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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Plasma - Microscopie della visibilità

Gemma Adesso

Noi siamo meno che umani, puri
dal vizio della morte.
(E. Morante)

Per indagare l’ordine in una forma si dovrebbe immaginare di retrocedere dalle dimensioni di uno schermo al plasma ad un vetrino visto al microscopio e, dalla struttura infinitamente piccola, provare a riconsiderare l’ampiezza del verbo “plasmare”. Il disordine invisibile delle parti trattenute nel vetrino viene assorbito dall’unità d’insieme riconoscibile sullo schermo: al primo momento in cui il corporeo transeunte si fissa, ne segue un secondo dove le singole parti acquistano una vita spirituale nel tutto della costruzione. Letteralmente questa è formen, la forma plasmata.

La meccanica dell’organismo giustifica una teoria del fondamento biologico dell’immagine e consente al cinema di sperimentare il trapianto delle forme dalla consistenza ferrosa della macchina alla persistenza d’etere del fantasma. L’obiettivo come appendice inestirpabile dell’iride, morde una porzione di mondo – o lembo di pelle – per contaminarne la natura prima e assemblare gli avanzi in stupefacenti mostruosità: «il cinema non è innocente, lo spettacolo è sempre di mostri anche quando è spettacolo di bellezza e di armonia (perché il mostro è il cinema)» (Ghezzi 2003, p. 69). Si tratta di un processo aggressivo di risucchio che comincia dall’occhio per convertire gli elementi puntando al cuore dell’immagine.

La natura dell’oggetto della visione non è indifferente, risulta da una scelta che mette a fuoco l’ossessione sperimentale per la ricerca di una alternativa all’istante “qualitativo puro”1 della fine. L’esperimento digitale di trasformazione dell’organico in ultracorpo, da organismo biologico a meccanismo robotico, nega il potere della decomposizione naturale. In questa operazione di vivisezione della vita (entrambe le stagioni di The Knick esasperano la durata interminabile della morte, cioè di una forma estrema di dipendenza dalla vita) la visibilità delle forme è l’artificio esemplare in cui curiosità e sua cura verso la morte coincidono: il flusso di sangue o di coscienza, rigenera la materia e la prepara a nuova vita. Il plasma, come struttura liquida, consente il trasporto dell’oggettivo (il disordine molecolare) nel compositivo (la figura intera). Attrazione e respingimento di fotogrammi nello spazio imploso dell’inquadratura trasformano il sangue (visto nel vetrino) in macchina (vista nello schermo): «la forma è l’espressione materiale del contenuto astratto» (Kandinskij 1973, p. 137).

Nel Sangue del vampiro di Henry Cass è in atto una vera e propria teoria del plasma come struttura necessaria all’immagine: il miracolo della visione ha una costituzione ciclica e laboratoriale che non risparmia vivisezioni e smembramenti, trasfusioni e trapianti, pur di soddisfare la scienza del vizio per la trasformazione. Il castello in cui lo scienziato vampiro esercita i suoi esperimenti è molto simile alle prigioni di Piranesi descritte da Ejzenštejn come caso di “ossessione estrema” in cui la disposizione schizoide degli elementi architettonici riesce comunque a dare una percezione uniforme dell’intero grazie alla capacità, sulla quale si fonda il movimento cinematografico, di conservare le impressioni visive. Il trapasso formale dall’ambiente al corpo è una costante:

Il giramento di testa è il risultato dell’incessante slittamento dalla persona-prototipo verso questo sistema di dettagli sparsi, che perdono i connotati umani e poi di nuovo – in senso inverso – dai dettagli alla persona, nell’angoscioso tentativo di ricreare il processo attraverso il quale l’uno è diventato l’altro. [...] Questi archi che si rimpiccioliscono, generati dagli archi di un piano più ravvicinato, queste fughe di scalini, che proiettano verso l’alto nuovi gradini sempre più piccoli, penetrando in profondità come i tubi di un telescopio, che si estendono in lunghezza e diminuiscono gradualmente il diametro. I ponti generano nuovi ponti. I pilastri, nuovi pilastri. Le volte, volte. E così ad infinitum. Fino a che l’occhio non si perde. (Ėjzenštejn 2003, pp. 160-165)

Quando l’occhio, nella smania dell’osservazione seriale, si perde dentro la prigione del film può scoprire una nuova aggregazione di globuli, una diversa struttura degli elementi di base, da cui la visione ricomincia a pulsare.

 Il sangue del vampiro  Transformers

Senza sangue, i robot sono l’antitesi evolutiva degli esperimenti dello scienziato vampiro: il passaggio elevato a potenza (trans-), stato contrario e complementare della sua malattia (-forma). Se nel Sangue del vampiro la visione d’insieme sullo schermo era data dalla ricomposizione delle molecole sul vetrino, nei Transformers il grande si destruttura nel piccolo. Il nuovo gruppo molecolare si trasforma in macchina e il disordine spaziale degli elementi viene elevato a sistema disgregante, “grado zero della visione” (L. Esposito).

Gli antipodi convergono in questo cinema del trapianto che inizia dove l’esplosione a cuore aperto finisce: dal grande al piccolo, dalla pellicola al digitale, in una fuga virtuale nelle profondità dell’epidermide per puntare al cuore dell’immagine.
Vampiro è questo cinema della macchina viva, plasma elettrico o quarto stato della materia che concentra il fantasma nella meccanica: un’infezione della vista che fissa artificialmente le apparenze carnali per scoprire una formula meno che umana e libera dalla morte.


Nota

1 La morte è per l’essere il momento unico per eccellenza. È in rapporto ad esso che si definisce retroattivamente il tempo qualitativo della vita. Esso segna la frontiera della durata cosciente e del tempo oggettivo delle cose. La morte non è altro che un istante dopo un altro, ma è l’ultimo. [...] [l’atto sessuale e la morte, nda] sono alla loro maniera la negazione assoluta del tempo oggettivo: l’istante qualitativo allo stato puro. (Bazin 1999, p. 32)


Bibliografia

Bazin A. (1999): Che cosa è il cinema?, Garzanti, Milano.

Ėjzenštejn S. M. (2003): La natura non indifferente, Marsilio, Venezia.

Ghezzi E. (2003): Paura e desiderio. Cose (mai) viste, Bompiani, Milano.

Kandinskij W. (1973): Tutti gli scritti, vol. I, Feltrinelli, Milano.


Filmografia

Il sangue del vampiro (Blood of the Vampire) (Henry Cass 1958)

Transformers (Michael Bay 2007)


Serie TV

The Knick (Steven Soderbergh, Jack Amiel, Michael Begler, Steven Katz 2014)


Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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