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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Cose mai viste

Ghezzianamente: sezione dedicata al cinema d'autore, visioni d'avanguardia, poetiche, demiurgiche, provenienti da regioni disparate (spesso periferiche) del pianeta, che non vengono distribuite in Italia.

Ella Maillart – Double Journey

Leonardo Gregorio

alt«Mar Nero, 22 giugno 1939. Cara mamma, sul mare fa freddo ed è grigio. È cosi bello viaggiare lentamente e vedere l’Europa trasformarsi impercettibilmente in Oriente». La voce è quella di Irène Jacob, i pensieri, gli occhi, il tempo, la vita, sono della ginevrina Ella Maillart (1903-1997), chiamata “Kini”, partita su una Ford Cabriolet quell’estate insieme svizzero-tedesca Annemarie Schwarzenbach – un’amicizia forte, anche difficile, con la zurighese che forse nutriva anche qualcos’altro, un bisogno soprattutto – alla volta dell’Est.

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Ananke

Nicola Curzio

alt

Così immediate le rovine
Da assomigliare alla certezza dell’amore.

(Vladimir Holan)





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Haemoo

Valentina Dell'Aquila

altQuale peso incunea i sensi sino allo sgretolamento? E quale l'elettricità che scossa, squassa e conclude macerando?
In Haemoo le forme umane si brutalizzano catatoniche, precipitano in una perdita di coscienza, rovesciano in abusi di sangue. Nei muscoli una paralisi malata, nel cuore un moltiplicarsi di crepe: si attraversa il disordine e si giunge all'immondo. Diretto da Shim Sung-bo, basato sulla strage del 2001 della Taechangho, il film registra la traversata verso la Corea del Sud di un equipaggio di pescatori alle prese col trasporto, e la conseguente morte per asfissia di 25 immigrati.

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Arianna. L'isola dell'abbandono

Vanna Carlucci

altSembra quasi di non vederla Arianna mentre vaga per le strade di un’isola lontana, assente nella mappatura geografica del mondo. Sembra quasi il fantasma (e lo è) di un mito che rievoca il suo nome - Arianna -, anima perduta in una ferita che torna continuamente a sanguinare.

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I primi sulla Luna

Michele Sardone

È difficile resistere alla tentazione di contrapporre all'attuale fantasmagoria di film di fantascienza un mockumentary di Fedorchenko di dieci anni fa, Primi sulla Luna: contrapposizione che vedrebbe da una parte la seriosità dei blockbuster (troppo costosi per non prendersi, appunto, sul serio) e la leggerezza di un piccolo capolavoro ironico (di un'ironia tutta “sovietica”, mista a cinismo e sentore di morte).

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It Follows

Vincenzo Martino

alt«Pareva di muovere in un mondo di fantasmi / E di sentir me stesso l'ombra di un sogno» (Alfred Tennyson)






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No no sleep

Gemma Adesso

È una ricerca espressiva sempre più radicale quella del cinema di Tsai Ming Liang che fa della lontananza il centro focale della visione. Lontananza dal grande schermo, mantenendo una promessa che aveva fatto sobbalzare qualche anno fa, e dai contesti originari ai quali sorprendentemente ritorna.



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Jauja

Luca Romano

alt«Sei un uomo? Io credo di sì». Jauja di Lisandro Alonso è la ricerca che parte da questa domanda, come ritaglio di forme che cercando, si perdono nel paesaggio «Dove stai andando? È lontano?» la risposta non può che essere non lo so, per la natura stessa della ricerca, così come il credo di sì non può che essere dubitante, sfumato nel paesaggio stesso, materia priva di sostanza, eterea, onirica.

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Alleluia

Matteo Marelli

altCominciamo dalla fine. La didascalia conclusiva che compare nei titoli di coda di Alleluia ci informa che quello che abbiamo visto è «Liberamente ispirato alla storia vera di Martha Beck e Raymond Fernandez» celebrati dalle pagine di cronaca nera come i “killers della luna di miele” o “gli assassini dei cuori solitari”: «due amanti – come li racconta Márquez negli Scritti costieri – che forse, durante il fidanzamento, non sfogliavano nostalgiche margherite come i protagonisti dei romanzi romantici, ma scaricavano un mitra contro le pareti di casa ripetendo il classico ritornello: “M'ama, non m'ama...”» (Márquez 1998).

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Métamorphoses

Gianfranco Costantiello

altLe immagini favolose di Métamorphoses di Christophe Honoré godono di un’aura fortemente cinematografica poiché, come ci ricorda Pavese per bocca di Leucotea, gli dèi non sono altro che il luogo, la solitudine e il tempo che passa; e, dopotutto, cos’altro mostra il cinema se non l’apparire dell’essente non come essere ma come divenire?

 

 

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Ain’t Them Bodies Saints

Leonardo Gregorio

altDa qualche parte nel Texas, in un tempo sospeso, anni Settanta probabilmente. Ruth e Bob (Rooney Mara e Casey Affleck) avanzano in un quadro pittorico perfetto, simmetrico. Le fronti a sfiorarsi, i passi di un’unica cadenza, e i poliziotti, uno per ciascuno di loro, a dividere le loro strade. Perché il crimine, tra Ruth e Bob, non è un mero dettaglio. Si sono arresi dopo un conflitto a fuoco con la polizia che ha ucciso il loro compagno, mentre Ruth ha ferito un agente (Ben Foster): Bob si prenderà tutta la colpa, la sua donna è incinta, ma tornerà da lei – le assicura –«Aspettami e basta, va bene?», le dice prima di essere separati chissà per quanto.  Il sentimento d’attesa pervaderà tutto.

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Knight of Cups

Lorenzo Esposito

altLa grande illusione

 

Per chi decide di percorrere il Sunset Boulevard in tutta la sua lunghezza, da Downtown fino all’Oceano, all’apparenza di un andare morbidamente oscillatorio – un mondo parallelo dove si susseguono a perdifiato quartieri opposti e cangianti, grandi come città che sembrano appartenere a universi agli antipodi – dovrà lentamente rivedere la prima impressione e fare i conti, al contrario, con l’incanto inerte di una memoria troppo solida per essere vera. Qui piuttosto comincia la discesa nel vuoto, qui si dipana una malinconia lontana, con nel fondo un tramonto bruciante, di altrettanto intatta avvilente bellezza.

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Fort Buchanan

Nicola Curzio

alt«Il y a le stable et l’instable, l’immobilité et le changement» (Eric Rohmer)




 


 

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A Girl Walks Home Alone at Night

Vanna Carlucci

alt«La lunga notte piena degli inganni delle varie immagini.»
(Canti Orfici, Dino Campana)





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Starry Eyes

Vincenzo Martino

alt«Hai paura di tuffarti nella sorgente plasmatica. Hai paura di essere distrutta e ricreata, vero? E scommetto che pensi di averla risvegliata tu la mia carne? Ma tu della carne conosci solo i precisi canoni della società; non riesci a penetrare le antiche paure, il terrore malsano della carne. Bevi a gran sorsate. O rinuncia. [...] Parlo della penetrazione oltre il velo della carne».
(Seth Brundle, La Mosca)

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Boxing Gym

Michele Sardone

Nel prefilmico di Boxing Gym sembra esserci una domanda: come funziona una palestra? Domanda che di volta in volta può essere declinata, nella cinematografia di Wiseman, a seconda del luogo in esame nel film – un manicomio, una caserma, un grande magazzino, una palestra, un'università. Luogo che fatalmente, durante la visione, riconosciamo come eminentemente cinematografico (quanti film abbiamo visto ambientati in un manicomio o in una caserma, in un'università...), tant'è che la domanda di partenza diventa: come funziona questo luogo chiamato cinema?

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Les enfants de la nuit

Gemma Adesso

«Viva il soldato che disubbidisce a un ordine criminale».
(Anatole France)


Quando la disubbidienza ostinata e silenziosa si oppone all’ovvietà della Storia rischia la resa inevitabile a uno sconosciuto destino o l’incontro tra le rovine al centro della terra.

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Je Suis Simone (La Condition Ouvriere)

Luca Romano

altCos'è Simone Weil? Comprenderne l'essenza non è un comprenderne lo spazio interiore, è arrivare ad una possibilità di “cosificare” il soggetto. Capire chi è Simone non è sufficiente, bisogna arrivare a capire cos'è. È la ripetitività del ritmo: gli attimi di silenzio tra i singoli rumori che si alternano.





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Hyperion

Matteo Marelli

altIl vero viaggio di scoperta
non consiste nel trovare nuove terre,
ma nell'avere nuovi occhi
Marcel Proust








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Penultimo paesaggio

Gianfranco Costantiello

altParigi, un piccolo appartamento, un uomo e una donna.

«Nella bocca che vuole da
un’altra bocca
il miele che nessuna estate può
maturare […]
Nell’angoscia dei corpi
che non si trovano
Urta, tardi.»

(Yves Bonnefoy)

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Bird People

Leonardo Gregorio

Bird People fa dello spazio, dell’umanità, dell’assenza, l’inquadratura da cercare, una relazione da individuare, una geometria possibile, la parola e il gesto da trovare tra silenzi e voci di sottofondo, in mezzo a pensieri che scivolano come flussi, fiumi di dati su computer, cellulari, sugli schermi perennemente  connessi.

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Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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