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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Cose viste

Inherent Vice. Canne e zanne

Alberto Libera

altPer Aristotele il concetto di mimesis – inteso come impulso a riprodurre – caratterizza l’uomo. Per Ricoeur, la mimesi è contemporaneamente strumento di comprensione, configurazione e infine ri-creazione.
Una peculiare tipologia di mimesi archeologica è il substrato da cui origina Inherent Vice, tanto nelle pagine di Thomas Pynchon quanto attraverso lo scorrere dei fotogrammi dell’omonima trasposizione di Paul Thomas Anderson.

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Dalla parte di Doc

Nicola Curzio

alt«Il passato non è mai morto. Non è nemmeno passato» (William Faulkner, Requiem per una monaca)

«Il ricordo di una certa immagine non è che la nostalgia di un certo istante» (Marcel Proust, Dalla parte di Swann)


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Ci vuole una pettinatura per ogni circostanza

Matteo Marelli

alt

In un paese dove la meraviglia è vanto
Dove sognando passano i giorni ma non l'incanto
Dove sognando muoion le estati e il loro manto.

(Lewis Carroll)







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Iperboli e parodie: la poesia esistenziale del Grande Falso

Raffaele Cavalluzzi

altA pensarci bene, non dovrebbe essere una sorpresa quella del Grande Gatsby di Baz Luhrmann: lo sfrenato automanierismo del regista australiano, dopo l’apice straordinario raggiunto con Romeo + Giulietta di William Shakespeare, e divenuto regola con Moulin Rouge, ora torna a confermarsi con quest’ultimo film trasposto dal capolavoro di F. Scott Fitzgerald. Tuttavia le cose non filano così lisce e prevedibili, perché, a sovradimensionarsi, rispetto al plot originale, qui vi è un senso che riguarda direttamente l’identità poetica affidata al suo romanzo dal geniale scrittore americano, ma che rivela, paradossalmente, anche il profilo profondo della “maniera” luhrmanniana: la scrittura filmico(-letteraria) come “grande falso”.

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Nient'altro che mediocrità

Roberto Chiesi 

altL'assassinio di Pasolini - una tragedia finora rimasta senza soluzione e al tempo stesso emblematica per la sua stessa oscura enigmaticità - com'è noto è stato un evento determinante nell'imprimere definitivamente i crismi del mito alla figura, alla vita e alla storia dello scrittore-regista. Oggi, a quasi quarant'anni dalla sua scomparsa, Pasolini (la sua figura e la sua opera) è al tempo stesso un mito romanzesco, ossia un personaggio da romanzo, e l'autore di un'opera immensa, che viene studiata da tutte le angolazioni perché centrale e imprescindibile nella cultura italiana dell'ultimo secolo.

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Hannah Arendt secondo von Trotta

Raffaele Cavalluzzi


altIn qualche modo, nella filmografia di Margarethe von Trotta, si alternano opere di forte intensità ideologica e opere di altrettanta densità esistenziale. In Hannah Arendt, il film dedicato alla grande filosofa tedesca allieva di Martin Heidegger, le due tendenze sembrano concentrarsi in un unico punto di focalizzazione. Ciò nondimeno è opportuna, preliminarmente all’analisi del rigore estetico assunto dalla tensione etico-intellettuale della pellicola, qualche – necessariamente succinta – considerazione sul contenuto.

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Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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