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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Eresia della felicità. Creazione a cielo aperto per Vladimir Majakovskij

Matteo Marelli

altCominciamo dal titolo, risalendo alla sua origine: “eresia”, nel greco classico, significa «presa, scelta, elezione, inclinazione verso qualcuno o qualcosa» (Enciclopedia Treccani). Volendo potremmo quindi parafrasarlo così: scelta della felicità. A monte, dunque, di questa Creazione a cielo aperto per Vladimir Majakovskij c’è un preciso atto di volontà, che è innanzitutto un atto dovuto nel momento in cui si decide di lavorare con corpi incolti, ovvero «bambini pieni di grazia – e – adolescenti sgraziati in bilico tra l’età dell’oro e l’età del grigio (per questo, forse, ancor più commoventi)» (Martinelli in Ponte Di Pino 2014, p. 9); perché toccherà a loro «strappare/la gioia/ai giorni futuri», malgrado «In questa vita – come il poeta ricorda nei versi dedicati A Sergèj Esènin –/non è difficile/morire./Vivere/è di gran lunga più difficile» (Majakovskij 2004, p. 127).


Un plotone di duecento ragazzi per un laboratorio-teatro a cielo aperto. Una creazione quotidiana all’insegna della non-scuola1, ogni sera, per cinque giorni, dal 21 al 25 luglio, sotto la Torre del Filarete, al Castello Sforzesco; per far sentire, in un’estate canicolare, la tempesta nell’aria. Progetto piuttosto che spettacolo, volutamente provvisorio, in costante e inquieta trasformazione; un lavoro per solo coro in corso di costruzione. A fare da corifeo è lo stesso Marco Martinelli, fondatore con Ermanna Montanari del Teatro delle Albe, guida, ma allo stesso tempo parte della coralità; consapevole che non c’è metodo definito che determina come procedere. Infatti, come da lui stesso ricordato: «in greco metodo significa “il cammino che ho fatto”. Dunque, forse è meglio non avercelo un metodo, all’inizio, perché se uno parte già con un metodo parte con un cammino già fatto, ma fatto da chi? Da altri. E così chi non rischia di proprio non fa il cammino» (Martinelli 2006, p. 19).

Io mi cucirò neri calzoni
del velluto della mia voce.
E una blusa gialla di tre tese di tramonto
(Majakovskij 2004, p. 41)

Con addosso questi colori da bellimbusto, l’orda, appena diradatasi la nuvola di polvere sollevata dal suo assalto, si raccoglie in cerchio. È il momento dello scongiuro con lo scuotimento per propiziare l’entrata nel palco-patibolo della scena: due leggeri colpi col ginocchio sul sedere del compagno di destra, cominciando dal corifeo per tornare a lui; una circumambulazione per tenere lontano lo sciame di burocrati, e gli affatturamenti dei contabili dell’anima. La liturgia preparatoria prosegue, dopo le duecento presentazioni, attraverso esercizi di stile compiuti sul Canto decimosesto del Libro primo dell’Orlando innamorato:

Tutte le cose sotto della luna,
L’alta ricchezza, e’ regni della terra,
Son sottoposti a voglia di Fortuna:
Lei la porta apre de improviso e serra,
E quando più par bianca, divien bruna;
Ma più se mostra a caso della guerra
Instabile, voltante e roïnosa,
E più fallace che alcuna altra cosa
(Boiardo 1995, p. 363)

E poi ancora, solo le ragazze «coi candidi corpi squassati dall’assillo» a intonare con fragore Euripide («oh, venite, Baccanti,/oh, venite, Baccanti,/[...] Beato chi conosce i misteri degli dei») come fosse l’attacco di We Will Rock You. Perché la situazione, ma soprattutto la partecipazione che Martinelli vuole ricreare è quella di un concerto rock o di una partita di calcio, per dirla pasolinianamente, le ultime rappresentazioni sacre del nostro tempo.

Una lunga propedeutica al verso per trovare il giusto respiro con cui far vibrare le liriche urlanti di Majakovskij; per far tuonare il diluvio rivoluzionario del Mistero buffo; ma soprattutto per dar voce ai compagni di quella «delegazione dell’anno 3006/[…] inseriti per ventiquattro ore nel tempo di oggi», venuti a esigere «forme nuove/[...] un’arte nuova/Che possa trarre fuori/La Repubblica dal fango» (Majakovskij 1958, p. 220). Quelle duecento facce, con le pelli non ancora segnate dai livori rancorosi dell’età adulta, sono le sole a potersi permettere di gridare la vita brada, spregiudicata e furiosa, lo spirito di rivolta, la dolorosità, ma sopra o più di ogni altra cosa l’amore della poesia majakovskijana, quell’amore che è il cuore di tutte le cose.

Allô!
Chi parla?
Mamma?
Mamma!
Vostro figlio è magnificamente malato!
Mamma!
Ha l’incendio nel cuore.
[…]
Dite ai pompieri che se un cuore è in fiamme
Ci si arrampica con le carezze.
(Majakovskij 1993, pp.19-20)

E quelle carezze vengono regalate anche ai testimoni, non semplici spettatori come tiene a precisare Martinelli; perché, alla fine, come scriveva Majakovskij:

Non occorrono
né parole
né preghiere. Che senso ha,
se tu solo ti salvi?!
Voglio
la salvezza[...],
per tutta
la folla umana
del mondo.
(Majakovskij in Jakobson 2004, p. 65)


Nota

1 «Il teatro non si insegna. […] giocare, [...] sudare insieme [...]. La felicità del corpo vivo, la corsa, le cadute, la terra sotto i piedi, il sole, i corpi accaldati dei compagni, l’essere insieme, orda, squadra, coro, comunità, la sfera-mondo che volteggia e per magia finisce dentro la rete. Scuola e teatro sono stranieri l’uno all’altra, e il loro accoppiamento è naturalmente mostruoso. Il teatro è una palestra di umanità selvatica e ribaltata, di eccessi e misura, dove si diventa quello che non si è. La scuola è il grande teatro della gerarchia e dell’imparare per tempo a essere società. […]. Il gioco è ancora oggi l’amorevole massacro della Tradizione. Non “mettere in scena”, ma “mettere in vita” i testi antichi: resuscitare Aristofane, non recitarlo. La tecnica della resurrezione parte dal fare a pezzi, disossare» (Martinelli – Montanari, Non-scuola).


Bibliografia

Boiardo M. M. (1995): Orlando innamorato, Einaudi, Torino.

Jakobson R. (2004): Una generazione che ha dissipato i suoi poeti. Il problema Majakovskij, SE, Milano.

Majakovskij V. (2004): A piena voce. Poesie e poemi, Mondadori, Milano.

Majakovskij V. (1993): Opere, vol. I, Editori Riuniti, Roma.

Martinelli M. (2014): Siamo asini o pedanti?: Farsa filosofica, Cue Press, Imola.

Martinelli M. – Montanari E. (2000): Jarry 2000, Ubulibri, Milano.

Montanino F. (2006): Monade e coro: conversazioni con Marco Martinelli, Editoria & Spettacolo, Roma.





Titolo: Eresia della felicità. Creazione a cielo aperto per Vladimir Majakovskij

Ideazione: Marco Martinelli e Ermanna Montanari

Regia: Marco Martinelli

Con: (in o. a.)
coro di adolescenti da Milano, Ravenna, San Felice sul Panaro (MO), Santarcangelo di Romagna (RN), Reggio Emilia, Seneghe (OR), Napoli e Scampia, Lamezia Terme (CZ), Bergamo e dal Senegal
guide: Alessandro Argnani, Monica Barbato, Lorenzo Carpinelli, Matteo Cavezzali, Nicolas Ceruti, Domenico Cubeddu, Cinzia Dezi, Matteo Gatta, Damiano Grasselli, Adama Gueye, Roberto Magnani, Marta Marangoni, Michela Marangoni, Ambra Marcozzi, Simone Marzocchi, Emanuele Massa, Mariano Mastinu, Khadim Ndiaye, Moussa Ndiaye, Massimiliano Rassu, Laura Redaelli, Alessandro Renda, Davide Sacco, Cristiano Sormani Valli, Agata Tomsic, Gianni Vastarella
accompagnatori: Angela Albanese, Adriana Babini, Paola Bagni, Valentina Battarola, Laura Carioni, Costanza Casula, Serena Cenerelli, Mario Cubeddu, Rosy De Sensi, Dario Del Vecchio, Mamadou Fall, Damiano Folli, Catia Gelosi, Desideria Grilli, Sara Loreto, Miriam Mastinu, Cristina Mazzotti, Angela Nevoso, Michela Perla, Salvatore Piacente, Anna Valentini, Donatella Vasi, Gianfranco Visaggi, Eliana Tazzari

Produzione: Olinda
in collaborazione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro
insieme a ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Ilinx, Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza, Punta Corsara, Takku Ligey Théâtre, Perda Sonadora, Teatro Caverna, Associazione Arrevuoto teatro e pedagogia/Mercadante Teatro Stabile di Napoli, Minima Theatralia

Debutto: Milano 21 luglio 2015

Visto alla Torre del Filarete del Castello Sforzesco



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