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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Chi ha ucciso Twin Peaks?

Michele Sardone

Twin Peaks: già il titolo sembra la definizione più esatta per il cinema di David Lynch, luogo nel quale reale e irreale vengono portati allo stremo, fino a raggiungere i loro picchi, il loro livello massimo possibile di parossismo, dove realtà e immaginario vengono talmente trasfigurati da essere indistinguibili, fino a sembrare gemelli.




Si ritiene che David Lynch abbia cambiato il modo di girare le serie TV. Di sicuro il tema del doppio, centrale in Twin Peaks, è divenuto ritornante nelle serie contemporanee. Basterebbe pensare alle doppie identità dei protagonisti di Breaking Bad (Walter White – Heisenberg) o di Mad Men (Don Draper – Dick Whitman), la doppiezza di Frank Underwood in House of cards o di 
Nicholas Brody in Homeland; o al gioco ridondante di riflessi (simile a quello che avviene ponendo due specchi uno dinanzi all'altro) nella quarta stagione di Dexter, con l'incontro fra Dexter (personaggio già doppio) e Trinity, altro serial killer imprendibile che vive una doppia vita speculare a quella di Dexter; o ancora ai due protagonisti di True detective, dissimili e opposti tra loro, ma le cui personalità vanno via via confluendo una nell'altra, simili a due novelli Don Chisciotte e Sancho Panza che, come avviene nel passaggio dalla prima alla seconda parte del Chisciotte, nel corso della serie si invertono i ruoli.


Ma non sono solo i personaggi a presentarsi doppi, il meccanismo investe lo statuto stesso dell'immagine. Nella prima puntata della quarta serie di Homeland, l'immagine si sdoppia (come a ricordarci che ogni volta che guardiamo siamo anche guardati da uno, due, mille occhi) per poi moltiplicarsi: il monocolo della telecamera, che ci dà l'illusione di coincidere con il nostro punto di vista (quando invece lo sostituisce imponendocene un altro) si sdoppia in quello che vede, nel soggetto senza soggettività che è il satellite, il drone, la microcamera delle chiamate Skype, lo smartphone, la TV, Youtube. L'onnipotenza tentacolare di Youtube vuole convincerci che siamo tutti esposti indifferentemente e che non è più possibile dichiararsi innocenti e inconsapevoli: la realtà si darebbe per quella che è dinanzi a noi, per leggerla basta solo sforzarsi un po' di più a guardare. Homeland, quasi come un aggiornamento di Blow up di Antonioni, ci insinua il sospetto che invece la realtà non si dia mai e che sia indecifrabile univocamente, che esistano solo interpretazioni, peraltro manipolabili, e che al posto della lettura ci sia un infinito gioco combinatorio.


Del resto, nel doppio c'è il due, nel due c'è il duello, c'è lo stare uno di fronte all'altro, e nell'altro vedere un altro sé, come se si fosse dinanzi a uno specchio: se l'immagine nello specchio è il riflesso della cosa rappresentata, qual è la natura della cosa? Se nella rappresentazione c'è questa tensione fra due termini, i poli del rapporto ci sono sconosciuti. Non sappiamo se il doppio dell'immagine sia la realtà o un'altra immagine, il rimando a un'altra dimensione differente dal contingente (il sogno, la fantasia, il ricordo). In Lynch non è mai chiaro il confine tra tangibile e intangibile: nel reale c'è sempre un elemento irreale, assurdo, disturbante, mentre nella visione, specie in quella onirica, che si insinua nel reale, c'è ricorrente una traccia del reale, il sintomo di un evento accaduto nella realtà che ha rotto l'equilibrio nell'animo di chi sogna. In una delle scene apicali dell'ultima puntata della prima serie, il cattivissimo Leo Johnson viene colpito da una pallottola: mentre perde i sensi incrocia in TV lo sguardo del villain di Invitation to love (soap opera farlocca seguitissima dagli abitanti di Twin Peaks) colpito anch'egli a morte. Il personaggio non rappresenta un soggetto reale, bensì è il doppio di in un'altra immagine proveniente dall'immaginazione. L'identificazione diretta tra spettatore e personaggi viene frustrata, non vi è uno scambio tra due mondi separati con confini riconoscibili ma solo associazione, anche involontaria e inconscia, fra immagini.

All'inizio della seconda serie di Twin Peaks, all'agente Cooper vengono riepilogati tutti gli avvenimenti scabrosi con cui si era chiusa la prima stagione: un profluvio improbabile di crimini per un solo luogo, come se tutta la cronaca nera nazionale avesse trovato il suo epicentro in una notte.

Le strategie cumulative della TV, volte a far risucchiare nel flusso indistinto delle immagini ogni evento in modo tale da creare un effetto narcotico e deresponsabilizzante nello spettatore televisivo (per il quale nulla ha importanza e ogni fatto è fungibile con un altro) vengono portate allo stremo da Lynch attraverso la proliferazione di avvenimenti, di colpi di scena, di sottotrame. Il discorso frammentario e narcotico delle soap opera (il cui andamento lento e ripetitivo pare che in origine sia stato calibrato per andare di pari passo con il ritmo delle faccende domestiche delle massaie, in modo tale da essere più facilmente seguito) viene ribaltato grazie all'eccesso e all'accelerazione della diegesi e alla persistenza di una domanda costante: chi ha ucciso Laura Palmer? Twin Peaks vive nel paradosso, mettendo in questione alcuni canonici stilemi televisivi attraverso il loro uso rigoroso ed eccessivo, come una rivisitazione della provocatoria teoria secondo la quale un sistema totalitario crolla se tutti i soggetti asserviti seguono pedissequamente e fino in fondo le regole da esso imposte. Paradosso intollerabile forse per i produttori della serie, che imposero lo scioglimento della domanda che fungeva da collante. Twin Peaks avrebbe potuto essere potenzialmente infinita, con personaggi almeno doppi, ognuno dei quali celava almeno un'altra storia e un'altra personalità. Il ritrovamento di una sorta di testa di Medusa, il volto ammaliante del cadavere di Laura Palmer, con gli occhi chiusi e i capelli impiastricciati di salsedine, ci lascia sin dall'inizio impietriti, siamo già predisposti a lasciar andare le zavorre della verosimiglianza per farci rapire dalla visione.

Le serie TV precedenti a Twin Peaks non si prestano a una seconda visione, una volta viste sono già consumate, e ad essere consumata è stata la trama, verso la quale perdiamo interesse dal momento in cui sappiamo già come va a finire. Ma finché la miccia della narrazione continuerà a bruciare, prima della deflagrazione che vi è sempre a termine della serie, “il fuoco continuerà a camminare” con noi. O forse è la nostra immaginazione a camminare insieme al fuoco, a seguirlo, ammaliata dalla danza della fiamma: e ci ritroviamo dinanzi allo schermo televisivo come un tempo ci si riuniva di sera intorno a un focolare per dare un'immagine ai sogni e alle paure.





Filmografia

Blow up (Michelangelo Antonioni 1966)

Breaking Bad (Vince Gilligan 2008-2013)


Dexter (Jeff Lindsay – James Manos Jr. 2006-2013)


Homeland (Alex Gansa - Howard Gordon 2011-in corso)


House of cards (Andrew Davies – Michael Dobbs – Beau Willimon 2013-in corso)


I Segreti di Twin Peaks (Twin Peaks) (David Lynch – Mark Frost 1990-1991)


Mad men (Matthew Weiner 2007-in corso)


True detective (Nic Pizzolatto 2014-in corso)


Ho visto cose

 

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