Del che cosa sia, alla fine, il desiderio per un corpo, Wakamatsu ne ha fatto visione e immagine sino al limite attraverso il quale il corpo scompare. Nella sua produzione, terminata nel 2012 a causa di un incidente, il finale è etereo, in Hotel Blu Kaien tutto ruota attorno all'immagine pura di un corpo, il corpo di Rika, donna immagine, appunto, priva di parola e di volontà che aleggia in virtù degli spettri che da sempre invadono il mondo letterario e cinematografico.
Comme le feu,
l’amour n’etablit sa clarté
que sur la faute e la beauté des bois en cendres.
(Philippe Jaccottet)
È nel continuo palesarsi di un’ombra, nel suo espandersi attraverso gli spazi vuoti eppure quasi claustrofobici delle stanze e dei locali, della notte riversa sul cemento dei palazzi, dei corridoi deserti di un ospedale, che David cerca, con tenera inconsapevolezza, di uscire dal bozzolo buio della sua adolescenza.
E vi è un punto fosforoso dove si trova tutta la realtà,
ma cambiata. Un punto d’utilizzazione magica delle cose.
(Antonin Artaud)
«Mar Nero, 22 giugno 1939. Cara mamma, sul mare fa freddo ed è grigio. È cosi bello viaggiare lentamente e vedere l’Europa trasformarsi impercettibilmente in Oriente». La voce è quella di Irène Jacob, i pensieri, gli occhi, il tempo, la vita, sono della ginevrina Ella Maillart (1903-1997), chiamata “Kini”, partita su una Ford Cabriolet quell’estate insieme svizzero-tedesca Annemarie Schwarzenbach – un’amicizia forte, anche difficile, con la zurighese che forse nutriva anche qualcos’altro, un bisogno soprattutto – alla volta dell’Est.
Quale peso incunea i sensi sino allo sgretolamento? E quale l'elettricità che scossa, squassa e conclude macerando?
In Haemoo le forme umane si brutalizzano catatoniche, precipitano in una perdita di coscienza, rovesciano in abusi di sangue. Nei muscoli una paralisi malata, nel cuore un moltiplicarsi di crepe: si attraversa il disordine e si giunge all'immondo. Diretto da Shim Sung-bo, basato sulla strage del 2001 della Taechangho, il film registra la traversata verso la Corea del Sud di un equipaggio di pescatori alle prese col trasporto, e la conseguente morte per asfissia di 25 immigrati.
Sembra quasi di non vederla Arianna mentre vaga per le strade di un’isola lontana, assente nella mappatura geografica del mondo. Sembra quasi il fantasma (e lo è) di un mito che rievoca il suo nome - Arianna -, anima perduta in una ferita che torna continuamente a sanguinare.
È difficile resistere alla tentazione di contrapporre all'attuale fantasmagoria di film di fantascienza un mockumentary di Fedorchenko di dieci anni fa, Primi sulla Luna: contrapposizione che vedrebbe da una parte la seriosità dei blockbuster (troppo costosi per non prendersi, appunto, sul serio) e la leggerezza di un piccolo capolavoro ironico (di un'ironia tutta “sovietica”, mista a cinismo e sentore di morte).