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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

UZAK 24/25 | autunno/inverno 2016/2017 - a cura di L. Abiusi

Editoriale.
Per un'invenzione del prosieguo

Luigi Abiusi


SPECIALE REGISTI FUORI DAGLI SCHERMI V


La pietra lunare di Franco Piavoli

Gemma Adesso


Tra il reale e l'altrove.
Intervista a Irene Dionisio

Leonardo Gregorio


«Noi crediamo».
Conversazione con Massimo D'Anolfi

Michele Sardone


Dei cambiamenti del corpo. Conversazione con Xander Robin

Beatrice Fiorentino, Cinzia Giordano


LO STATO DELLE COSE


Lav Diaz o i colori del lutto

Alessandro Cappabianca


Tra profanazioni e re-incantamenti: 
la ninnananna sul mistero doloroso
di Lav Diaz

Pietro Masciullo


The Woman who left

Mariangela Sansone

 

Infinitizzare il finito

Cecilia Ermini


Franco Piavoli.
Il corpo filmico è il corpo umano

Mariangela Sansone


Automation Wang Bing

Valentina Dell'Aquila


Monte: Sinfonia Rumorista

Giulio Vicinelli


L'infinita fabbrica dei simulacri di potere

Carmen Albergo


(P)ossessioni e resistenze.
Intervista a Federica di Giacomo

Leonardo Gregorio


INCHIOSTRO DI KINE


Paul Schrader
Il cinema della trascendenza

Leonardo Gregorio


DELLA SERIE


Appunti per The OA

Luigi Abiusi


SCREAMADELICA


I dischi del 2016

AA. VV.

Paul Schrader - Il cinema della trascendenza

Leonardo Gregorio

altNel 1972, ventiseienne, riadattando la sua tesi di laurea alla UCLA, pubblica il saggio Trascendental Style in Film, tradotto in Italia trent’anni dopo dall’editore Donzelli: Il trascendente nel cinema. Ozu. Bresson, Dreyer. E nel segno di tre maestri, Paul Schrader intenderà e farà cinema. Certamente non come la banale applicazione dei modelli studiati e amati; si tratterà, piuttosto, di una tensione forte, costante, tanto assoluta quanto necessariamente contaminata, aperta, dentro le sue immagini e le sue storie, dall’American New Wave a oggi. Una tensione non esteriore ma, per così dire, “esistenziale”, perfino osteggiata, ridicolizzata, rifiutata da alcuni suoi produttori.








Nato nel 1946 a Grand Rapids, in Michigan, Schrader subirà una severa educazione calvinista che gli vieterà a lungo, tra le altre cose, di entrare in una sala cinematografica. Solo a 17 anni, infatti, vedrà il suo primo film. E «l’assenza di un immaginario filmico legato all’infanzia e alla adolescenza spiega, secondo lo stesso Schrader, il suo approccio al cinema, che è di natura essenzialmente intellettuale e che lo spinge a diventare un critico e un teorico prima di passare alla sceneggiatura e poi alla regia» (p. 9), scrive Salvatore Piscicelli nella sua prefazione al volume curato da Alberto Castellano, Paul Schrader. Il cinema della trascendenza (Mimesis).

Inizierà, dunque, dall’attività critica e saggistica, Schrader, grazie anche a una figura per lui fondamentale come Pauline Kael. Passerà poi, dal 1975, da solo o affiancato da altri, a scrivere sceneggiature di film che lasceranno segni decisivi tra la storia del cinema e le forme dell’immaginario: pensiamo a Yakuza, con suo fratello Leonard, per Sidney Pollack; a Complesso di colpa per Brian De Palma; a Mosquito Coast per Peter Weir; e, soprattutto, a Taxi Driver, Toro scatenato, L’ultima tentazione di Cristo e Al di là della vita per Martin Scorsese. Esordirà dietro la macchina da presa nel 1977 con Tuta blu e, nell’arco di quarant’anni, dirigerà opere come Hardcore, American Gigolo, Il bacio della pantera (remake del film di Jacques Tourneur), Mishima, Affliction, Autofocus, Adam Resurrected, The Canyons. Per marzo 2017, inoltre, è prevista la distribuzione italiana del suo ventesimo film di fiction, Dog Eat Dog, con Nicolas Cage e Willem Dafoe, tratto dall’omonimo romanzo di Edward Bunker.

Un cineasta complesso, radicale, innovatore, spiazzante, discontinuo, divisivo. Problematico. Aspetti che nel volume curato da Castellano vengono analizzati da un ampio ventaglio, anche generazionale, di autori chiamati a partecipare con i loro contributi: Gino Frezza, Alessandro Canadè, Massimo Causo, Mariangela Sansone, Roberto e Silvana Silvestri, Fabio Zanello, Bruno Roberti, Arianna Pagliara ed altri. Perché, se il titolo del libro richiama il territorio teorico che accoglie i vari saggi, poi, quello tra le pagine è un movimento che è, insieme, centripeto e centrifugo rispetto all’oggetto di studio. E, in effetti, come rimarca, il curatore, «quasi tutti gli scritti hanno in comune una riflessione o comunque un’intuizione interpretativa sull’uso/presenza del corpo nell’opera di Schrader. I corpi […] sono l’involucro, di volta in volta seducente, respingente o anonimo, di un’interiorità complessa. […] i corpi dei protagonisti dei film di Schrader sembrano la tangibilità dell’incorporeo, la materializzazione del trascendente» (p. 17). A loro, a questi corpi, al loro vissuto, il regista consegna il peso delle proprie ossessioni, ritornanti e irrisolte di film in film. E se, da una parte, accade anche che vi siano sovrapposizioni e raddoppiamenti interpretativi tra alcuni saggi, certe ridondanze che allentano il discorso, dall’altra, invece, diventano molto interessanti certi spazi in cui gli scritti producono, tra loro, contraddizioni, coincidenze mancate, spiragli e accensioni. Sono soprattutto questi spazi incerti a restituire l’impossibilità di un quadro totalizzante o di un itinerario “evolutivo”; come se qui, quasi paradossalmente, si andasse a rivelare, a spalancare, quella «specie di vertigine, di sporgersi sul vuoto delle immagini» che è nel cinema di Schrader, come rileva acutamente Bruno Roberti (p. 73).

Non è tanto, o meglio non solo, allora, un ritratto complessivo ad emergere in questo libro (e trovano luogo anche l’attenzione alla parte musicale dei film di Schrader, su cui scrive Fabio Maiello; mentre Gino Frezza si concentra in particolar modo sullo Schrader sceneggiatore). Piuttosto, le intersezioni tra biografia, formazione culturale, riflessione teorica e pratica cinematografica, dallo script alla macchina da presa, al set, alla messa in scena, ai personaggi, finiscono qui per creare una geografia critica mobile e permeabile al mondo dell’«eroe schraderiano, un personaggio irrimediabilmente scisso tra rimandi spirituali e ragioni del desiderio. Ma soprattutto abitato da una sostanziale impotenza impostagli dal convulso e incontrollabile discorso dei suoi fantasmi interiori» (Corrado Morra, p. 68).
Sono corpi e sono fantasmi, quelli del suo cinema. Attraversano il suo mondo. E forse, è uno dei saggi più belli del libro, quello firmato da Fabrizio Denunzio e dedicato alla “trilogia porno” del regista statunitense (Hardcore, Autofocus, The Canyons), «“trilogia” critica sul destino della sessualità occidentale» (p. 33), a ridefinirlo, indirettamente, incidentalmente, sotto un’altra luce, in un percorso teorico che, dal processo di civilizzazione occidentale, arriva alle figure di padri e figli nei film di Schrader. Fino ai canyons della visione e del vivere. Fino alla fine del cinema.


Filmografia

Al di là della vita (Bringing Out the Dead) (Martin Scorsese 1999)

Complesso di colpa (Obsession) (Brian De Palma 1976)

L’ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ) (Martin Scorsese 1988)

Mosquito Coast (The Mosquito Coast) (Peter Weir 1986)

Taxi Driver (Martin Scorsese 1976)

Toro scatenato (Raging Bull) (Martin Scorsese 1980)

Yakuza (The Yakuza) (Sidney Pollack 1974)


Filmografia di Paul Schrader

Tuta blu (Blue Collar) (1978)

Hardcore (1979)

American Gigolo (1980)

Il bacio della pantera (Cat People) (1982)

Mishima: Una vita in quattro capitoli (Mishima: A Life in Four Chapters) (1985)

Affliction (1997)

Adam Resurrected (2008)

The Canyons (2013)

Auto Focus (2002)

Dog Eat Dog (2016)





Titolo: Paul Schrader
Anno: 2016
Durata: 202 pagine

Genere: SAGGIO
Specifiche tecniche: 18,00 euro

Produzione: Mimesis Edizioni (collana Cinema)
Regia: Alberto Castellano (a cura di)


Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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