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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Speciale Registi fuori dagli scheRmi IV

Qualcos'altro da sé

Luigi Abiusi

altOgni anno, la rassegna di cinema “Registi fuori dagli sche(r)mi”, frutto innanzitutto di un progetto librario che speriamo di incrementare con altri volumi, è occasione per un approfondimento dialettico su registi che, in modo diverso uno dall'altro, tendono a immaginare, e non descrivere, una fenomenologia del mondo.


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Al di là dell’oltre. Incontro con Abel Ferrara

Michele Sardone

altAbel Ferrara non s’incontra, si può solo tentare di intercettarlo. Ha la posa del gangster, circondato com’è da sodali, factotum, ragazze eteree. La hall dell’albergo, dove è fissata l’intervista in occasione di “Registi fuori dagli sche(r)mi”, è in loro possesso: gli uomini della gang sui canapè, a confabulare sul prossimo film come se stessero progettando un colpo, le donne sullo sfondo, una intenta ad estorcere note a un pianoforte (e lo farà per tutta la durata dell’intervista), l’altra alle sue spalle a mugolare un motivetto affine e fuori tempo. Quale a questo punto il ruolo dell’intervistatore? Detective, infiltrato, pollo da spennare? Forse è meglio non chiederselo. Non resta altro che accendere il registratore e poi si cercherà di ricostruire il flusso di parole, immagini, pensieri.

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L’educazione inattuale. Conversazione con Júlio Bressane

Gemma Adesso, Michele Sardone

altLe affinità elettive tra il cinema di Júlio Bressane e «Uzak» sono già tutte in quella passione terminologica o vocazione a “tradurre” e dare forma alla distanza: uzak è un dis-limite, raccoglie e attraversa mondi “fuori dagli schermi” per metterli in circolo, ribaltando l’evidenza e lasciando spazio all’invisibile che sussiste. Il prefisso des-, come specifica lo stesso Bressane, «indica distanza, un passaggio di confine, ciò che resta fuori dal limite».
Con radicale coerenza, la quarta edizione della rassegna “Registi fuori dagli sche(r)mi”, a cura di Luigi Abiusi in collaborazione con l’Apulia Film Commission e «Uzak», non poteva che cominciare con la visione in prima nazionale di Educação Sentimental.

Abbiamo avuto il piacere di discutere con Bressane di immagini e di vita. A lui e a Rosa Diaz, preziosa compagna, va la nostra infinita riconoscenza.

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La musica come sublimazione del sesso. Conversazione con Timm Kröger

Gianfranco Costantiello, Vanna Carlucci

altIl tuo film è tutto giocato sull’opacità dell’immagine, sui riflessi della luce nella macchina da presa, sulla luce intermittente delle candele che restituisce l’ombra tremula dei personaggi, un’ombra prossima a mutare, a scomparire. Ci puoi dire qualcosa intorno alla costruzione di questo spazio filmico misterioso, vago ed evanescente?

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Il cinema come atto di fede. Conversazione con Franco Maresco

Michele Sardone


altVedendo i suoi lavori, di Franco Maresco si conosce in prima istanza la voce, una voce che è immancabilmente fuori campo, proveniente cioè dal limitare della scena, da una posizione il cui confine è sempre difficile definire perché è essa stessa il confine di quel che si vede. Sfruttando questo suo essere al limite, al tempo stesso dentro e fuori da ciò che accade, si ha una visione privilegiata delle cose, che si mostrano per quello che sono. Abbiamo potuto incontrare Maresco e ascoltare la sua voce durante l’ultima edizione di Registi fuori dagli sche(r)mi, dove ha presentato il suo Belluscone, ricognizione con cui cerca di capire l’Italia attraverso la Sicilia (ed è Maresco stesso a citare prima il Goethe del Viaggio in Italia, «non si può capire l’Italia senza capire la Sicilia» e poi Sciascia, quando diceva che «la linea della palma stava avanzando, ovvero che l’Italia si stava sicilianizzando»). «Fare cinema è un atto di fede» ci dice, «ma durante la lavorazione di Belluscone ho avuto diverse occasioni per perdere quella fede».

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Viaggio al termine della notte. Conversazione con Héléna Klotz

Gianfranco Costantiello, Nicola Curzio

altLa scorsa settimana abbiamo visto nel corso di questa rassegna Nuits blanches sur la jetée di Paul Vecchiali. Il film si apre con una citazione di André Gide: «Obscurité, tu seras dorénavant pour moi la lumière». Questa frase potrebbe essere un’ottima chiave di lettura anche per il tuo film, tutto avvolto nel buio. Qual è il ruolo dell’oscurità ne L’âge atomique?

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Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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