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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

BIF&ST 2013: il viso al passato e la catastrofe ai piedi

Michele Sardone

materia-oscura-01Difficile seguire scrupolosamente questo Bif&st, perdendosi le visioni inedite di quel cinema invisibile (di cui UZAK vorrebbe almeno riflettere una suggestione, una parvenza) in una selva di retrospettive, rassegne, omaggi, tributi dedicati al cinema già visto: come a dire che per ottenere un attestato di maturità ed essere annoverato fra i “grandi” appuntamenti, questo festival infante debba versare un qualche tributo (ne abbiano contati 12) al cinema del passato; con l’inevitabile risultato di dover soffocare il cinema nascituro in visioni uniche, spesso coincidenti con altre visioni egualmente “invisibili” che per molti resteranno tali. C’era forse l’intento di ottenere il massimo numero di pubblico possibile per proiezione: in sala dentro tutti (pubblico e stampa) e tutti in una volta, ma con l’inaspettato risultato che fuori rimaneva sempre qualche scontento a lamentarsi. Arrivati alla quarta edizione ci sarebbe forse voluto un po’ più di fiducia, o daremo ancora una volta ragione a Moretti quando diceva che ci meritiamo (solo) Alberto Sordi… Sembra di rivedere il solito topos per cui la periferia, invece di cercare di affermare una propria narrazione, cerca in tutti i modi di farsi notare dal centro adottandone gli stili, i valori, i volti, le storie: mentre è proprio dalle periferie al di fuori di questa periferia barese che, guarda caso, arrivano le cose più interessanti.





Dalla Sardegna arriva Materia oscura, documentario sulla lenta catastrofe di una terra costretta a nutrire dentro di sé come un Alien canceroso il più grande poligono militare d’Europa in cui, da oltre 50 anni, vengono sperimentate armi chimiche e nucleari. L’inudibile-invisibile processo mortale di avvelenamento, descritto da una voce metallica in sottofondo, viene reso attraverso l’insostenibile rappresentazione dell’autopsia di un topo contaminato: il destino di un popolo trova il suo correlato oggettivo e analogico nella fine dell’animale sbudellato. Materia oscura si discosta da una certa tradizione nazionale del documentario (che spesso sconfina nell'inchiesta giornalistica: la TV di stato qui c’è già stata, e ha raccontato quel che avveniva con il suo proprio linguaggio formato da parole commentate da immagini): avvalendosi della lingua cinematografica (immagine e solo immagine) si è affrancato dalla semplice collettanea di documenti e si propone esso stesso come frammento inedito, testimonianza in macerie di un tempo e di un luogo esatto fuori dalla mera cronistoria.

Tra gli altri documentari ha lasciato tracce di sé l'apolide e girovago La fabbrica delle rivoluzioni, ostinato lavoro di pedinamento delle immagini su tutto il piano del mondo, visto e montato come un intrecciarsi di vettori e riflessi tra le cause dell'odio islamico e gli effetti dell'imperialismo occidentale. 
Oltre il mare sono stati poi avvistati a Est The Bosnian Identity, sulla atavica guerra dei Balcani, e a Sud Maschera mia quanto mi costi, film tunisino sorprendentemente pirandelliano, come se l'estremo Nord dell'Africa e la Sicilia fossero in realtà coincidenti.
Tra i corti intravisti abbiamo rivisto il salentino Natura morta in giallo di Schirinzi e scoperto Allah is great di Andrea Iannetta, primo regista italiano ad essere ammesso all'Accademia cinematografica indiana: in India ha girato questo suo lavoro d'esordio che ricorda nello stile il cinema di genere dei Settanta, ben lontano dall'asfittico grigiore del centro della produzione filmica italiana. E poi Inassenza di Domenico De Orsi, il cui sguardo tende a cercare l’oggetto mancante  all’inquadratura e assente sullo schermo, tensione che tende a slabbrare l’immagine edulcorata fino a sfocarla, sovrapporla ad altre. De Orsi monta una collettanea di quelli che in un lungometraggio verrebbero definiti “inserti”, spezzoni che servono da raccordo tra le sequenze della narrazione: in mancanza della rappresentazione didascalica della trama, l’unico scampolo che resta inassente è proprio l’immagine, referto di una catastrofe del passato mentre lo sguardo cerca continuamente di andare oltre il rappresentato.





Filmografia


Allah is great (Iannetta 2013)



Inassenza (De Orsi 2013)

La fabbrica delle rivoluzioni (Fracassi, Pietropaoli 2013)

Maschera mia quanto mi costi (Kenawi 2012)

Materia oscura (D’Anolfi, Parenti 2013)

Natura morta in giallo (Schirinzi 2012)

The Bosnian identity (Bastianelli 2013)




Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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