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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Cose viste

La persistenza di un sentimento: Oblivion

Vincenzo Martino

altIn un mondo devastato dalla guerra nucleare la luna ha smesso di brillare: ciò ha provocato apocalittiche catastrofi, stravolgimenti nell’ecosistema, mentre i pochi superstiti di una decorsa invasione aliena sabotano sistematicamente le ultime operazioni di raccolta prima della definitiva migrazione della razza umana su Titano, il nuovo Eden.

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Film di primavera - Umano, post-umano

Michele Sardone

altIl sistema del giudizio segue uno schema meccanicistico, nel quale ogni elemento consegue dal precedente: infrazione, riconoscimento della colpa, giudizio, espiazione. È il sistema sul quale si fonda la morale, cui ci si appella nei periodi di crisi: è allora che insorge la necessità di una catastrofe definitiva cui far seguire l’immancabile palingenesi. Sembra seguire la stessa meccanica Noah di Aronofsky, che mette prima in scena la catastrofe per eccellenza, il diluvio universale, cui far seguire una “creazione seconda”, che è anticipazione dell’Apocalisse, fine non assoluta del mondo volta a preannunciare l’avvento del Regno.

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Vivere nel tempo perduto. La grande bellezza di Paolo Sorrentino

Gaetano Pellecchia

altSe c’è un film recente di cui molto si è parlato e altrettanto si è frainteso, soprattutto a livello di cultura diffusa o “spettatore comune” (qualunque cosa esso sia), questo è La grande bellezza. Il film viene generalmente percepito e commentato secondo due parametri: “bellezza” e “decadenza”.
È nostra impressione, però, che “bellezza” e “decadenza” siano due aspetti importanti del film di Sorrentino, ma non il tema principale, l’asse portante. Riteniamo che la chiave interpretativa de La grande bellezza vada ricercata nel “tempo perduto”, nel senso proustiano del termine.

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Nella casa

Raffaele Cavalluzzi

altSebbene il citazionismo non sia sempre di per sé una garanzia rispetto all’esibizione di disturbanti manierismi, talora, a disegnare la cifra stilistica di un film, collabora la ricchezza o la complessità di adeguate citazioni. Il caso del film di François Ozon Nella casa (2012), ispirato alla pièce teatrale Il ragazzo dell’ultimo banco dello spagnolo Juan Mayorga, va però anche al di là di una cosiffatta tipologia, giacché quelle che sembrerebbero citazioni sono in realtà tasselli efficaci di un mosaico poietico, che si garantisce, trascendendoli e portandoli ad unità, una tenuta  straordinariamente originale.

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Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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