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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Ana Lily Amirpour

Vanna Carlucci

«La lunga notte piena degli inganni delle varie immagini.»
(Canti Orfici, Dino Campana)

L’immagine è un’ombra, spettro che si muove, latente nella luce diafana, errante nel suo imporre una comparsa e, l’istante dopo, una scomparsa, sospesa nel formicolio incessante della sua apparizione ma, «quanto bisogna affondare nella notte per farne emergere, consorgere, l’auroralità?» (Roberti 2012, p. 53). È dentro questa dialettica del cinema come visione fantasmatica che brulicano – in A Girl Walks Home Alone at Night – figure tenebrose, sopravvissute oltre la vita; ed è la notte lo sfondo o lo schermo dentro la quale appare una donna vampiro, creatura estrema e volto lunare nei pelaghi del cielo nero. Sola e silenziosa vaga nel panorama scheletrito sfatto e apocalittico, nel movimento incessante di trivelle che suggono petrolio, suzione che fa il verso a quella vampiresca del morso. Come un angelo, come il giustiziere della notte lei vola sul ciglio della strada, sempre ai bordi, sempre al limite della vita e della morte e sempre al confine tra due mondi: quello iraniano (il suo mantello che è una hijab cita spettri del cinema passati e ancora riviventi) e quello americano (il film è stato girato in California).

È dentro questo mondo ricostruito e artefatto e quindi immaginato e immaginario che vivono uomini vaganti come spettri, zombie li chiamerebbe Jarmusch, divorati e affetti, cioè soggetti a una patologia senza rimedio. È nella mancanza che nasce la malattia, questo smottamento improvviso scandito da un continuo cambio di fuoco, presentimento della notte in cui gli uomini sembrano agitarsi e vivere avvinghiati nelle loro ossessioni, dentro la faglia di un’ombra che è quella vampiresca.

Ma cos’è l’ombra? Anima informe che vuole darsi a vedere facendosi corpo vivo nel sangue di qualcun altro ma il sangue è già malato, è affetto; e allora nell’affollamento e affondamento di questo mondo tutti diventano spettri, divorati e divoranti, perché in ogni caso «[…] niente è vero tutto è possibile [...] chiunque è un vampiro, chiunque è un sopravvissuto» (Esposito 2013, p. 254). Inevitabilmente ci tocca di pensare a quegli amanti sopravvissuti nel film di Jarmusch, sempre sospesi, liquidi nel paesaggio sonoro delle chitarre, dei vinili e dei libri, a definire una geografia di luoghi, tempi e comparse che provano a colmare con la loro presenza il deteriorarsi del contemporaneo così come qui gli amanti si riconoscono anime sensibili nel giro vorticoso di un vinile. Si tratta dello stesso vortice che investiva i corpi nella magnifica sequenza iniziale di Only Lovers Left Alive: in entrambi i casi la musica si espande e apre lo spazio, avvicina i corpi degli amanti, li spossessa tanto da invertire i ruoli annullando le distanze fisiche e temporali, e quello che si sente non è il morso ma solo il battito eterno, l’eco di una vicinanza che per un attimo rintocca il fantasma che si rimaterializza rendendosi vivo e possibile all’altro.

L’incarnazione dell’immagine è questo incontro febbrile e d’amore in cui il rincorrersi fa parte del gioco, tra luci e ombre che trovano la loro aderenza sempre perché la distanza non è vera, non è mai distanza anzi, piuttosto non esiste e si è fedeli a quell’attimo che sorvola il giorno e vive di notte, oltrepassa il tempo e strappa la vita e la morte, dentro quel paesaggio perduto e di sogno, lo stesso che avvolgeva Rainer e Victor in un altro illuminante film come L’Age Atomique dove la musica creava “una terza immagine” o dimensione (in)corporea, che è questo abisso o abbraccio pieno di riverberi in cui il corpo del fantasma – che è il cinema – finalmente riappare. È sempre la stessa storia (storie di vampiri, di ombre, storie di cinema) ma pur sempre diversa: la fine non esiste, dicono…


Bibliografia

Roberti B. (2012): Cinema Alchimia Uno, Caratteri Mobili, Bari.

Esposito L. (2014): Solo gli amanti sopravvivono, in “Filmcritica”, n. 635/636.




La proiezione del film A girl walks home alone at night si terrà martedì 7 giugno alle ore 20:30 presso il Cineporto di Bari (Lungomare Starita, 1). 

Saranno presenti in sala la regista Ana Lily Amirpour e i critici cinematografici enrico ghezzi e Gemma Bianca Adesso. Introdurrà Luigi Abiusi.

[enrico ghezzi introdurrà nei Cineporti di Puglia, nei giorni precedenti all'incontro, Corpi deGeneri, una retrospettiva sul genere (sui generis) horror, propedeutica al morso.]

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