www.uzak.it - ISSN 2039-800X
Periodico online di cultura cinematografica
Diretto da Luigi Abiusi
anno XVII | Uzak 52/53 | primavera/estate 2026
Per Wim Wenders il 3D è soprattutto una questione di vicinanza: quanto può avvicinarsi il cinema all’essenza delle cose senza limitarsi a riprodurne l’apparenza? Pochi grandi autori hanno esplorato con altrettanta continuità le possibilità poetiche della stereoscopia, sottraendola alla funzione di attrazione spettacolare per farne uno strumento di conoscenza.
Presentato in concorso all’83esima Mostra di Venezia, The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, da giovedì 10 settembre è arrivato nelle sale italiane. Attesissimo, considerati il cast d’eccezione, tra Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, e il soggetto da cui il film trae origine, firmato da Bernardo Bertolucci, rimasto inedito dopo la sua scomparsa, nel 2018.
Nella sezione Orizzonti di Venezia 83 arriva un film onirico e a tratti astratto: A day in the life of Jo: Chapter Phaedra di Jacqueline Lentzou, al suo secondo lungometraggio dopo Moon. 66 questions.
Sembrerebbe essere una mostra di qualità, almeno per quanto riguarda il concorso, con in più il plusvalore di un “Orizzonti” sorprendente, A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra di Jaqueline Lentzou e di un “Fuori Concorso” prodigioso, quel The Basics of Philosophy di Paul Schrader che probabilmente avrebbe meritato di essere in gara, per quel che contano le gare.
È il tessuto acusmatico, partitura di sintesi elettronica, ad essere tagliato da fiati etnici, analogici: lembi cristallini che pendono dalle corde navali, luccicando sulla strada. Sono i campanelli, le cornamuse di quella Weather All (The Utopia Strong) ad attraversare l’immagine, a farne vibrare il quadro desaturato, monocromatico.
Francesco Sossai sembra ripetere, nella realizzazione di questo road trip, la stessa operazione compiuta da Krano (Marco Spigariol, autore della colonna sonora) nella creazione della musica: partendo dall’americano - il post-punk della sua prima formazione, poi un blues che ricorda quello del Delta - si giunge a un suono biologicamente veneto. La traduzione proposta dal film è la stessa.
Una casa dai muri crepati, che vacilla a partire dalle sue fondamenta; è con questa immagine che si apre Sentimental Value, il film di Joachim Trier che, dopo The Worst Person In The World, continua a indagare l’interiorità dei protagonisti frammento per frammento, tanto più in relazione alle fragilità della famiglia.
Chi si prende cura di chi giace in silenzio? Hiedra di Ana Cristina Barragán – vincitore del premio per la Miglior Sceneggiatura all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Orizzonti – entra in punta di piedi nelle sale italiane, distribuito da MFF-Michael Fantauzzi Film, e, tra le altre cose, pone questa domanda.
James Blaine Mooney, l’improbabile ladro di opere d’arte protagonista di The Mastermind, non è altro che una nuova ed ennesima versione dello Stephen Meek di Meek’s Cutoff: uomini che pensano di sapere benissimo cosa fare e dove andare e che invece si riscoprono spaesati, impreparati e non all’altezza delle imprese di cui sono a capo.
Il titolo, innanzitutto. “Reflet dans un diamant mort”, in originale. “Reflection in a dead diamond”, in versione internazionale. In italiano si potrebbe tradurre la prima parola, la parola-chiave, con “riflessione”, invece che “riflesso”, e non si sbaglierebbe. Si parla infatti di un film che riflette, cioè, restituisce immagini speculari, e che al contempo elabora un pensiero, sviluppa un discorso programmatico su quelle stesse immagini.