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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Eros + massacro: il cinema di Wakamatsu Kōji

Giampiero Raganelli

il-cinema-di-koji-wakamatsu-cover«I film di Wakamatsu Kōji offrono ai loro spettatori un’esperienza che non ha equivalente alla luce del sole. È la voce del desiderio, dei propositi delittuosi, e quindi della miseria screziata, che echeggia nella notte». Con queste parole Ōshima Nagisa (1970) si è espresso nei confronti del regista suo protégé, che ha voluto peraltro come produttore per il suo scandaloso Ecco l’impero dei sensi (1978).
Wakamatsu ci ha lasciato improvvisamente il 17 ottobre del 2012, a 76 anni, dopo una carriera di cinquant’anni e di oltre cento film, ancora nel pieno dei suoi progetti e dei suoi tour per i festival di tutto il mondo. Portato via da un incidente stradale, investito da un taxi, proprio come Angelopoulos.


Dissacrante fin nella sua stessa biografia: è stato affiliato alla yakuza, simpatizzante dei terroristi e “pornografo”. Negli anni Cinquanta il giovane Wakamatsu sconta sei mesi di detenzione per il fatto di far parte della criminalità organizzata giapponese. Un’esperienza che segna tutta la sua vita. Il potere brutale dell’autorità, che sperimenta in quel frangente, costituisce una fonte di ispirazione continua in tutta la sua opera. La scelta stessa di entrare nel mondo della settima arte è da lui motivata come un atto di resistenza contro il potere costituito, che trova subito la sua espressione nel filone eroduction o dei pinku eiga, i B-movie erotici che rompono i rigidi tabù della società nipponica, che li bolla come indecenti. Un filone inaugurato nel 1964 con il film Daydream di Takechi Tetsuji.

L’opera di Wakamatsu è segnata da una poetica cinematografica coerente e precisa che insegue fin dagli esordi e prosegue anche nell’ultima fase, quella in cui si è ormai lasciato alle spalle l’eroduction, con una serie di tratti costanti messi a fuoco da prospettive diverse. Tutto il suo cinema ruota attorno alla ribellione e ai movimenti di contestazione giovanili, a quel Sessantotto che in Giappone è stato anticipato al 1960, con le dure manifestazioni contro il Trattato di sicurezza nippo-americano, e che è sfociato nella stagione della lotta armata del movimento della United Red Army.

Il suo primo film degno di nota è Affairs within Walls del 1965, presentato a Berlino contro la volontà delle autorità nipponiche. Il film inizia con immagini di complessi edilizi anonimi e serializzati, distinguibili solo per il numero di codice che li contraddistingue. I paesaggi, e particolarmente quelli urbani e stradali, monotoni, desolati e opprimenti, sono una costante di tutto il cinema di Wakamatsu. Il tetto e i palazzoni popolari con ballatoi di Su su per la seconda volta vergine (1969), l’alveo del fiume cementificato, bagnato dalla pioggia, sotto il ponte di Sex Jack (1970), in cui uno dei protagonisti pronuncia la battuta «Siamo immersi nel nulla». Si tratta di un prodromo della “teoria del paesaggio”, elaborata ufficialmente nel 1969 dal critico cinematografico Matsuda Masao, che ha preso piede negli ambienti avanguardistici in particolare nell’opera del fotografo Nakahira Takuma e in quella di Adachi Masao, una figura chiave nel cinema dell’epoca, regista sperimentale e sodale sceneggiatore di Wakamatsu e saltuariamente anche di Ōshima.

Questa teoria si basa sulla lettura della società attraverso il paesaggio, che è stato profondamente rimodellato nel senso di una sua omologazione in non luoghi durante gli anni Sessanta, quelli della crescita economica del paese ma anche della recrudescenza dei movimenti di protesta e delle guerriglie urbane. Il concetto chiave di paesaggio (fukei) sostituisce così quello di situazione (jokyo) nell'analisi sociale marxista. I film manifesto della teoria del paesaggio, i cosiddetti fukei eiga, sono Serial Killer (1969) di Adachi e The Man Who Put His Will on Film (1970) di Ōshima. E questa concezione permea particolarmente due road movie di Wakamatsu, Violenza senza causa (1969) e Cycling Chronicles: Landscapes the Boy Saw (2004), due viaggi verso il nord del Giappone, il primo in treno, il secondo in bicicletta.

Anche gli interni degli edifici di Affairs within Walls sono parimenti opprimenti. Piccoli appartamenti, ambienti claustrofobici: sono le tipiche “unità 2DK”, due stanze con tinello, dello sviluppo urbano atomistico nipponico degli anni Cinquanta. Quelle stesse che diventano camere di tortura nei successivi Embrione (1966) e Angeli violati (1967). E quelle stesse in cui si svolge l’ultimo cinema di Ozu. Con il grande Maestro, che concludeva la sua carriera proprio quando Wakamatsu iniziava, il regista sembra voler ingaggiare un ironico cambio di consegne. Riprende in certi momenti le sue famose inquadrature dal basso, fa la parodia, con pentole e altri oggetti ammassati, alla sua rigorosa composizione dell'immagine e disposizione degli elementi di scena, e popola il suo spazio filmico, la casa famigliare giapponese, di sesso e violenza. Makoto, il protagonista del film, è uno studente confinato in una piccola stanza dai genitori, perché studi per un esame. Rifiutando quel ruolo imposto, il ragazzo passa il tempo spiando con un cannocchiale, novello James Stewart de La finestra sul cortile, le coppie che fanno sesso negli edifici circostanti, sfogliando giornali pornografici e masturbandosi.

Arriverà a uccidere, dopo averle minacciate e molestate, la sorella e una dirimpettaia oggetto del suo voyeurismo. Makoto è il primo esempio di quella alienazione sessuale che esplode nella rabbia giovane, di quell’energia deflagrante, ma anche di quella fragilità, delle nuove generazioni, che sono oggetto di tutto il cinema di Wakamatsu. Una violenza che introietta quella del mondo e della società esterni, continuamente evocate dai richiami nel film alla guerra in Vietnam e ai tumulti urbani. Il ragazzo esprime le inquietudini del mondo dell'epoca proprio come Lou Castel nel coevo I pugni in tasca. Inaugura una galleria di antieroi del regista che annovera il protagonista di Angeli violati, che stermina un gruppo di infermiere e il ragazzo matricida del recente Cycling Chronicles: Landscapes the Boy Saw.

Dopo le prime immagini di contesto, Affairs within Walls si apre con una scena che sembra un rifacimento ironico dell’incipit di Hiroshima, mon amour: due corpi nudi, avvinghiati che fanno l’amore sotto lo sguardo severo di un ritratto di Stalin, che rimanda a una sessualità deviata e aberrante che fa il paio con le scene in cui Makoto si masturba eiaculando su un giornale che riporta notizia e foto di un uomo politico corrotto. Il corpo dell’amante è segnato da una vistosa cheloide, un’escrescenza estesa, residuo della bomba atomica, che, nell'atto sessuale, diventa una pre-cronenberghiana nuova terminazione erogena, come le piaghe da frustata in Embrione. Una suggestione ripresa nel recente Caterpillar (2009), declinazione ancora più disperata di E Johnny prese il fucile, ambientato alla fine degli anni Trenta, che racconta di un soldato, il tenente Kurokawa, che torna dalla Seconda guerra sino-giapponese orrendamente menomato, ridotto a un tronco senza più nessun arto. E l’uomo obbliga la moglie a continui rapporti sessuali in quello che è un ritorno del regista all'estetica dei suoi pinku.

Con Embrione, Wakamatsu esplora temi sadiani ed edipici raccontando di un uomo che sevizia in continuazione, con frustate, una donna tenuta prigioniera, legata in un appartamento per vari giorni. Una discesa allo stato animalesco, capostipite dei Guinea Pig, gli insostenibili e aberranti finti snuff giapponesi degli anni Ottanta, una regressione primordiale all'infanzia e alla vita embrionale, un anatema dell’uomo per l’uscita dall’Eden rappresentato dal ventre materno e la compromissione con la vita esterna, una valle di lacrime. Quest’ultimo tema è cristallizzato nell’immagine, ripresa poi in Angeli violati, del carnefice che, dopo aver scaricato le sue pulsioni sessuali aberranti in atti di tortura e carneficina, giace rannicchiato in posizione fetale con la testa nel grembo di una donna, dopo averle accarezzato il seno. L’ossessione per il parto connesso con la morte, per la figura materna, torna nel cinema di Wakamatsu come per esempio nel riferimento a Sharon Tate di Su su per la seconda volta vergine, uccisa mentre aspettava un bambino, la cui immagine viene accostata a quella di un manga di una donna incinta torturata e grondante di sangue.

In Embrione, Wakamatsu perfeziona il suo stile adottando un approccio alla materia trattata che alterna scene di compiacimento spettacolare, l'esibizione delle frustate con accompagnamento del Dies Irae (equivalenti agli inserti a colori dei film successivi) a prese di distanza, come nei long shot da fuori la porta aperta, quasi per dare una boccata d'aria allo spettatore.
Noël Burch parla di primitivismo per questa prima fase dell'opera del regista, del suo basarsi sui rudimenti della grammatica cinematografica e sul divario crescente tra la fluidità del montaggio, le convenzioni di una corretta narrazione da una parte e l'essenza delirante e trasgressiva della diegesi dall’altra. Una tensione amplificata da un sottotesto pseudo-esistenzialista (Burch 1979, pp. 351-52).

Il capolavoro di questa prima parte della filmografia di Wakamatsu è Angeli violati, ancora una lunga discesa negli abissi dell'abiezione, quasi senza dialoghi, di un impiegato che massacra un gruppo di infermiere. Il film è ispirato a un episodio reale di cronaca avvenuto a Chicago nell'estate del 1966. Ancora una volta la realtà irrompe prepotentemente nell’opera del regista. In tutto il suo cinema questa urgenza del reale, che si catapulta nei film, si concretizza in parentesi extradiegetiche, inserti, frame quasi subliminali, che rappresentano immagini di repertorio o di giornali. Frequentissimi i footage di manifestazioni studentesche che contestualizzano i film. Nel finale di Su su per la seconda volta vergine appaiono illustrazioni di manga, intervallati da foto di Roman Polanski e Sharon Tate uccisa brutalmente nella strage di Bel Air avvenuta nello stesso momento in cui è ambientato il film, l’estate del 1969. Ancora una volta il microcosmo del film, in questo caso il tetto di un edificio, interiorizza i malesseri del mondo. Tavole a fumetti, chiaramente derivate dal film di Ōshima Cronache delle imprese dei ninja, sono utilizzate anche in Angeli violati. Il film La donna che voleva morire (1970) prende piede dal tentato colpo di stato conclusosi con l'omicidio rituale dello scrittore Mishima Yukio. Wakamatsu lomnerge a simbolo della carica di morte e della tensione al suicidio della cultura classica nipponica, che si concretizzano, oltre che nel seppuku, il suicidio d'onore dei samurai, nel shinju, il doppio suicidio di amanti, situazione ricorrente nel cinema del regista, come in Su su per la seconda volta vergine.

L'altro cardine del cinema di Wakamatsu, che in Angeli violati trova il suo pieno compimento, è l'inserimento di scene a colori all'interno di film in bianco e nero. In questo film serve a spettacolarizzare e teatralizzare in un’estetica da grand guignol, come nel frame dell'infermiera scorticata grondante di sangue rosso rubino o nella scena finale della carneficina, una disposizione geometrica dell'immagine di corpi nudi riversi nel sangue, un'estasi di cadaveri. In generale le scene a colori rappresentano un tripudio figurativo ma anche uno straniamento nel palesarsi della messa in scena. Sono a colori lo stupro maschile di gruppo di Su su per la seconda volta vergine, la masturbazione simultanea di Estasi degli angeli (1972), l’esplosione nello stesso film e spesso scene oniriche, spiagge, tramonti.

Ancora un tour de force di violenza primordiale in un altro capolavoro, Violent Virgin (1969), dove le usuali stanze di tortura lasciano il posto a una landa rurale, desolata, brulla, battuta dal vento, tra terra nera e giunchi. Un luogo che diventa un Golgota dove una banda di bizzarri personaggi crocifigge una ragazza seminuda, Hanako, la donna di un boss della yakuza rea di averlo tradito con il suo sgherro, Hochi. Più che un’iconografia cristologica virata al blasfemo, si tratta di un rimando alla pratica dell'harizuke, la punizione degli adulteri in epoca Edo, che consisteva nel legarli a due travi disposte a croce, esibendoli così al pubblico ludibrio prima di finirli con una lancia (come si vede nel film di Mizoguchi Gli amanti crocifissi). Attorno alla croce si forma un crocicchio, in un'atmosfera surreale e anarchica alla Terayama, di gangster e puttane dove può succedere che le seconde facciano ginnastica o giochino a tennis nude, mentre il boss si rade all'aperto.

Con i film Sex Jack ed Estasi degli angeli Wakamatsu è sempre più coinvolto nei movimenti rivoluzionari. Nel primo si mostra il passaggio alla lotta armata dei protagonisti, membri di gruppi studenteschi. Ancora è centrale il potere sovversivo del sesso, l'associazione tra frenesia erotica e politica rivoluzionaria. I ragazzi fanno sesso durante le riunioni mentre la ragazza, ancora in un crescendo teatrale, declama proclami politici e ripete l'esclamazione «Vinceremo!» durante gli amplessi. E così nel secondo dei due film abbiamo i ribelli dediti alle orgie, nel far combaciare indissolubilmente la rivoluzione alla libera sessualità.
Nel 1971 Wakamatsu e Adachi, mentre si trovano a Cannes, decidono di partire per Beirut per realizzare un documentario sulla resistenza palestinese. Nasce così Armata Rossa. Dichiarazione della guerra mondiale (1971), vero e proprio proclama rivoluzionario, al suono dell’Internazionale, della United Red Army e del FPLP, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Il film parte ancora una volta con un'emergenza del reale, mostrando immagini dei dirottamenti aerei compiuti dal FPLP e pagine di giornali che ne parlano.

Si rifà sempre alla teoria del paesaggio, nelle lunghe scene di traffico stradale e nelle immagini di feticci del capitalismo. È un documento sulla vita nei territori occupati già a partire dall'indugiare sui fori di proiettili nei muri delle città palestinesi. Contiene interviste a leader palestinesi, come la dirottatrice Leila Khaled, e non manca di momenti ironici come quando mostra l'addestramento dei militanti all'uso della baionetta, con lo sfondo di un tavolino da ping pong. Il film girerà in Palestina con una distribuzione clandestina, via autobus, messa in piedi da Masachi. Nicole Brenez annovera Adachi e Wakamatsu in quella tradizione di “cinema internazionalista”, che comprende per esempio il Gruppo Dziga Vertov, da lei definito in analogia con le Brigate internazionali che si mobilitarono nella Guerra civile spagnola, che si mette al sevizio della lotta dei popoli oppressi e colonizzati.

Dopo questa esperienza, le strade di Wakamatsu e Adachi divergono. Il primo torna in Giappone mentre il secondo aderisce anima e corpo al FPLP e rimane a vivere in Libano, abbandonando l'attività artistica anche se, durante quel periodo, ancora alcuni film di Wakamatsu lo vedono accreditato, con il suo pseudonimo Deguchi Izuru, come sceneggiatore. Farà ritorno in patria solo dopo ventotto anni, nel 2001, estradato dalle autorità giapponesi ufficialmente per violazione del passaporto, dove realizzerà ancora un film e riprenderà a scrivere per Wakamatsu.

Negli anni Settanta-Ottanta il cinema di Wakamatsu accentua sempre di più i toni sadistici. Con 100 Years of Torture: The History (1975) rilegge la storia del Giappone come attraversata da stupri, sevizie e torture nei confronti della donna, partendo dall'epoca Edo (e le persecuzioni dei cristiani del Seicento gli permettono di citare la scena della donna crocifissa di Violent Virgin) per concludersi e ritornare ancora alle manifestazioni studentesche degli anni Sessanta. Il seguito di questo film, Torture Chronicles Continues: 100 Years (1977), ancora con atrocità inenarrabili di donne in variopinti kimono, con dovizia di riferimenti agli shunga, le stampe erotiche giapponesi di epoca Edo, appare un'evidente derivazione di Ecco l'impero dei sensi da lui prodotto. Stupri a ripetizione anche in Serial Rapist (1978) e in Una piscina senz'acqua (1982). Negli anni Novanta invece si lascia andare a non poche concessioni al mainstream come in Erotic Liaisons (1992), sorta di hard-boiled all’acqua di rose, ambientato a Parigi, dove la teoria del paesaggio assume un'estetica turistica, Singapore Sling (1993), un action spettacolare ambientato in Australia, Endless Waltz (1995), biopic del sassofonista Abe Kaoru e della moglie, la scrittrice Suzuki Izumi, coppia maledetta votata all’autodistruzione.

Wakamatsu torna al capolavoro nel 2004 con Cycling Chronicles: Landscapes the Boy Saw, storia della fuga, in bicicletta verso nord, di un ragazzo che ha ucciso la madre, nelle cui peregrinazioni incontra personaggi che rappresentano, uno per uno, gli scheletri nell'armadio della storia giapponese, dal massacro di Nanchino alle donne di conforto. Evidente, fin dal titolo, la riproposizione della teoria del paesaggio in un film che sembra la versione normalizzata di Serial Killer di Adachi. Quest'ultimo aveva in effetti iniziato a collaborare al progetto del film ma poi uscendone. Adachi lavora ancora con il vecchio amico comunque, come sceneggiatore di Caterpillar.

Con United Red Army (2007) e 11.25: The Day He Chose His Own Fate (2012), Wakamatsu realizza un dittico tornando alle utopie degli anni Sessanta-Settanta, di chi, come i terroristi rossi o lo scrittore Mishima, si illudeva invano, come il tempo ha dimostrato, di poter cambiare il paese secondo la proprio visione del mondo. Il primo film ripercorre, in tre ore, la storia della lotta armata in Giappone. Wakamatsu l'ha concepito con impulso polemico dopo l'uscita di un film sullo stesso tema, ma secondo il punto di vista delle forze dell'ordine, e l'ha poi portato a far vedere agli ultimi superstiti del terrorismo rosso nipponico, che vivono in asilo politico in Corea del Nord e in Libano. Con il secondo film il regista vede nella figura di Mishima, ideologicamente ai suoi antipodi, e nel suo gruppo di seguaci, ancora una volta quell'energia esplosiva e quella vitalità propria dei giovani. E, pur in una meticolosa ricostruzione dei fatti, lo ringiovanisce, scegliendo un attore di dieci anni in meno e decisamente più gracile, mentre è noto che lo scrittore si era costruito un fisico imponente. È il segno di una fragilità interiore che Wakamatsu coglie e che Mishima aveva espresso nel suo romanzo Confessioni di una maschera. Un ritratto delicato di una figura chiave della letteratura e della storia nipponiche, che rappresenta il vero epitaffio di Wakamatsu – non la sua ultima ma poco rilevante opera The Millenial Rapture (2012) – il suo congedo dal cinema e dalla vita.


Bibliografia

Ōshima N. (1970): Wakamatsu Kōji: discriminazione e carneficina, in «Eiga Hihyō», X (trad. it. in AA.VV., Cinema giapponese degli anni ’60, «Quaderno informativo», XVI, 1970, pp. 86-87, Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, Pesaro; e in Müller M. e Tomasi D. (a cura di), Racconti crudeli di gioventù. Nuovo cinema giapponese degli anni 60, Festival internazionale cinema giovani, EDT Edizioni di Torino, Torino 1990, pp. 159-62).

Burch N. (1979): To the Distant Observer: Form and Meaning in the Japanese Cinema, University of California Press, Berkeley, pp. 351-52.


Filmografia

100 Years of Torture: The History (Wakamatsu Kōji 1975)

11.25: The Day He Chose His Own Fate (Wakamatsu Kōji 2012)

Affairs Within Walls (Wakamatsu Kōji 1965)

Angeli violati (Wakamatsu Kōji 1967)

Armata Rossa. Dichiarazione della guerra mondiale (Wakamatsu Kōji, Adachi Masao 1971)

Caterpillar (Wakamatsu Kōji 2009)

Cronache delle imprese dei ninja (Ōshima Nagisa 1967)

Cycling Chronicles: Landscapes the Boy Saw (Wakamatsu Kōji 2004)

Daydream (Takechi Tetsuji 1964)

E Johnny prese il fucile (Dalton Trumbo 1971)

Ecco l'impero dei sensi (Ōshima Nagisa 1978)

Embrione (Wakamatsu Kōji 1966)

Endless Waltz (Wakamatsu Kōji 1995)

Erotic Liaisons (Wakamatsu Kōji 1992)

Estasi degli angeli (Wakamatsu Kōji 1972)

Gli amanti crocifissi (Mizoguchi Kenji 1954)

Guinea Pig serie (1985-1988)

Hiroshima, mon amour (Alain Resnais 1959)

I pugni in tasca (Marco Bellocchio 1965)

La donna che voleva morire (Wakamatsu Kōji 1970)

La finestra sul cortile (Alfred Hitchcock 1954)

Serial Killer (Adachi Masao 1969)

Serial Rapist (Wakamatsu Kōji 1978)

Sex Jack (Wakamatsu Kōji 1970)

Singapore Sling (Wakamatsu Kōji 1993)

Su su per la seconda volta vergine (Wakamatsu Kōji 1969)

The Man Who Put His Will on Film (Ōshima Nagisa 1970)

The Millenial Rapture (Wakamatsu Kōji 2012)

Torture Chronicles Continues: 100 Years (Wakamatsu Kōji1977)

Una piscina senz’acqua (Wakamatsu Kōji1982)

United Red Army (Wakamatsu Kōji 2007)

Violent Virgin (Wakamatsu Kōji 1969)

Violenza senza causa (Wakamatsu Kōji 1969)


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