www.uzak.it
- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

UZAK 27 | estate 2017

Editoriale. Portogallo

Luigi Abiusi


SPECIALE "UN VUOTO DOVE PASSA OGNI COSA" - a cura di G. Adesso


Tentativo di stanza

Gemma Adesso


Vide de la jouissance et jouissance du Vide

Camille Dumoulié


Filmare il vuoto

Alessandro Cappabianca


Quand vous faites l'amour avec moi vous pensez à la mort?

Paolo Spaziani


SPECIALE CROSSROADS
a cura di V. Dell'Aquila


A few more reflections on Crossroads

AA. VV.


LO STATO DELLE COSE


Su Francofonia di A. Sokurov

Giovanni Festa


 

Pesaro 53 - Il paesaggio infinito

Gemma Adesso


Pesaro 53 - Conversazione con Nicolas Rey e Federico Rossin

Giulio Vicinelli


COSE VISTE


Frantz di F. Ozon

Raffaele Cavalluzzi


War for the Planet of the Apes

Angelo Amoroso d'Aragona


INCHIOSTRO DI KINE


Ti do i miei occhi di un tempo fa

Vanna Carlucci


Effetto Sherlock

Raffaele Cavalluzzi


Immagini mancanti

Leonardo Gregorio


FIGURA INTERA


Ethica. Natura e origine della mente

Matteo Marelli


Immagini Mancanti. L’estetica del documentario nell’epoca dell’intermedialità

Leonardo Gregorio

alt«Forse le definizioni storicamente più accreditate – documentario, documentario di creazione, cinema del reale – dovrebbero cedere il posto a una nuova denominazione, perché sempre più spesso facciamo esperienza di un cinema di testimonianza, nel quale l’istanza documentaria si mescola a una serie di altre istanze (etiche, politiche, narrative, rielaborative), richiedendo così che ne siano ripensati gli stessi presupposti» (p.20). Ma ciò che Dario Cecchi, studioso di filosofia e cinema, sviluppa nelle pagine del suo saggio non è una mappatura né una metodologia d’analisi, non fornisce formule interpretative nette né tantomeno si preoccupa di enucleare una possibile gamma delle tendenze.




Il merito maggiore di questo Immagini mancanti. L’estetica del documentario nell’epoca dell’intermedialità (Pellegrini Editore) sta, piuttosto, nel registrare, esprimere, interrogare, scandagliare una transizione. Esattamente questo.  Proprio questo tempo. Non ci sono – perentoriamente – le vie di un cinema futuro, di quello che verrà, impossibile decifrarle. Del resto, anche titolo e sottotitolo suggeriscono una parzialità inevitabile, un campo d’osservazione mobile, uno sguardo “mancante”, appunto, non totalizzante.  Perché se l’epoca è quella dell’intermedialità, e dunque le si può dare – nonostante tutto, ma con consapevolezza –  un nome (Pietro Montani è un riferimento prezioso per Cecchi), le sue espressioni comunicative, artistiche, mediali continuano a rigenerarsi  in un terreno di forze aperto, poroso.

E «per il cinema di testimonianza […] vale  […] il principio di una temporalità affatto propria, che può essere definita come temporalità dell’autenticazione, intendendo con ciò il tipo di esperienza del tempo – e di esperienza tout court, dal momento che il tempo è una delle direttrici fondamentali della sensibilità – che ci è richiesto di fare quando trattiamo una traccia. Il tipo di lavoro richiesto dal cinema di testimonianza (e dai media moderni) consiste infatti spesso nell’operazione di definire lo statuto delle tracce (immagini, video) in cui ci imbattiamo – le quali fanno parte di un archivio informale (la rete) o formalizzato solo con criteri oggettivi di classificazione (i luoghi, gli eventi, le persone) – per farne oggetto di un’esperienza di memoria condivisa» (pp. 31-32).

Ed ecco allora le possibilità e le forme del web documentario o opere come Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi, Triangle di Costanza Quatriglio, L’immagine mancante di Rithy Panh, Cadenza d’inganno di Leonardo Di Costanzo. Film che chiudono i singoli capitoli di un volume in cui trovano spazio e ragione altri titoli (degli stessi registi e di diversi altri, tra doc, fiction, incroci e indistinzioni: Oppenheimer, Garrone, Cuarón, Tarantino, Delbono, Marcello, Ferrente e Piperno, ecc.), ma queste sequenze, questi corpi, queste «Iconologie» non servono a tirare le somme quanto invece a rilanciare il discorso, a innestare nuovi rimandi e mondi nella trama complessa della riflessione, ad ed entrare in dialogo fra loro.

Occupano, nella geografia del libro – e questo elemento è molto interessante, suggerendo, in parte, la reale sostanza di questo lavoro di Cecchi – una sorta di immaginario margine, di periferia, un punto di approdo solo apparente. Perché la verità è che questo non è un libro sul documentario, la questione è invece molto più complessa, e ha a che fare con il vedere, produrre il mondo. Non ci sarebbero, altrimenti, in questo viaggio senza attracco ma ricco di visioni che è l’opera di Cecchi, Dziga Vertov e Paul Ricoeur, Jacques Aumont, Louis Marin, Emilio Garroni, Maurice Merleau-Ponty, Hans-George Gadamer,  Jean-François Lyotard, Gilbert Simondon, Philippe de Champaigne, Émile Benveniste, Susanne K. Langer. Teoria del cinema e dell’arte, filosofia, linguistica, testi, tesi e ipotesi da incrociare, mettere in crisi, riprendere, rinnovare di nuove pregnanze. «Simboli», «Segni», «Danza», «Immagine dinamica», «Rappresentazione» ecc. sono quasi  voci-mondo all’interno del testo, nuclei che aprono diramazioni, sono la tessitura fantasmatica e fisica del volume.

Ma quello che Cecchi ci consegna è, prima di tutto, una lettura del contemporaneo, anche politica, da intendere nell’accezione ovviamente meno contingente del termine. Qualcosa che non emerge mai esplicitamente ma sostanzia profondamente il saggio. Una lettura necessariamente incompleta ma affascinante. L’auspicio, anzi, è quello di poterla vedere proseguire ancora, magari all’interno di un progetto di maggior respiro, cadenzato, in divenire, e chissà che autore ed editore non ci abbiano già pensato. Un libro che, tra l’altro, fa il paio, arricchendosi di nuovi sensi, con un lavoro diverso eppure stranamente complementare, pubblicato sempre nel 2016 da Pellegrini: La tela strappata. Storie di film non fatti di Alessio Scarlato. Perché le immagini mancanti sono quelle che continuano a dare vita al cinema, e alle nostre visioni.


Filmografia

Un’ora sola ti vorrei (Alina Marazzi 2002)

Cadenza d’inganno (Leonardo Di Costanzo 2011)

L’immagine mancante (L'image manquante) (Rithy Panh 2013)

Triangle (Costanza Quatriglio 2014)





Titolo:
 Immagini mancanti. L’estetica del documentario nell’epoca dell’intermedialità
Anno: 2016
Durata: 216 pagine
Genere: SAGGIO
Specifiche tecniche: 15 euro
Produzione: Pellegrini Editore

Regia:
 Dario Cecchi

Reperibilità


Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




Teniamoci in contatto

FacebookTwitterFlickrInstagramPinterestYoutube