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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Diario 3

Luigi Abiusi

las brujasÈ arrivato l’autunno nella sua faccia più ieratica e rigida, di quelli che si specchiano sulla lamina delle pozzanghere, per godere del proprio giallo celestiale mentre camminano per i viali affondando nei baveri; sparso sull’erba dei parchi e sulle strade di ghiaia dove razzolano i piccioni, si azzuffano per le croste, si beccano, si sferzano con le nere unghie e spesso sanguinano e si trascinano afflitti sul ciglio, divenendo, pestati sul terreno, pura opacità: folate di vento freddo sulla nuca (che ustionano la testa fino ai timpani) mentre si fa la fila anche solo per un kebab (disgustoso), ammasso di frattaglie di non so cosa, carne di cane in decomposizione sul ciglio della strada, con ketchup e merda gialla.


Acrid
di Kiarash Asadizadeh è un film che galleggia in una medietà strumentale al racconto della società (maschilista) iraniana, evidenziando la resistenza delle donne, la loro ostinazione emancipativa, la loro sensibilità, passando da un contesto all’altro per mezzo dei collanti (anelli dell’ingranaggio-film) costituiti dalle persone, le quali agendo e spostandosi dislocano lo sguardo della macchina da presa fino a tornare al punto di partenza. Mentre almeno Sorrow and Joy del danese Nils Malmros cerca la discontinuità del registro passando dal tragico all’ironico, canzonando così (a tratti) il mondo delle produzioni cinematografiche (svelandone i luoghi comuni, i vezzi, gli egoismi, in un senso che mi pare opposto a quello compiaciuto di Entre nos) e raggelando con quel cinismo che è tipico di certo cinema scandinavo.

Resta molto di più da Las brujas de Zagarramundi di Alex de la Iglesia (ma fuori concorso), un film (molto meno pasticciato che in passato) che recupera certe atmosfere dal Rodriguez di, mettiamo, Dal tramonto all’alba, accentuando ancora di più rispetto al messicano, il palinsesto comico e la fascinazione per l’incremento di narrazione, di scena in scena, incremento di aspettative che nell’ultima parte del film lascia spazio ai corpi spettacolari, alla loro imminenza scenografica, spettacolare, all’azione puramente plasticata.
(Stasera andrò a rivedere Her, per capire… per cercare conferme su quello che considero un film importante, epidermico, congegno disarmato e angelico, fragilmente artificiale).


Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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