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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Paul Vecchiali

Leonardo Gregorio

Considera il suo universo di immagini, di personaggi, di parole, figlio un po’ dell’amato realismo poetico francese – quello di Jean Renoir, in particolare  –  e della Nouvelle Vague. Al contempo, però, definisce «irriproducibile» il suo cinema. E non sbaglia. È uno straordinario regista fuori dagli schermi, Paul Vecchiali. Certamente fuori da quelli italiani: da noi solo pochissimi titoli della sua produzione sono riusciti a trovare piccoli spazi di esistenza nei circuiti irrigiditi della distribuzione. Nato ad Ajaccio nel 1930, già insegnante e aiuto regista,  Vecchiali esordisce dietro la macchina da presa nel 61’ con Le petits drames. È, invece, il 1974 quando durante la Mostra del Cinema di Venezia, in sua presenza, Pasolini afferma: «Sono ancora commosso, sconvolto, faccio fatica a parlare perché, confesso, mi è successo raramente di vedere in questi ultimi anni un film così bello e così commovente». Si riferiva a Femmes, femmes, Pasolini, film che omaggerà anche in Salò o le 120 giornate di Sodoma.

C’erano già stati Les Ruses du diable e L’etrangleur, dopo sarebbero arrivati altri pezzi di un cinema radicale, potente, freddo e bruciante insieme: fra gli altri, La machine, Corps à coeur, Trous de mémoire, Rosa la rose, fille publique, Encore – Once more, Zone franche, À vot’ bon coeur, Les gens d’en-bas. Un cinema – osserva Edoardo Bruno – «come un’entrata in uno spazio chiuso, nella claustrofobia in un’esasperata frontiera del dentro e, al tempo stesso, nella intimità, aperta alle improvvise amicizie, agli incontri, ai contatti. Una filosofia dell’esperienza che costringe a rivisitare il privato». Un cinema che del melodramma, tra la finzione e la vita, ha fatto il suo mondo, e del tragico, del noir, del fantastico, del comico, del teatro, del sogno e dell’eros le sue declinazioni, le sue (im)possibilità.

Un cinema  che continua a sorprendere: come dimostrano i recenti La cérémonie, cortometraggio, e Faux accords,  titolo che – spiega il regista – «gioca con i falsi accordi e falsi raccordi», uno scivolare su più livelli: fra le parole, fra i corpi dei personaggi e gli spazi, fra l’assenza e la presenza, fra la verità e la bugia. Fra la vita e la morte. E l’immaginazione. Fino al suo ultimo Nuits blanches sur la jetée, per Uzak il film più bello visto al Festival di Locarno 2014, che è prima di tutto, racconta ancora Vecchiali, un ritratto di Dostoevskij, a partire dal nome del protagonista interpretato da Pascal Cervo: Fëdor. E, forse, il cinema, lo si può sognare, vivere, ancora.



27 Febbraio ore 20.30 presso il Cineporto di Bari c/o Fiera del Levante, Lungomare Starita, 1: INCONTRO CON PAUL VECCHIALI.
Interviene, insieme al regista, Andrea Pastor (“Filmcritica”).
A seguire proiezione di NUITS BLANCHES SUR LA JETÉE (2014) (v.o. sott. ita.).


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