva e fotografica: l’immagine di Anna Sten in un lungo campo medio seduta di fronte ad una culla che dondola, con il viso rigato dall’alternarsi di ombra e luce tra le sbarre, in un’espressione di mesto dolore così statica da divenire quasi astratta.
 
Vi sono poi le sezioni: “W.W. Jacobs, narratore” – retrospettiva di trasposizioni cinematografiche firmate da Horace Manning Haynes dei racconti popolari inglesi di William Wymark Jacobs; “Selig Polyscope. Gli innovatori dimenticati” – raccolta di dodici film prodotti dal colonnello William N. Selig, l’uomo che inventò Hollywood e l’autentico western americano (Andrew A. Erish 2012); e “Cinema d’animazione tedesco 1910-1930” – retrospettiva dedicata ai cortometraggi d’animazione realizzati per lo più a scopo pubblicitario con le tecniche più varie quali il disegno eseguito a mano, il passo uno, la silhouette e gli esperimenti con la cera fusa.
 
È forse la rassegna dedicata al cinema delle origini, però, ad emozionare più di tutte il pubblico accorso da ogni angolo del mondo. L’apparizione sullo schermo di Danse de l’Éventail (1897) è infatti un’esperienza auratica, un misto di fascinazione ed ossequiosa riverenza. La vividezza dei colori di questo film del programma de Le Cinématographe Lumière, la sinuosità della danza serpentina, eternizzata nella sua “durata” dal medium filmico, elicitano la retina di chi guarda, fino alle lacrime.

La sezione raccoglie anche alcuni dei film della collezione Corrick, famiglia australiana di musicisti e artisti cinematografici, sempre in giro per il mondo nel corso di un’interminabile tournée. Questa selezione ci consente di fantasticare sulla varietà di spettacoli dell’intrattenimento cinematografico, in un’epoca in cui il cinema era ancora uno spettacolo da baraccone. Il format era simile a quello del varietà, articolato in brevi performance teatrali a completamento dei film proiettati (dall’attualità, alle comiche, dai chase film ai documentari di viaggio).

Trasversalmente, rispetto al palinsesto delle sezioni “Restauri e scoperte”, “Il canone rivisitato” e “Anna Sten. Attrice prima che Diva”, si impone all’attenzione dello spettatore una meravigliosa selezione di quattro film tedeschi: I tessitori (Die Weber, Friederich Zelnik, 1927), Dall’altra parte della strada (Jenseits Der Straße, Leo Mittler, 1929), L’ammaliatrice (Die Freudlose Gasse, Wilhelm Pabst, 1925) e Tempeste di passione (Stürme Der Leidenshaft, Robert Siodmak, 1931). Sono stati tutti realizzati in quel periodo della repubblica di Weimar, prima caratterizzato dal governo della grande colazione di centro, e seguito poi dalla conquista della maggioranza del Reichstag da parte del partito nazionalsocialista. Questi quattro film ci mostrano la (de)gradazione del racconto proletario dal cinema politico ai toni duri e disincantati della Nuova Oggettività, che anticipa la poetica cupa e priva di romanticismo del film noir americano, in cui trovarono rifugio tanti cineasti esuli di Weimar. Se I Tessitori, infatti, risolve l’impeto rivoluzionario, che gli valse l’epiteto di “Potemkin tedesco”, in un incerto finale melodrammatico, L’ammaliatrice offre invece un impietoso affresco della miserevole reificazione del corpo femminile nel contesto viennese post-bellico, attraverso l’uso insistito di potenti metafore figurative quali quelle delle pellicce e della carne. Dalla struttura circolare di Dall’altra parte della strada, “film di strada” raffigurante le vicende di un sottoproletariato fatto di mendicanti, prostitute e disoccupati (lumpenproletariat), si passa al filone criminale a cui appartiene Tempeste di passione, in cui il contesto malavitoso non viene rappresentato «come ‘una piaga sociale’ ma – con bonario cinismo – semplicemente come un modello di società» (Le Giornate– Catalogo 2012, p. 82).

Nel tracciare questa sequenza diacronica si apre però una breccia vertiginosa, l’esperienza catartica del primo piano di Asta Nielsen in L’ammaliatrice: il suo volto grottescamente agghindato, gli occhi neri cerchiati e la bocca sottile, scura, su un cerone più bianco che mai, si incollano infatti allo spettatore in tutta la loro sprofondata disperazione. 
 
Le Giornate del Cinema Muto hanno negli anni riportato all’attenzione degli storici e dei teorici la specificità del cinema delle origini e dell’epoca muta tutta, favorendo l’elaborazione di una concezione antiteleologica della storia del cinema. Nei trentuno anni di attività, il festival ha inoltre avuto il merito di mostrare le potenzialità in parte ancora inesplorate della ricchezza espressiva del cinema preclassico. In questo quadro è lecito dunque domandarsi: dove sono andati a finire nella storia del cinema le occhiate lanciate al pubblico dall’Artful Dodger di Oliver Twist (Thomas Bentley, 1912)? Oppure, com’è stato rielaborato il passo di giga di Scrooge mentre lancia monete ai bambini in A Christmas Carol (J. Searle Dawley, 1910)? Ma soprattutto, che fine ha fatto Gaston Velle? 

 


Bibliografia
 
Erish A. A. (2012): Col. William N. Selig, the Man Who Invented Hollywood, University of Texas Press, Austin 2012.

Gaudreault A. e T. Gunning (2006): Early Cinema as a Challenge to Film History, in The Cinema of Attractions Reloaded, a cura di W. Strauven, Amsterdam University Press, Amsterdam 2006.

Le Giornate del Cinema Muto – Catalogo 2012, a cura di C. A. Surowiec.



Filmografia
 
Ammaliatrice, L’ (Die Freudlose Gasse) (Wilhelm Pabst 1925)

Avventure di Robinson Crusoe, Le (Les Aventures de Robinson Crusoé) (Georges Méliès 1902)

Christmas Carol, A (J. Searle Dawley 1910)

Dall’altra parte della strada (Jenseits Der Straße) (Leo Mittler 1929)

Danse de l’Éventail (? 1897)

Death of Poor Joe, The (George Albert Smith 1900?/1901?)

Mio Figlio (Moi Syn) (Yevgenii Cherviakov 1928)

Oliver Twist (Thomas Bentley 1912)

Only Way, The (Robert Wilcox 1925)  

Ragazza con la cappelliera, La (Devushka S Korobkoi) (Boris Barnet 1927)

Tempeste di passione (Stürme Der Leidenschaft) (Robert Siodmak 1931)

Tessitori, I (Die Weber) (Friederich Zelnik 1927)


Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




Teniamoci in contatto

FacebookTwitterFlickrInstagramPinterestYoutube