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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018



UZAK 28/29 | autunno/inverno 2017/2018

Editoriale. The deserted

Luigi Abiusi


SPECIALE PAUL SCHRADER
a cura di L. Abiusi


Coito ininterrotto. First Reformed

Luigi Abiusi


L'insolubile alternativa

Alessandro Cappabianca


Uomini solitari di Dio

Anton Giulio Mancino


Dispositivo di trascendenza

Pietro Masciullo


Schrader - Mishima - Bataille
La macchina rituale

Giovanni Festa


The Canyons

Mariangela Sansone


SPECIALE WILLIE VARELA
a cura di V. Dell'Aquila


Like a mirage: the Ambiens Series

Michael Sicinski


The World in the Window

Stephen Broomer


Here and There
Recuerdos de flores muertas

Dorottya Szalay


 

Willie's Eye

Brian Wilson


This burning world

Mariangela Sansone


LO STATO DELLE COSE


CARNE Y ARENA. La virtualità
come esperienza d'alterità

Matteo Marelli


Les garçons savages: ontogenesi
di un universo instabile

Giulio Vicinelli


Locarno 2017

Mariangela Sansone


COSE VISTE


Ammore e Malavita

Giulio Vicinelli


INCHIOSTRO DI KINE


Il caso e altre novelle
di Krzysztof Kieslowski

Raffaele Cavalluzzi


SCREAMADELICA


END OF THE EAR
I migliori dischi del 2017

AA. VV.


uzak.it | Cose mai viste

Avanti

Luca Romano

«Avendo dimostrato che tutti sono filosofi, sia pure a modo loro, inconsapevolmente, perché anche solo nella minima manifestazione di una qualsiasi attività intellettuale, il “linguaggio”, è contenuta una determinata concezione del mondo, si passa al secondo momento, al momento della critica e della consapevolezza, cioè della quistione: è preferibile “pensare” senza averne consapevolezza critica, in modo disgregato e occasionale, cioè “partecipare” a una concezione del mondo “imposta” meccanicamente dall’ambiente esterno, e cioè da uno dei tanti gruppi sociali nei quali ognuno è automaticamente coinvolto fin dalla sua entrata nel mondo cosciente [...] o è preferibile elaborare la propria concezione del mondo consapevolmente e criticamente e quindi, in connessione con tale lavorio del proprio cervello, scegliere la propria sfera di attività, partecipare attivamente alla produzione della storia del mondo, essere guida di se stessi e non già accettare passivamente e supinamente dall’esterno l’impronta alla propria personalità?» (A. Gramsci 1975, pp. 1375-1376).

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Verao Danado (Damned Summer)

Giulio Vicinelli

«This movie should be played loud».

L’esergo che apre The Driller Killer di Abel Ferrara potrebbe tranquillamente stare in apertura di questo Damned Summer senza disattendere le aspettative implicite nel motto. Se però il film di Ferrara si presentava da subito in tutta la sua forza importante, quello di Pedro Cabereira si innesca con lentezza, secondo una studiata progressione.

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9 Doigts

Mariangela Sansone

«À quoi bon un cinéaste en temps de manque? À faire parler la Terre! Entrer dans le secret d'un Soleil, d'une brume et du magnétisme tellurique - via les indigènes du secteur...»
(F. J. Ossang, Mercure insolent)



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Seduced and abandoned

Mariangela Sansone

«A occhi chiusi e nello sforzo di prendere sonno,
vedo brillare, sul fondo delle mie palpebre,
una brace: è l’anima ostinata,
il relitto lampeggiante
del naufragio glorioso del mio giorno.»
(René Char, da A una serenità contratta)

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A quiet passion

Michele Sardone

È ammirevole come un autore riesca ad essere coerente con se stesso nonostante il passare del tempo e delle mode. Si ha l’impressione che Terence Davies abbia girato A quiet passion esattamente come avrebbe fatto trent’anni fa: sceneggiatura accuratamente letteraria, ambientazione invariabilmente nel passato (che nei suoi film va dall’oleografico Ottocento fino ai non meno crepuscolari anni Cinquanta), piani sequenza con predilezione per i movimenti laterali o circolari, e in sottofondo la voce fuoricampo, che narra senza spiegare nulla, che preferisce aggiungere una sensazione piuttosto che una spiegazione, che viene anche lei dal passato, come voce lontana sempre presente.

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Ulrike’s Brain

Valentina Dell'Aquila

«… Allora, dopo essere stata nell’ala morta, mia sorella scrisse un testo per descrivere quello che succedeva là dentro:

La sensazione che ti esploda la testa (la sensazione che la scatola cranica debba spezzarsi, sollevarsi)… La sensazione che la cella sia “in viaggio”. Ti svegli, apri gli occhi: la cella sta viaggiando; di pomeriggio, quando entra la luce del sole – di colpo si ferma. La sensazione del viaggiare però non riesci a togliertela. Non puoi dire con certezza se tremi di febbre o di freddo – in ogni caso hai freddo. Per potere parlare in tono normale devi fare lo stesso sforzo che faresti per parlare a voce alta, quasi come urlassi. La sensazione di ammutolire – non riesci più a identificare la semantica delle singole parole, la puoi solo indovinare – … La sensazione di bruciare interiormente… Agenti, visita, cortile ti sembrano essere fatti di celluloide – i visitatori non ti lasciano niente. Mezzora dopo riesci a malapena a ricostruire se la visita è avvenuta oggi o la settimana scorsa… La sensazione che il tempo e lo spazio siano incastrati uno nell’altro – la sensazione di trovarsi in una stanza di specchi deformanti – di sbandare. La sensazione di essere spellata…».

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Krisha

Leonardo Gregorio

Chi ha paura di Krisha? Il suo primissimo piano in incipit è promessa di spavento, stato di attesa e rivelazione moltiplicato dalla musica gravida di pathos, graffiante. Allora Krisha la si scruta con sospensione, si cerca un indizio su quel viso che è cartografia del tempo, residuo di bellezza, occhi consumati ma aguzzi. Poi tutto cambia, o quasi.

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Beautiful things

Giulio Vicinelli

Strofa, ritornello strofa, ritornello, strofa ritornello, strofa ritornello. Quattro ripetizioni e un finale dissonante e sorprendente come in un pezzo dei Sonic Youth degli anni ruggenti. Beautiful things è una canzone punk noise. Sul petrolio. Una sonata sbieca e lisergica. La struttura è quella di tutte le canzoni. Ogni strofa una storia, la testimonianza in prima persona di una vita di fantasma, uomini senza volto che dietro e intorno al petrolio ci vivono, ci lavorano e ci muoiono. Van, Danilo, Andrea e Vito, la chanson delle loro esistenze laterali, racconta per intero il viaggio immane dell'oro nero. Dall'estrazione alla diffusione capillare dei prodotti derivati, passando per il trasporto su navi cargo lunghe quanto l'Empire State Building e per terminare in ciclopiche strutture per lo smaltimento del disavanzo, le deiezioni del organismo mercato, la distruzione di quei rifiuti che sono la più cospicua produzione del sistema bulimico dei nostri consumi.

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Meteorlar

Matteo Marelli

altAntefatto
Succede che durante le giornate della 22a edizione del Milano Film Festival venga organizzata una performance-incontro dal titolo Falsiritorni (dall’oltrecinema). A fare da relatori ci sono Emiliano Montanari ed enrico ghezzi che partendo dalle suggestioni de L'avventura (il cui set diventerà per ghezzi una delle tante magnifiche ossessioni1) si abbandonano a un flusso di coscienza sul cinema, l’archeologia delle immagini e i ritorni. In questa discussione dissennata, dove a imporsi è la monologia ghezziana, a un certo punto colgo (tra indistinto brusio) parole chiare: «al cinema non esiste la prima visione. Solo seconde, terze, quarte... visioni». E quella che lì per lì mi sembra poco più di una frase ad effetto, due giorni dopo si carica di senso.

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A Spell to Ward Off the Darkness

Luca Romano

Non ci sono molti modi per affrontare l’oscurità, è dalla luce stessa che viene generata, in una forma differenziale tra la presenza e l’assenza della luce stessa. In questo senso bisogna affrontare il documentario della coppia Ben Rivers, Ben Russell dal titolo A Spell to Ward Off the Darkness. E dal titolo bisogna partire, infatti, per addentrarsi nel film, un incantesimo è qualcosa che trascende il reale e lo trasforma, diventando esso stesso reale. È il reale che immagina se stesso, è in questo senso che il tempo interviene sulla narrazione, come passaggio, talvolta in contrazione, talvolta in distensione.

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Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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