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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Cosa c’è nell’acquario? Una Stella il cui nome è Assenzio

Andrea Bruni

«In un bicchiere di gin
una notte di festa
le stelle cadono dal cielo
tracanno il fulmine a sorsate
riderò ai bagliori
col fulmine nel cuore»
(Georges Bataille)




Giorno memorabile, per l’erigenda Nuova Babilonia. Nei cieli della California c’era una luce degna dell’incipit di Velluto blu o di un Edward Hopper rigenerato dopo 12 ore di sonno. Spider luccicanti, lussuose limousine, calessi trainati da stremati cavalli, si dipanavano in una biblica processione, lungo la deprimente piana desertica che circondava Los Angeles. Simile ad una imponente divinità pagana, l’ingegnere idrico William Mulholland osservava le scricchiolanti porte, gli ingranaggi salvifici del suo portentoso acquedotto. In un ghiacciaio della Sierra Nevada, 233 miglia a nord della San Fernando Valley, sotto nubi di vapore, una immane armata liquida aveva cominciato la propria cavalcata verso la Città degli Angeli. Come dice la ricercatrice Margaret Leslie Davis: «le chiuse si sollevarono con lentezza e l’acqua, scintillante come diamanti nel sole autunnale, avanzava attraverso i tubi di cemento lungo lo scivolo» (Davis 1993).

Los Angeles sta per avere il suo battesimo. Al pari di Hollywood. Da quel giorno di acquatiche rinascite, quante anime sono state salvate? Pochissime, ci dicono le statistiche (solo nella fase che vide tramontare il Muto per il più aggressivo sonoro, i suicidi si contano sull’ordine delle centinaia), ma quante catacombali piscine, tramutate in malmostose piscine, quanti acquitrini, osceno cocktail di sangue, sperma e Martini Dry, hanno fatto da fonte battesimale per innocenti agnellini da immolare alla Grande Meretrice?

Carl Switzer, l’arruffato, adorabile, “Alfa Alfa” della serie Simpatiche canaglie è morto sparato in situazioni ancora oggi non proprio chiarissime, dopo una giovinezza storpiata dalla falce della Disillusione.

Jackie Coogan, l’immortale, bellissimo, Monello di Chaplin è stato tramutato, nel corso di dolorosissimi anni, nello Zio Fester de La famiglia Addams: unico caso al mondo di Alopecia Disperante, causata dai genitori cannibali che, negli anni del suo dorato incubatoio, gli avevano spolpato ogni tenero ossicino.
Shirley Temple, prima di scomparire nei labirinti della Diplomazia, ha fatto in tempo a tramutarsi in una oscena Erinni famelica, Sfinge totemica su di un tappeto di ossa spolpate, grazie al pennello paranoide (ma critico!) di Salvador Dalì.

Chiudiamo l’elenco (che riempirebbe d’orgoglio Erode il Grande, se solo in Giudea ci fosse stato il Cinema) di codesta celluloidea Crociata dei Fanciulli, citando Adore, l’osceno bambino-prodigio, coatto mostro androgino, nell’allucinata profezia de Il giorno della locusta di Nathanael West, forse «Il miglior romanzo su Hollywood», come diceva il suo amico Francis Scott Fitzgerald (un altro che di piscine e di insanguinate agnizioni se ne intendeva). Dio, il cui sense of humor resta e resterà sempre imperscrutabile, ha fatto sì che Jackie Earle Haley, l’osceno Adore nell’adattamento cinematografico di John Schlesinger del capolavoro di West, sia stato tramutato, nel 2009, da quel graffittaro Avant-Pop di Zack Snyder in Rorschach, fra tutti i Watchmen, quello più “psichiatricamente” compromesso...


Ninna nanna per Norma Desmond con coro di bimbi morti

«Non sei d’accordo con me che il cervello dei bambini deve avere un sapore come di nocciola?» (Charles Baudelaire all’amico Nadar in Breton 1978)







Bruce Wagner, autista di limousine per nostra fortuna datosi alla narrativa, mosse i suoi primi passi ad Hollywood facendo pure una particina in Mortuary Academy (1988) di Michael Schroeder, sgangheratissima black comedy necrofila voluta da Paul Bartel, il dandy dei bassifondi, impegnato allo spasmo nei panni di un novello dottor Frankenstein che si innamora perdutamente del cadaverino di una cheerleader. Perché ricordare tale aneddoto? Ma perché Bruce Wagner non ha mai scordato il fascino repulsivo di una risata che esplode fra i marmi di una Morgue. Non ha mai scordato, in altre parole, il potenziale eversivo dell’umorismo virato al Nero. Non sappiamo, come diceva il suo scopritore, André Breton, se l’Umorismo Nero sia una «rivolta superiore dello spirito»: di sicuro, in un mondo mortificato dalle forche caudine del Politically Correct, esso – per citare Baudelaire – è «emozione, esplosione, liberazione»… Sempre Breton, introducendo il papà di Alice, pastore anglicano, logico specializzato e pedofilo cerebrale, scriveva: «Tutti coloro che conservano in sé il senso della rivolta riconosceranno in Lewis Carroll il loro primo maestro di scuola marinata».

Ad Hollywood, se alzi i vessilli della rivolta, o bigi la scuola (che ha ancora i testi di Louella Parsons ed Hedda Hopper), fai la fine di Erich von Stroheim, di Samuel Fuller, di David Lynch… A David Cronenberg poco importa, forse perché lui è canadese, di un’altra galassia, ed è il forgiatore di un materico astrattismo, che non ha eguali: un Mark Rothko munito di bioporta. In Maps to the Stars i lucori losangelini, persino i gabinetti di un camerino, nella apparente austerità, sono pennellate dinamiche, vive, fulminee e vibranti, alla Boldini. Del resto ombre, nuvole, grappoli di stelle, cristallizzazioni e semplici macchie di umidità sanno ispirare l'Occhio che Sa, che (pre)vede. Plinio il Vecchio narra che Protogene di Rodi, indispettito perché non riusciva a riprodurre la bocca schiumante di un cane rabbioso, gettò una spugna sul suo affresco. Cronenberg, maestro di bizzarrie chirurgiche, al posto di una spugna getta Julianne Moore, straripante Norma Desmond tossica: nessuna sontuosa scalinata per lei, ma una raccapricciante uscita di scena ex abrupto. Ed ecco (anche grazie alla performance dell’attrice) la matrice grottesca, atrocemente comica, di Maps to the Stars, storia di bambini fantasmi partoriti nella città dei Sogni, di freaks da Social Network, con i losangelini solipsismi (un poco mastubatori) dell’ellissiano The Canyons.


Bibliografia

Davis M. L. (1993): Rivers in the desert, HarperCollins, London.

West N. (2013): Il giorno della locusta, Einaudi, Torino.

Breton A. (1978): Antologia dello humor nero, Einaudi, Torino.


Filmografia

Il giorno della locusta (The Day of the Locust) (John Schlesinger 1975)

Il monello (The Kid) (Charlie Chaplin 1921)

Maps to the Stars (David Cronenberg 2014)

Mortuary Academy (Michael Schroeder 1988)

The Canyons (Paul Schrader 2013)

Velluto blu (Blue Velvet) (David Lynch 1986)

Viale del Tramonto (Sunset Boulevard) (Billy Wilder 1950)

Watchmen (Zack Snyder 2009)


Serie TV

La famiglia Addams (The Addams Family) (Charles Addams – David Levy 1964-1966)

Simpatiche canaglie (Hal Roach – Robert F. McGowan – Gordon Douglas 1922-1944)


Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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