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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Narcos. Il realismo magico di Pablo Escobar

Luca Romano

altCosa sia il realismo magico, ancora oggi, come in realtà è tipico del post-moderno e di tutte le correnti non completamente esaurite nel tempo, non è esaustivamente definibile. Ci sono delle caratteristiche, delle definizioni che seppur parzialmente ne tracciano una struttura sulla quale si è costruito il lavoro di pittori, scrittori e anche registi. Una delle definizioni fondamentali potrebbe essere questa:

«Il realismo magico è definito come ciò che accade quando una situazione realistica e molto dettagliata è sconvolta da qualcosa impossibile da credere. C'è un motivo se il realismo magico è nato in Colombia.» (Narcos, s01 ep01)

In realtà il realismo magico non è nato in Colombia, ma al contrario si è sviluppato in Europa negli anni Venti del 1900, e in Italia con i racconti, e più in generale i libri, di Massimo Bontempelli, il quale è stato, molto probabilmente, tra coloro che più hanno influenzato la nascita del realismo magico in Sudamerica. Collocare il realismo magico in Colombia è un'operazione che di per sé mantiene la struttura stessa del genere: in un ambiente realistico e molto dettagliato, si è andato ad innescare qualcosa di impossibile da credere, che tuttavia è avvenuto e in quegli anni aveva anche un nome e un cognome molto famosi in tutto il mondo: Pablo Emilio Escobar Gaviria .

Ed è su questo avvenimento che “sconvolge” come qualcosa “impossibile da credere” che si sviluppano le prime 10 puntate di Narcos (2015), serie streaming girata da Andrés Baiz, Fernando Coimbra, Guillermo Navarro, José Padilha per Netflix.
In una Colombia povera, ma pacifica, il trafficante di droga Pablo Escobar fonda il cartello di Medellín, con la collaborazione dei fratelli Ochoa e inizia ad esportare principalmente cocaina in America del Nord. Siamo nel 1970 circa, gli Stati Uniti governati da Jimmy Carter di lì a poco lasceranno uno spazio sempre più ampio a personaggi come Ronald Reagan e George H. W. Bush, i quali presi dalle paure che portava con sé la guerra fredda e la lotta ai comunisti, persero di vista ciò che in pochissimo tempo avrebbe conquistato il popolo americano su larghissima scala: la droga sudamericana.

Partendo dalle piccole esportazioni fatte facendo ingoiare ovuli di cocaina a persone che avrebbero poi attraversato la frontiera, il cartello di Medellín in pochissimo tempo divenne il principale snodo per la diffusione della droga in tutto il mondo, così che Pablo Escobar dovette trovarsi, in alcuni casi, a interrare contanti per nasconderli alle polizie locali. La sua storia, o almeno la parte narrata in Narcos, vede sulle sue tracce due poliziotti americani e pochi altri agenti colombiani, una rarità tra i poliziotti corrotti e i politici compiacenti. Escobar era, in quegli anni, in grado di comprare processi, politici, poliziotti, giornalisti e molto altro. La cronaca della sua storia è famosa, ma non rappresenta nient'altro che una minima parte della potenza narrativa di Narcos.

Il lavoro degli sceneggiatori Carlo Bernard, Chris Brancato, Doug Miro, tra gli altri e di José Padilha, conosciuto per i suoi film d'azione, con gli altri registi della serie, in questo caso si riversa su ciò che prettamente narrativo e fotografico, lo spazio occupato dalla figura di Pablo Escobar interpretato da Wagner Moura e dai due poliziotti Javier Pena, interpretato da Pedro Pascal e Steve Murphy, interpretato da Boyd Holbrook, è enorme e sovrasta le altre figure, la composizione dell'immagine è sempre orientata alla loro presenza scenica. Il lavoro sull'immagine compiuto dai registi sin dall'inizio, però, sembra essere di supporto ad un lavoro narrativo vero e proprio.

La serie inizia con la citazione sul realismo, ma la narrazione non si conclude nell'incipit, la voce accompagnerà lo spettatore per tutte le 10 puntate, l'esser narrazione della serie pone Narcos in continuità con quello che i grandi romanzieri sudamericani hanno fatto con il realismo magico; le due forme che hanno consentito a questo genere di diventare una corrente artistica conosciuta in tutto il mondo e cioè la pittura e la letteratura, si riversano in una composizione fatta appunto della narrazione vocale e dall'immagine, questa volta filmica e in movimento.

Pablo Escobar, così, slitta dalla realtà alla magia, dall'essere un uomo amato dal popolo che con i soldi della droga costruiva scuole e ospedali alle persone e donava soldi ai poveri, al narcotrafficante che pone la società in cui vive costantemente davanti alla scelta tra plata o plomo, strategia che consentiva poca libertà a chi gli si poneva davanti.

Il rapporto stretto tra ciò che è successo in Colombia tra l'inizio degli anni Settanta e il 1993, anno in cui poi Pablo Escobar venne ucciso, – poco dopo il passaggio negli Stati Uniti d'America dalla presidenza di Bush Senior a quella del democratico Bill Clinton – e la narrazione assolutamente realistica è nelle influenze politiche sui paesi sudamericani del governo americano, ma non solo; è ancora una volta la base reale sulla quale collocare l'elemento magico, incredibile: Escobar è l'assolutamente estraneo alla realtà, il suo agire si colloca sempre al di fuori della politica, della società, del vivere comune, delle scelte morali, ma anche al di fuori della giustizia.

Il luogo nel quale fu rinchiuso, chiamato La Catedral, fu il luogo nel quale avrebbe dovuto passare il tempo della sua prigionia dopo l'arresto. Al contrario divenne luogo di svago con campi da calcio, prostitute, droga, amici, e con la possibilità di continuare a gestire il traffico esattamente come prima. Ma l'elemento magico ancora una volta torna preponderante, all'interno de La Catedral il contrasto tra reale e magico si ribalta, Escobar torna ad essere l'uomo reale, che si sveglia in cerca di caffè, che cammina con le scarpe slacciate, che sente l'assenza della moglie e del figlio, e tutto l'impero da lui creato diventerà l'elemento magico che ha avuto la capacità di stravolgere la vita reale e normale persino del suo stesso creatore. In questo senso in Narcos non avviene mai una presa di posizione tra le scelte moralmente giuste e quelle sbagliate, le azioni avvengono per frutto di scelte dalle quali poi persino l'autore stesso, in questo caso Escobar, non potrà più esimersi dal fare, ritrovandosi paradossalmente, a fine serie, implicitamente davanti alla sua stessa minaccia: plata o plomo.


Filmografia

Narcos (Carlo Bernard, Chris Brancato, Doug Miro 2015 - in corso)


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