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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

La bellezza è qualità essenziale. Il cinema rapsodico di Franco Piavoli

Cecilia Ermini

piavoli«Mi piace costruire un cinema che richiami i valori della musica e della pittura più che le regole del teatro. Un cinema che non segua una linea narrativa tradizionale ma che crei il racconto attraverso la concentrazione di diverse voci, di diverse immagini, di diversi frammenti, per trarne un mosaico policromo, un concerto polifonico» (Franco Piavoli)


Che cosa ci mostra dunque il cinema di Franco Piavoli? Quello che la prosa della vita non è più capace di farci vedere: l’industria sempre operosa della natura, l’anima dionisiaca sepolta da secoli di corone di spine, il tripudio dei sensi eccitati umani e animali, i lucidi inganni dell’atomo opaco del male. L’eccezione dunque alla tirannia di quel minimalismo d’accatto di tanto cinema contemporaneo che difetta spesso di afflato corale e rapsodico, che riduce a qualche scaramuccia psicologica i perché dell’esistenza, che dimentica gli sconfinati tesori evocati dalle rughe di una foglia. Cineasta per eccellenza della sineddoche, come il suo amato Robert Bresson, dove ogni particolare tende all’universale, allergico alle parole, all’intreccio, «vero e proprio anti-Disney» come lo definì Andrej Tarkovskij; nell’ormai consolidata pratica della narrazione fluida, Franco Piavoli sceglie la cristallizzazione dell’immagine, sfida i secoli e i millenni con volti universali solcati dalle pieghe del tempo, dichiara amore eterno all’atomismo e al sensismo di scuola epicurea, invitando lo spettatore ad osservare il mondo con occhio lucignolo e con la più alta disponibilità ricettiva. Dopo l’apprendistato da cineamatore negli anni Sessanta, con una Paillard 8 millimetri incapace di contenere quel desiderio irrefrenabile di opera-mondo, a partire dal poema lucreziano Il pianeta azzurro, sinfonia impregnata di laica religiosità dove atomi aggregati in forma vegetale, umana e animale creano un sogno (pagano) lungo un giorno, il regista bresciano inaugura la sua personalissima grammatica, composta da un alfabeto mondano capace di trascendere la celluloide per reificarsi in una sorta di fotosintesi clorofilliana filmica dove tutto è autogestito e autarchico (Piavoli dirige, scrive, firma la fotografia, il montaggio, il sonoro) in attesa di un miracolo d’ispirazione solare che faccia scattare il processo creativo e organico. Il passo successivo non poteva che essere il Mito, canale preferenziale tra l’esperienza particolare e il generale, e, con Nostos. Il ritorno, Piavoli abolisce l’enfasi di tanta tradizione omerica per dipingere un Ulisse senza nome e antieroico, schiavo più della bellezza delle onde che della sua Penelope, impegnato disperatamente a prendere parte al dialogo fra cielo, terra e mare. Il successivo Voci nel tempo sceglie invece la via crucis dell’ordinarietà della vita umana nel paese di Castellaro Lagusello, in un concatenarsi di scene madri e topoi nell’incedere inarrestabile del tempo che passa. Trasfigurando la realtà dei semplici abitanti del locus amoenus mantovano, Piavoli immerge nella calura estiva di tanta pittura impressionista francese il dolcissimo dolore per la vita che si placa, che si consuma lentamente a ogni crepuscolo, che regala alla notte e alla Luna quello sfolgorio che fa compagnia alle stelle. Ultimo atto, per ora, Al primo soffio di vento dove il pomeriggio afoso di una domenica d’agosto qualsiasi è lo specchio perfetto dei moti dell’animo di una famiglia – padre, madre e due figlie – alla ricerca di quella lieve brezza d’erotica vitalità nelle fresche stanze di una dimora medievale, nelle fratte ristoratrici, nelle dita su un pianoforte che rievoca Ravel. Essere e tempo heideggeriano in soli quattro film, dove la bellezza è qualità essenziale e la vera sfida giace nel coraggio di filmarne la naturale poesia.

Nascita, e copula e morte,
tutto qui, tutto qui, tutto qui,
nascita, copula e morte.
E se tiri le somme è tutto qui

(Eliot, Frammento di un agone)


Bibliografia

Eliot T.S. (1965): La terra desolata. Frammento di un agone. Marcia trionfale, Einaudi, Torino.

Shelley P.B. (1946): Prometeo liberato, Sansoni, Firenze.

Tito Lucrezio Caro (2005): De rerum natura, Utet, Torino.


Filmografia di Franco Piavoli

Al primo soffio di vento (2002)

Il pianeta azzurro (1981)

Nostos. Il Ritorno (1990)

Voci nel tempo (1996)


Ho visto cose

 

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